Mr.
Natural
Scheda
volume:
Mr.
Natural
Autore:
Robert Crumb
Editore:
Stampa Alternativa
Prezzo:
8 euro
http://www.stampalternativa.it/libri.php?id=88-7226-812-5
Tradotte per la prima
volta in edizione italiana – da Stampa Alternativa in un volume in brossura a
grande formato che rende giustizia tanto al gusto del dettaglio di Crumb quanto
al suo irriverente universo cosmico ‘in espansione’ – le storie di Mr.
Natural rappresentano lo specchio critico della (cattiva) coscienza americana.
Intuitivo nel suo approccio ironico alla materia raccontata, Crumb, fumettista underground
per antonomasia, provoca ancora, a quarant’anni circa dalla prima comparsa di
questo personaggio, ilarità, sconcerto e riflessione.
Probabile versione senile di quel Yellow
Kid di Outcault che sta alle fondamenta del genere fumetto, il Mr. Natural
di Crumb indossa la medesima tunica gialla e ha la stessa, comprensibile
saccenza dell’infante presuntuoso: è il mondo esterno, del resto, che gliela
impone, preda com’è del disagio esistenziale della più totale inadeguatezza.
Debitore dei fermenti culturali del tempo – la beat
generation dietro l’angolo, l’esperienza allucinogena, la rivoluzione
sessuale in fieri, la protoemancipazione femminile, il dibattito
cultural-politico sui concetti di amore, guerra e pace – lo stile e
l’ideologia di Crumb non si stemperano nel macchiettismo figurativo e non
annegano nella falsa retorica, anche quando usata al secondo grado: forse da qui
nascono tutti gli sprovveduti fraintendimenti sulla sua poetica, giudicata di
volta in volta blasfema, pornografica, non-artistica.
L’irriverenza di Crumb, semmai, è quantificabile nel suo giudizio, peraltro
distaccato e satirico, sull’essere umano, sul mondo tutto, sui concetti
concreti/astratti con cui vogliamo regolare e dare un senso alle nostre
esistenze: “ridicolo”, esattamente le ultime parole proferite da Mr. Natural
in questo volume antologico.
Mezzo santone mezzo profeta in grado di testimoniare e rivelare
l’imbarbarimento del gusto attraverso una dialettica profana e salace, Mr.
Natural si dibatte come un pesce dentro l’acqua in questo mondo stupido e
cialtrone, già collassato (anche se nessuno sembra essersene accorto) e in
attesa di chissà quali risposte, in assenza delle quali qualsiasi vecchietto
canuto e barbuto dall’aria sapiente e dalla lingua naturalmente lunga va bene
come palliativo. Investito di cotanto ruolo, (auto?)proclamato guru di
un’umanità becera e invadente, Mr. Natural ostenta la sua schiettezza (la
‘naturalezza’ del suo nome di battesimo) con fare beffardo e sempre più
consapevole: finisce così per dispensare pillole di saggezze e calcioni nel
fondoschiena in egual misura, nascondendo bene la bontà d’animo e la paternità
dietro una scorza da cinico e burbero viveur.
Il contraltare di Mr. Natural è Flakey Foont, wasp
giovane e imbelle che non sa placare le proprie angosce esistenziali e sa fare
affidamento soltanto alla lucida follia di Mr. Natural (che peraltro spesso non
comprende), un “vecchio Holden” tornato da Urano dove forse in gioventù se
ne era sparito per cercare di arrabattare alla bell’e meglio i cocci di questa
sua/nostra disperata e disperante umanità.
Testimone impassibile di
un’America folle e timorosa, isolata e
impreparata all’(im)permanenza terrena di ogni specie vivente, Mr. Natural
supera il trascendente e fa incontri di ogni tipo: Crumb, che non specula mai
sul suo ruolo di artista, lo fa morire travolto dalla macchina nera del destino
per mandarlo direttamente al cospetto di Dio, il quale è tutto fiero di
mostrare la perfezione e la normalità del suo angolo di Paradiso. Ma la logica
razional-surreale di Mr. Natural, incarnazione delle contraddizioni del tempo (e
di più: dell’eterna insoddisfazione umana), non può arretrare nemmeno di
fronte all’Onnipotente e gli fa dire: “è un po’ sdolcinato, se vuoi
sapere!”. Al che, Dio, titubante e ferito nel profondo nonché incapace di
contrastarlo, lo rispedisce al mittente, in mezzo all’idiozia degli esseri
umani che ha creato e di cui, forse, non sa più che farsene. Ecco, se mai,
tutta la blasfemia di Crumb risiede qui: nella consapevolezza che non ci possono
essere dogmi se non quelli, vicendevolmente fruttiferi, dell’ironia e della
libertà. Del resto, come giudicare blasfemo un autore il cui personaggio
finisce anche all’inferno e, uscitone, promette di fare il bravo e decanta
addirittura, sia pure nella sua maniera rude e bizzarra, sperticate lodi a Dio.
Le vignette di Crumb – ora brevissimi ora capaci di improvvisare ministorie -
hanno la stessa forza dirompente dei deliri e dei non-nessi burroughsiani;
trovarne un senso filosofico significherebbe tradire l’ideologia di un autore
che prima di tutto non ha fatto altro, così mi pare, che divertirsi e impiegare
il proprio tempo per costruire un universo al contempo realistico e buffonesco,
un circo felliniano che ruota e ruota attorno a sé stesso e si basta da solo
per esistere, una (ir)ridente marionetta disarticolata, la stessa che campeggia
in quarta di copertina di questo volume, che aspetta la pazienza di un autore, o
di un lettore, per animarsi e cantarcela tutta, la sua bonaria spocchia e la sua
saggezza travestita.
Roberto
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