In quasi tutti i film la psicologia dei personaggi
(indicata come socio-comportamentale quando implica una deviazione nei
comportamenti di un individuo rispetto alle consuete norme sociali e nonsolo,
quindi, in ambito privato o semi-privato), gioca un ruolo fondamentale. Dunque,
ad un primo esame, ci si rende subito conto che gli abituali riferimenti di
molta critica alla “carne” e alle “mutazioni fisiche” nel cinema di
cronenberghiano, pur essendo indubbiamente presenti nel film del regista
canadese, sono corollario ad un sostrato ben più presente e importante. 3. Il sostrato cronenberghiano. Questo sostrato comune a quasi tutto il cinema di David
Cronenberg è dunque esprimibile col sostantivo “Alterazione”, il più delle
volte una sorta di deviazione di tipo psicologico, che può accompagnarsi o
essere dovuta a mutazioni fisiche. In altri casi però il concetto di
alterazione tocca corde diverse. Con Il demone sotto la pelle il cinema di
Cronenberg si fa più commerciale nello stile e nei mezzi, ma non rinuncia
comunque alla rappresentazione deisuoi temi. Torna subito, e con prepotenza,
l’elemento sessuale, che qui rappresenta lo sfogo sociale esasperato
dell’alterazione comportamentale dei personaggi. Torna poi l’elemento fisico
(questa volta molto più organico dei cosmetici), mettendo in scena dei
parassiti da inoculare negli esseri umani a scopi terapeutici, che risultano però
estremamente fallimentari. Il comportamento ninfomane causato da questi
fallimenti è dunque l’alterazione alla base del film. Ancora una volta
Croneneberg cerca di accentuare il tutto costruendo intorno ai personaggi un
ambiente ovattato (le “Starliner Towers”, dove si svolge la vicenda, sono
luoghi di confort e tranquillità), ma il maggior realismo ambientale non
permette al regista di spingere molto su quest’aspetto. Ciò non toglie che
gli obiettivi tematici siano comunque stati raggiunti e, anzi, grazie al finale
“radiofonico”, resi estremamente agghiaccianti. Fast company è un corpo in gran parte estraneo nel cinema di
Cronenberg. Racconta di gara automobilistiche e, verso la fine, mostra un
incidente. Per l’importanza che viene ad assumere per i personaggi del film
(come l’assume, in modo malato, in Crash), l’automobile costituisce
una sorta di appendice fisco-mentale per personaggi e, seppure in maniera più
comune, Fast company rientra in quella categoria di film cronenberghiani
(non solo Crash, ma anche Il pasto nudo e Videodrome) in
cui, per dirla con le parole di Serge Grunberg, si descrive il
“divenire-macchina dei corpi”. Tuttavia questa mutazione è tale
(fisicamente o psicologicamente), solo negli altri film citati, mentre qui è più
un “male ambientale” (l’ambiente delle corse e della velocità), quasi un
tragico vizio del gioco, ma non implica in senso stretto un’alterazione come
la si registra in tutti gli altri film. Pertanto, Fast company, non è un
film da cui emerge il sostrato cronenberghiano. In Scanners l’aterazione psichica è data dal
potere innato degli scanners e, tematicamente, ci riporta alla materia già
affrontata da Cronenberg in Stereo. Questa volta però, dismessi i panni
del cinema sperimentale e indossati quelli di una cinematografia più
conciliabile col pubblico, Cronenberg accentua il tema dell’alterazione,
sviluppando in uno dei due protagonisti una vera e propria megalomania che lo
porta a desiderare di conquistare il mondo. Il finale è una inaspettata
apertura all’ottimismo, che tuttavia non smorza minimamente la drammaticità
che il tema dell’alterazione, anche qui, non manca d’avere. Con La mosca, remake di L’esperimento del
dottor K. (1958) di Kurt Neumann, l’horror e il melodramma si fondo
all’unisono. Anzi, l’horror diventa una scusa per veicolare sempre di più
lo spettatore verso il melodramma. Del resto le alterazioni psicologiche si
adattano facilmente al melò (pensiamo a quante se ne trovano nei personaggi di
Sirk o Fassbinder), ma Croneneberg riesce ancora una volta a rendere il tutto
essenzialmente emblematico e personale. La storia è una sorta di Bella e la
bestia reso ancora più inquietante dal fatto che la bestia più diventa
bestia e più subisce una alterazione caratterialein negativo, mentre la bella
non può far altro che subire, più o meno passivamente, quel che accade. Il
tasto del melodramma è particolarmente premuto nel finale, anche se la
mostruosità della scena non ne favorisce il completo e perfetto sviscerarsi. Ma
questo non è affatto un limite del film, anzi, rappresenta una dote di
Croneberg, il quale riesce a piegare regole abbastanza ferree alle proprie
necessità, al proprio modo di vedere e voler mostrare il dolore insito in tutte
le alterazioni psicologiche a cui ha dato voce e, indubbiamente, forma. Inseparabili, raccontando la storia di due gemelli uniti quasi
morbosamente e, alla fine, separati da una donna e dalla decadenza psichica di
uno dei due (a causa dell’uso di sostanze stupefacenti), potrebbe anch’esso
diventare un melodramma, forse molto
più tradizionale di La mosca. Invece Inseparabili è un film che,
su questo piano, si rivela piuttosto trattenuto. L’originalità di Cronenberg
chiede ancora una volta ragione delle proprie capacità e passando attraverso un
mezzo abbastanza comune di alterazione – la droga – riesce a darle forma in
modo estremamente originale. Il legame che intercorre tra il tema del doppio, la
sottile morbosità del rapporto tra i due gemelli, e l’ambiguità di un
carattere che si sgretola (il fratello che abusa della droga altera la sua mente
già abbastanza deviata nella sua condizione di “normalità”), illustrano in
modo efficacemente complesso il tema dell’alterazione. Il pasto nudo, dall’omonimo romanzo di William S. Burroughs, è una
svolta per Cronenberg. Se già Inseparabili è un compiuto esempio di
film al confine tra “genere” e ”cinema d’essai”, qui lo sconfinamento
è pienamente avvenuto. È vero che abbiamo a che fare con personaggi vagamente
chandleriani, ma tutto è estremamente allucinato e distorto dalla lente mentale
di Burroughs. Cronenberg quindi, una volta tanto, non altera tanto la psiche
diun o o più personaggi, ma tutto quanto sta intorno, piegando però in tal
modo la percezione della realtà dei suoi personaggi e quindi, in un certo
senso, anche la loro psiche. Per quando quindi sia un film anomalo sotto molto
punti di vista, a differenza di una vera nomalia come Fast Company, Il
pasto nudo rientra pienamente nell’idea del sostrato che andiamo
ricercando nel cinema del regista canadese. Tra l’altro qui si esplica
pienamente quel concetto del “divenire-macchina dei corpi” a cui s’è già
accennato parlando di Fast Company, ma che in quel caso era più un fatto
esteriore che interiore (là l’auto è una estensione mentale del corpo del
guidatore, qui il protagonista è appendice della sua macchina per scrivere in
maniera decisamente più fisica, come anche il protagonista di Videodrome lo
è della televisione). In Crash il protagonista, grazie ad un incidente
stradale, arriva ad associare il piacere sessuale agli scontri automobilisti e
al rischio mortale insito negli stessi. Da questo se ne deduce una evidente
deviazione, e quindi una nuova descrizione dell’alterazione di un normale
comportamente umano. Crash è forse il film che più di altri,
affrontando uno dei cardini delle tematiche cine-psicologico-freundiane (cioè
il sesso), compie un vero e proprio viaggio dentro una alterazione della psiche
umana, senza avere quasi la necessità di una trama vera e propria, ma
compiendo, quasi in un flusso di coscienza, un percoso senza soluzioni di
continuità tra i meandri del piacere e della morte, normalmente distinti nella
mente umana, ma questa volta variamente amalgamati. Ne esce un film avvolgente,
conturbante e sinistramente disturbante, al punto tale che potrebbe essere
considerato come l’apice del cinema cronenberghiano, nel senso di un massimo
qualitativo nella messa in scena del sostrato cronenberghiano. eXistenZ,
per certi aspetti, è quasi un ritorno alle origini per Cronenberg. Infatti, per
la presenza nei corpi umani delle bio-porte, e quindi di una mutazione fisica, eXistenZ
ricorda titoli come Rabid o Videodrome. La carne ha nuovamente un
ruolo di grande evidenza, finendo inevitabilmente
con l’influire sulla psiche. Del resto, una società in cui è logico il modo
di giocare e di entrare nel gioco così com’è descritto in eXistenZ,
è necessariamente una società futura il cui rapporto con la realtà ha subito
un’alterazione. Un’alterazione fisica e psico-sociale è dunque alla base di
un film in cui la realtà stessa è alterata al punto tale che non sempre nel
film è chiaramente distinguibile il vero dal gioco. eXistenZ diventa così
un film in cui le tre alterazioni a cui s’è finora accennato - quelle
fisiche, quelle psichiche e quelle della realtà – trovano tutte e tre terreno
fertile. A non strappare a Crash il primato di film più cronenberghiano
rimane il fatto che non tutte queste alterazioni vengono affrontate ed esaminate
allo stesso livello di profondità. A history of
violence, fra tutti i film di Cronenberg è
quello che, maggiormente, servendosi di una storia privata, vuole parlare della
violenza come fatto sociale e quindi collettivo. Eppure, pur in una confezione
di alto livello, il film pecca proprio nei contenuti. La sceneggiatura è troppo
semplicistica e, tolto il protagonista e il suo primo antagonista, tutti gli
altri personaggi sono prevedibili (e a tratti, come nel caso del fratello del
protagonista, involontariamente ridicoli). C’è poca carne (questa volta in
senso metaforico) sul fuoco, perciò il discorso di Cronenebrg finisce coll’essere
parziale. A history of violence è sicuramente un film cronenberghiano,
poiché descrive una normalità che viene devastata, e dunque pesantemente
alterata, da elementi estranei, ma la ricerca psicologica e sociale è
elementare, e non ha nemmeno lontanamente la capacità di catturare e
affascinare come accade in Crash che, ancora una volta, a tutt’oggi, si
dimostra il film più “in stato di grazia” di Cronenberg, perché è
senz’altro il più sottilmente cronenberghiano. Sergio Gatti
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