SOUL KITCHEN

Un film di Faith Akin

Germania, 2009 – Commedia – Durata: 95‘

Con Adam Bousdoukos, Moritz Bleibtreu, Birol Ünel, Anna Bederke, Pheline Roggan, Lukas Gregorowicz

 

Ai confini del sorriso

 

Dopo i più seri(osi) La sposa turca e Ai confini del paradiso, il tedesco, ma di origini turche, Faith Akin tenta a sorpresa la strada della commedia. Un inizio brioso, scandito da musica soul, appunto nel disordinato locale Soul Kitchen del greco Zinos Kazantsakis (Adam Bousdoukos), si contrappone subito ad un altro ristorante, molto più austero, nel quale si consuma la tragedia dello chef Shayne (Birol Ünel), che perde le staffe dopo che un cliente gli ha mandato indietro un gazpacho. Non è l'unica scissione di questo film, che già nel titolo ossimorico presenta una contraddizione. Il protagonista è diviso tra il suo squallido locale ad Amburgo e la sua ragazza Nadine (Pheline Roggan) che lo ama poco (l'ultima notte insieme prende il Valium prima di fare l'amore con lui) e va a lavorare a Shangai. È poi combattuto tra la decisione di vendere il ristorante o rilanciarlo grazie allo chef. Anche il fratello Illias (Moritz Bleibtreu), evaso di galera, introduce ulteriore scissione nella sua vita, diviso pure lui tra il presente di (relativi) buoni propositi e il suo turbolento passato. Pure la schiena, per gli sforzi, gli si sta spezzando in due ed egli stesso compare spesso orizzontale o verticale nelle inquadrature dividendole a metà.

La situazione paradossalmente peggiora proprio quando il locale si risolleva. Zinos decide di partire per l'Oriente, ma proprio in aeroporto incontra Nadine, tornata per la morte della nonna, che ora nel cuore lo divide con un cinese col quale si accompagna.

Akin, mantenendo costantemente il tono molto leggero, confeziona una gradevole commedia, pur concentrando i momenti più lievi in siparietti che hanno il sapore della gag, come il funerale, l'orgia innescata dal dessert afrodisiaco, Kemal "lo spaccaossa" o l'asta “di riscossa” nel finale.

Una scrittura quindi furba e calcolata, che cerca il più possibile di fare presa sullo spettatore, cercando di conquistarlo facilmente. Il cameo di Udo Kier, per una volta non in un horror, nei panni dello sfortunato imprenditore che vuole comprare il locale del titolo, impreziosisce la pellicola. Ottima infine la colonna sonora, con canzoni di Quincy Jones, Kool & the Gang, Mongo Santamariaa, tra le quali Akin, con sapienza “tarantiniana” è andato a ripescare addirittura “La Paloma” nella struggente versione della nostra Gabriella Ferri.

Premio speciale della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia 2009.

 

Giudizio: * * * . .

Paolo Dallimonti