STORIE DI FANTASMI GIAPPONESI: SPETTRI E SPIRITI
DEL FOLKLORE NIPPONICO
Una retrospettiva in 8 film.
Al Future Film Festival dal 18 al 22 gennaio 2006
Il Future Film
Festival, nella sua annuale esplorazione della storia del fantastico e degli
effetti speciali, rende quest’anno omaggio alla ricchissima tradizione
giapponese del cinema di fantasmi e spiriti, alla ricerca delle radici di film
contemporanei celeberrimi come Ring, Dark
Water o La Città Incantata.
Da un lato daremo
quindi uno sguardo agli albori del cinema horror nipponico, con film come Kaidan
Botan-doro e due celebri adattamenti della leggenda di Yotsuya
Kaidan, alla ricerca delle origini di una delle icone di fine secolo,
l’inquietante, struggente Sadako di
Ring; dall’altro esploreremo
la tradizione meno nota dei racconti orali sugli Yokai, gli spiriti delle cose e
della natura, con film come il classico Yokai
Daisenso.
Inclassificabile
risulta invece Kwaidan
di Kobayashi Masaki, opus magnum di uno dei grandi registi della storia
del cinema giapponese, a metà tra l’horror e il film d’arte, espressionista
e cromaticamente ricchissimo, un’opera che ha ispirato, tra gli altri, il Paul
Schrader di Mishima e il Kurosawa Akira di Sogni.
Non mancherà uno
sguardo al presente, con Kairo di Kurosawa Kiyoshi, capolavoro assoluto del new horror,
e
il nuovissimo Yokai Daisenso del regista cult Miike Takashi, remake
dell’omonimo film degli anni Sessanta.
I FILM DELLA
RASSEGNA
Yotsuya Kaidan (The
Yotsuya Ghost Story, 1949) di Kinoshita Keisuke
Yotsuya Kaidan (The
Yotsuya Ghost Story, 1959) di Misumi Kenji
Kwaidan (1964) di
Kobayashi Masaki
Kaidan Botan-doro (The
Bride From Hell, 1968) di Yamamoto Satsuo
Yokai Daisenso (Yokai
Monsters 1: Spook Warfare, 1969) di Kuroda Yoshiyuki
Hausu (House, 1977) di
Obayashi Nobuhiko
Kairo (Pulse, 2001) di
Kurosawa Kiyoshi
Yokai Daisenso (The
Great Yokai War, 2005)di Miike Takashi
Trame
KAIDAN
BOTAN-DORO
Durante
la tradizionale festa di O-Bon, a festa dei morti, un uomo si innamora di una
splendida fanciulla. Presto l’uomo capisce che la donna è un fantasma, e che
la loro storia lo porterà alla morte, ma l’attrazione tra i due è fatale, e
impossibile da spezzare.
Una
delle più grandi storie d’amour fou mai raccontate al cinema fantastico,
immaginifico connubio di visionarietà macabra e romanticismo fatato. Un film
commovente e inquietante, degno di stare accanto ai classici del melò
fantastico, siano essi occidentali, come Pandora o Il fantasma e la signora Muir,
o orientali, come A Chinese Ghost Story o Rouge.
YOTSUYA
KAIDAN (1949)
Il
samurai decaduto Iemon, stanco della vita da rinnegato, uccide la moglie Oiwa
per potersi risposare con una donna di famiglia ricca. Il fantasma di Oiwa
tornerà a tormentarlo a più riprese, fino a portarlo al suicidio.
Tratto
da un classico del kabuki più volte portato al cinema e diretto da uno dei più
grandi registi giapponesi di sempre, Kinoshita Keisuke, Yotsuya Kaidan è uno
dei migliori adattamenti della storia in assoluto, inesorabile nell’incedere
della tragedia e sfaccettato nel tratteggio dei personaggi, capace di
trascendere grazie allo stile gli stereotipi del racconto di fantasmi e di
elevarsi a vero e proprio racconto morale.
YOTSUYA
KAIDAN (1959)
La
ricca figlia di un proprietario terriero, Oume, si innamora del samurai Iemon, e
ne uccide a tradimento la moglie, Oiwa. Iemon è pronto a vendicarla, ma non ha
previsto l’intervento dello spettro della stessa Oiwa, decisa a farsi
giustizia da sola.
Il
grande regista d’azione Misumi Kenji, noto per le serie di Zatoichi e Lone
Wolf and Cub si misura da par suo con la leggenda di Oiwa, stravolgendone la
struttura: Iemon non è più un vile assassino, ma un eroe raggirato. Horror,
azione e melodramma si mescolano con formidabile energia, in una delle grandi
riuscite del cinema fantastico giapponese.
KWAIDAN
Quattro
storie tra il fantastico e l’orrorifico: Un uomo torna a casa dopo molti anni,
e scopre che la moglie è un fantasma; un viandante viene salvato da una
misteriosa donna delle nevi, che lo sposa a patto che lui non parli mai della
natura sovrannaturale del loro rapporto; un musicista cieco si esibisce davanti
ad una corte di spettri e lotta per la propria anima; un uomo scorge un volto
intrappolato in una tazza di tè e fa l’esperienza di trangugiare
un’anima… Diretto da Kobayashi Masaki, grande regista di film morali sui
samurai come Harakiri e L’ultimo Samurai, Kwaidan è una delle più variopinte
e mesmeriche esperienze visive che si possano fare al cinema, un’opera
monumentale ed espressionista capace di creare nuovi mondi e immagini mai viste,
tra scenografie dipinte con colori accesissimi e trucchi visivi senza tempo.
Yokai
Daisenso (1968)
Il
gigantesco demone babilonese Daimon si impossessa del corpo del governatore di
Izu. L’unico a conoscenza dello scambio d’identità è un pacifico Kappa, un
demone dell’acqua. Radunato un piccolo esercito di spiriti e demoni, il kappa
dà battaglia a Daimon per salvare il mondo.
Negli
anni del trionfo di Godzilla e dei mostri giganti, la Daiei risponde allo
strapotere della Toho con la saga degli Yokai, gli spiriti del folklore
giapponese, e dà il via ad una spettacolare rèverie in tre capitoli, tripudio
di effetti speciali, pupazzi e travestimenti dalle fogge più disparate, ingenui
ma dotati di una grazia incantata. Yokai Daisenso è il capitolo migliore della
serie, il più compatto e a suo modo poetico.
Yoka
Daisenso (2005)
Un
bambino si ritrova coinvolto suo malgrado nella guerra tra un demone
potentissimo e il bizzarro popolo degli Yokai. Sarà costretto a crescere e a
prendere decisioni fatali per proteggere se stesso e il mondo.
Delirante
e liberissimo remake del film di Kuroda del ’68, Yokai Daisenso rappresenta la
prima incursione dell’iconoclasta e feroce Miike Takashi nel cinema ad alto
budget e per famiglie. Miike lo fa ovviamente da par suo, ed imbastisce una
fiaba nera punteggiata da morti e piccoli segnali inquietanti, ma al tempo
stesso gioiosa ed anarchica come i suoi protagonisti Yokai, capaci di tramutare
una battaglia mortale in un’assurda festa catartica a base di botte ed
acrobazie. Cinema della meraviglia, senza mezzi termini.
HAUSU
Sette
ragazze vanno a passare una breve vacanza nella vecchia casa della zia di una di
loro. Ma l’edificio nasconde un oscuro segreto, e sembra vivere di vita
propria. A poco a poco le ragazze si rendono conto di essere finite in una
trappola mortale.
L’opera
più celebre di Obayashi Nobuhiko è un pastiche macabro e pieno di ghignante
humour nero che mescola l’iconografia dell’horror nipponico a base di
specchi e ciocche di capelli con i topoi del gotico occidentale sulle case
infestate. Lo stile adottato dal regista è sfrontatamente barocco, a metà tra
il cartoonesco e lo splatter, e anticipa le contaminazioni “postmoderne” del
cinema americano degli Hooper, Raimi, Gordon e Zemeckis.
KAIRO
Un
misterioso virus si sta espandendo nel mondo via internet: le persone
muoiono una ad una lasciando dietro di sé solo una macchia verde. Il
mondo si sta svuotando, rimangono solo spettri malati di solitudine che
implorano aiuto.
Vetta
del new horror post-Ringu, Kairo è il capolavoro di Kurosawa Kiyoshi, una sorta
di film catastrofico “imploso” e dominato da vuoto, girato con uno stile
ellittico e sospeso che non ha eguali nella storia del cinema.