Jacovitti in giallo
Scheda
volume:
Jacovitti
in Giallo - Polizieschi, noir e hard-boiled del più surreale umorista italiano
Autore: Benito Jacovitti (a cura di Gianni Brunoro)
Prezzo 18 euro
http://www.stampalternativa.it/libri.php?id=88-7226-823-0
Bellissimo,
questo volume edito in brossura rilegata da Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri e
dedicato interamente all’estro vulcanico di Benito “Jac” Jacovitti e alle
sue creazioni ruotanti attorno all’universo del “giallo”. Non il colore,
come la copertina riccamente pitturata potrebbe scherzosamente far supporre, ma
il mystery, la storia di suspense,
omicidi e tensione. Genere che Jacovitti, già maestro nelle caricature
iperrealistiche degli stereotipi western, affronta con la stessa (pre)disposizione
all’immaginario e con la stessa fantastica libertà creativa. Con Jacovitti,
il giallo non è certo cartesiano come quello di Conan Doyle né pitagorico come
quello della Christie; no, con Jacovitti siamo più dalle parti di Picasso, il
che vuole dire tutto e niente. La matematica, il calcolo, la deduzione e
l’induzione, innanzitutto, non ci azzeccano un fico secco con il disegnatore
abruzzese; altro che ferreo decalogo alla Van Dine, qui siamo pienamente dentro Guernica,
bizzarramente destrutturati, disarticolati e poi ricostruiti (a suo gusto e
piacere) alla pari dei personaggi dei suoi quadrofumetti.
Jacovitti si diverte e ci diverte, lasciando il “nero” e il “tosto” (ma
non, di essi, il cinismo disincantato e il grottesco) fuori pagina e fuori
campo, invasi invece dalle sue stralunerie così sempre uguali e così sempre
diverse: salamofalli, arti e mozziconi umani pronti a emergere dai posti più
impensati (e che predilezione per i tombini!), ossa brulicanti e bruchi ossuti,
bocconcini di galline e animalistica varia, e via dicendo. Come i paesaggi di
frontiera, anche i ghetti e le metropoli jacovittiane sono rappresentazioni
fenomeniche della personalissima fantasia dell’autore, lussureggiante di fauna
umana scombiccherata, spumeggiante di intuizioni
trasognate. Con l’omaggio al noir e all’hard boiled,
Jacovitti può dare libero sfogo al suo esasperato horror vacui esistenziale, saturando ogni piè sospinto la trama di
caratteri e situazioni imprevedibili e la vignetta di feticci personali e di
balloon maledettamente logorroici. Ma nel caso di Jacovitti non c’è nemmeno
vero omaggio né, apparentemente, vera consapevolezza (in realtà, a bene
guardare, c’è ma è abilmente nascosta dalla patina di cialtroneria e di
sregolatezza tipiche dell’autore di Termoli): così, il bianco e nero si
alterna al colore, le vignette cambiano formato a ogni svoltar di pagina (ma i
bordi sono rigidamente chiusi), le pause digressive o i silenzi precedono o
susseguono pingui strofeggiamenti, momenti di stanca vanno di pari passo a
repentini sbalzi di umore e di azione…
Del
resto, chi vorrebbe mai catalogare, se fosse poi mai possibile, l’universo
Jacovitti? Meglio lasciar perdere, se non si comprende, o, in alternativa,
abbandonarsi alla liquidità di una pagina che si sfalda e si ricostruisce di
continuo in un perpetuo vivere/esistere/morire (perché – attenzione! – si
muore, e anche violentemente [sparatorie, accoltellamenti, mitragliate, colpi
bassi, risse feroci, supercazzotti a raffica, in Jacovitti, così come nel mondo
reale]/rinascere.
Introdotti brillantemente dalla prosa colta e articolata di Gianni Brunoro, che
chiosa per pratica ed esperienza sull’universo Jacovitti meglio di quanto stia
facendo io adesso, sette racconti (ma li dovremmo chiamare racconti quando lo
stesso Jac scrive nell’intestazione “un parazumparappappà di Jacovitti”?),
più o meno lunghi e con le sue più importanti creazioni (Tom Ficcanaso, Jak
Mandolino, Cip, Pippo, Zagar, Gionni Chitarra,…), completano il prezioso
volume, non il primo né l’unico dedicato da Stampa Alternativa a questo
nostro grandissimo Doré “dei poveri”. Dei poveri e degli sfigati, dei
perdenti e degli umili da lui umilmente amati e disegnati, e non tanto per una
(tutta da presumere prima ancora che da dimostrare) povertà artistica
dell’autore.
Roberto Donati
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