Una ricca nobildonna inglese, eredita una sconfinata tenuta in
Australia con 2000 capi di bestiame. Quando alcuni, prepotenti,
proprietari terrieri cercano di impossessarsi dei suoi possedimenti,
cerca l'aiuto di un cow-boy, per portare il bestiame al sicuro.
Durante il loro avventuroso cammino, attraverseranno luoghi
impervi e desolati e vedranno con i propri occhi, come gli aerei
giapponesi bombardarono Darwin...
Una curiosa chiave di lettura del film...
"
Vado a letto.
Per le successive tre ore, il sonno è una faccenda stop- and- go, brevi periodi intervallati da attacchi di ansia, domande ossessive e dubbi.
Mi costringo a fare qualche flessione sulle braccia e un po' di addominali,.
Inutile.
Mi alzo, faccio una doccia calda e mi vesto con una giacca marrone, calzoni in tinta e camicia a righine.
Avventurandomi nel soggiorno scopro che non sono stato il solo ad avere una nottata intensa.
Per il mio supremo stupore, Gabriele rimane a guardarmi sul divano.
Ha studiato tutta la notte, e ora non ha sonno.
"Adesso capisco come mai tanti ragazzi vanno fuori corso"
Lui non replica.
E' troppo stanco per rispondere alle mie battute goliardiche. Del resto sta frequentando Giurisprudenza con ottimi risultati. Bravo, Gabry!
Entro in cucina.
Mi preparo un caffè.
Penso al lavoro.
Il grado mi consente di alzarmi più tardi, di operare sulle pratiche senza problemi di giurisdizione, di dare ordini quando è necessario e di scegliere i provvedimenti di cui occuparmi.
Mi ci sono voluti più di trenta anni per raggiungere questo livello di autonomia e adesso me lo godo. Probabilmente è questo il motivo per cui nessuno dell'ufficio viene a bussare alla mia porta per impartirmi ordini o lamentarsi del mio lavoro. Il grado ha i suoi privilegi.
Sono spiritoso, attento, romantico e innamorato di me.
Eppure, devo ammettere che una parte di me ha deciso che è corretto mostrare anche il rovescio della medaglia.
Ho qualcosa che non va.
E non sono difetti trascurabili.
Ho i capelli bianchi.
Lascio sollevata la tavoletta del water.
Conservo una giovanile passione per i film horror di seri B e la musica pop anni Ottanta.
Certo, non ho mogli in quattro diverse città.
Né tengo la mamma mummificata su una sedia a dondolo in soffitta.
E mi piace la Kidman!
Australiana, pelle del colore della porcellana, lineamenti perfetti e delicati, donna di indubbia bellezza, Nicole Kidman è la mia attrice preferita.
Brava come nel dolente Ritratto di signora, bella come nel cimiteriale The others, scaltra come nell'effeminato The hours con cui, mettendosi un nasone finto per essere Virginia Woolf, riuscì a vincere un Oscar.
Ho ancora nella mente lei, nel personaggio sensuale, scatenato ed a tratti demenziale di Satine (perfetta in questo ruolo di seducente cortigiana) in Mouline Rouge, che sussurra al suo partner, Ewan McGregor: "la cosa più grande che tu possa imparare è amare e lasciarti amare!".
Ormai ho raggiunto la pace dello spirito, se non proprio quella dei sensi, ma, ascoltando queste parole pronunciate così sensualmente, non posso non amare Nicole Kidman!
E ora è arrivato nella sale "Australia", un film di Baz Lurhmann, dove una splendida Nicole Kidman è Lady Sarah Ashley, una ricca nobildonna inglese, che eredita una tenuta in Australia con 2000 capi di bestiame. e inizia una relazione con un altro allevatore della zona, interpretato da Hugh Jackman.
Del suo ruolo in Australia Nicole ha detto che è stato "molto bello tornare a cavalcare e stare in mezzo a mucche e tori, anche se sono assolutamente false le voci secondo cui ho dovuto addirittura imparare a castrare un toro: non l'ho mai fatto! Per non parlare delle vesciche ai piedi e i muscoli a pezzi...."
Chiudo gli occhi, fingendo di essere il mandriano.
Sto impazzendo?
Sto cominciando a pensarlo sul serio.
Mario Pulimanti (Lido di Ostia –Roma) "
In attesa che il canadese Guy Maddin diventi noto ai più, Baz Luhrmann resta il re del postmoderno. Il suo è un cinema che non si accontenta di citare il passato ma lo fa rivivere attraverso un amalgama colorato e frastornante di stili differenti. Se Ballroom - Gara di ballo è una commedia deliziosa e Romeo + Juliet traspone un classico con geniale modernità, già Moulin Rouge evidenzia un gusto per il pastiche che eccede senza trovare una misura. Con Australia , che non ha dalla sua né la freschezza del debutto, né la bellezza dei versi di Shakespeare, e nemmeno un tessuto musicale forte e a suo modo rivoluzionario, lo stridore si amplifica e i rimandi a un cinema classico, ma anche potente, cadono nel vuoto. Insomma, Luhrmann solletica l'intelletto ma non scalda il cuore. Poco male se il racconto non ambisse invece a tutt'altro. L'intento dichiarato è infatti quello di raccontare addirittura un continente, fondendo alcune storie con la Storia. Si comincia con una fastidiosa voce fuori campo che dovrebbe essere anticamera del mito e finisce invece per schiacciare l'epopea sotto il peso della ridondanza. Un improbabile bambinello meticcio sgrana quindi gli occhioni e dà il via alla narrazione, che gioca con alcuni cliché non riuscendo però mai a dominarli: lei apparentemente fragile, lui macho e ruvido, insieme per forza nell'Outback australiano. Il copione prevede una iniziale antipatia, poi la passione, l'ineluttabile separazione e infine l'amore eterno. Tutto molto prevedibile, ma sempre efficace se condotto con un minimo di sensibilità e attenzione alle caratterizzazioni. Nella sceneggiatura, invece, le cose accadono solo perché è previsto che accadano, dai battibecchi iniziali (inutilmente sovraeccitati, ti aspetti da un momento all'altro che saltino fuori Franco e Ciccio), alla passione (perché l'ostilità si trasforma in amore? Ah, perché lei gli insegna a ballare il foxtrot dietro a un albero!), alla separazione (vivono felici e contenti ma lui di punto in bianco decide di andarsene; ah, sì, in quanto spirito libero), fino all'amore (anche gli spiriti liberi si redimono). Non solleva dai limiti dello script lo stile antinaturalistico di Luhrmann, con una costante sensazione di posticcio che alimenta il distacco dal narrato, dai cieli fucsia alla palese, e sicuramente ricercata, falsità di luci e scenografie. Manca un equilibrio nella sua visione in grado di rendere credibile il melodramma e non meramente fine a se stesso l'utilizzo degli stilemi del passato. Se a questo si aggiungono gli orribili effetti digitali, nessuna sequenza in grado di rendere palpabile l'ampio respiro e l'assenza di alchimia tra i due protagonisti, il disastro è pressoché totale. L'unica trovata interessante è più che altro di costume. Colpisce infatti che l'oggetto del desiderio (forse per compiacere il primario target di riferimento?) sia declinato al maschile invece che al femminile. È lui che non ha nome e si fa chiamare semplicemente "Drover" (il mandriano). È lui che improvvisa una (ridicola?) doccia con la borraccia mostrando i muscoli guizzanti mentre lei è sempre strizzata in abitini piuttosto casti. È lui che tutti attendono sbarbato ed elegante al ballo, novello “Cenerentolo” alla prova del pubblico. Tolto questo aspetto e poco altro (il riferimento meta-cinematografico a Il mago di Oz , comunque assai forzato, e l'attenzione alle "generazioni rubate"), il filmone scivola nell'indifferenza, moltiplicando oltremodo i finali e facendo sorridere laddove vorrebbe invece commuovere. Del cinema d'altri tempi conserva quindi la forma, ne ripercorre le tracce, forse ne possiede anche l'anima, ma non certo lo spessore.
Luca Baroncini www.spietati.it |