LA PRIMA COSA BELLA

Un film di Paolo Virzì

Italia, 2009 – Commedia – Durata: 120‘

Con Micaela Ramazotti, Valerio Mastandrea, Claudia Pandolfi, Stefania Sandrelli, Sergio Albelli, Marco Messeri 

 

Mamma ho perso la realtà...

 

La canzone di Nicola Di Bari nei primi versi faceva così: "La senti questa voce?...". Invece no, finalmente non la sentiamo: per una volta il Virzi sceneggiatore (e regista) riesce a svezzarsi dalla comoda voce fuori campo, che ormai ci eravamo rassegnati, dopo nove film, a considerare una sorta di marchio di fabbrica. L'adozione di una messinscena più schiettamente cinematografica che letteraria permette all'autore e a noi spettatori un'immersione più profonda in una storia dal vago sapore autobiografico. Anna (Micaela Ramazzotti), un marito carabiniere (Sergio Albelli) e due figli piccoli, Bruno e Valeria, attraversa gli anni settanta ed ottanta, una volta cacciata di casa per gelosia, tra lavori precari, il desiderio di fare l'attrice e diversi uomini cui si concederà. Ai giorni nostri Bruno (Valerio Mastandrea) è ora un professore di scuola superiore che non riesce ad essere felice e Valeria (Claudia Pandolfi) ha un marito, che non ama, e due figli. Lei lo trascinerà al capezzale della madre Anna (Stefania Sandrelli), ricoverata in un hospice a Livorno, loro città natale, ormai giunta al termine della sua esistenza.

È il film più sentito di Virzì, il meno "divertente", nel quale però commedia, dramma e commozione si rubano il terreno l'un l'altro; il più riflessivo, probabilmente il migliore finora. La maturità registica e di scrittura, oltre che nell'assenza della voce off, si rinviene pure nella cura con cui sono stati costruiti i personaggi e la storia stessa, in un continuo oscillare tra passato e presente.

Un racconto che ruba qualcosa dalla vita dell'autore (una mamma molto bella, un papà carabiniere, un brutto carattere, la fuga arrabbiata dal luogo di origine, come ha  avuto lui stesso a dichiarare), ma che aggiunge molto di fantasia, per parlare di riconciliazione e di perdono. L'anaffettivo e scostante Bruno non è mai stato sereno perché, se pure “la prima cosa bella che” ha “avuto dalla vita è” stato il “sorriso giovane” della madre, lei non è riuscita, nel suo candore, a dargli altro. Non è mai stata in grado di dosare l'amore: o troppo o niente, a tutti o a nessuno. E solo alla fine, dopo l'ultimo colpo di scena, quando la madre si sarà tolta la parrucca, pronta ad uscire di scena, come una grande attrice, (e ne uscirà effettivamente), tutto si appianerà e lui avrà trovatoquel poco di pace da sempre cercata, potrà farsi quel rigenerante “bagno a mare” che molti gli avevano consigliato, al posto di droghe e farmaci. Sarà quello, in compagnia della sua fidanzata, “la prima cosa bella” della sua vita, come sancirà il titolo a chiudere.

Impossibile poi non menzionare la fotografia (Nicola Pecorini) e il montaggio (Simone Manetti), pertinentemente a spasso nel tempo, e l'intero cast, interamente in gran forma, che aggiunge valore ad una pellicola ben scritta e ben girata: Stefania Sandrelli continua ormai da anni ad interpretare, anche se bene, lo stesso ruolo, l'Adriana di Io la conoscevo bene; Mastandrea, dopo Non pensarci, si è ormai specializzato nel ruolo di figliol prodigo “riaggiustafamiglie”; la Pandolfi è fragile e delicata come non mai; la musa Ramazzotti è semplicemente perfetta nel ruolo di Anna giovane, ricordando appunto una Sandrelli d'annata; Albelli è un tenero quanto burbero marito indeciso; Isabella Cecchi è una zia Leda cattiva e perfida al punto giusto; Marco Messeri è il Nesi, l'eterno innamorato che sa aspettare; Dario Ballantini ha la consueta e funzionale faccia da cane bastonato; Paolo Ruffini è un personaggio debole e macchiettistico. Gustoso infine il fugace cammeo di Marco Risi nel ruolo di suo padre Dino sul set de La moglie del prete.

 

Voto: * * *½. .

Paolo Dallimonti