Inside gola profonda
E' il giugno del 1972 quando la pornografia esce dalla
clandestinita' grazie al successo, inaspettato e colossale, del film "Gola
Profonda" (25.000 dollari di costo per un incasso globale di oltre 600
milioni). Il documentario di Fenton Bailey e Randy Barbato ne ripercorre la
storia, dalla rocambolesca genesi alle ripercussioni sociali, attraverso una
formula che ricalca lo stile di Michael Moore: contrapposizione di pareri, voce
fuori campo (nell'edizione originale Dennis Hopper), musica accattivante e
montaggio ad effetto. E' l'occasione per approfondire un periodo storico tutto
sommato vicino (poco piu' di trent'anni fa) che sembra ancorato a una morale
arcaica e distorta, purtroppo ancora in parte attuale. La forza del film di
Gerard Damiano fu nel porre inconsapevolmente l'attenzione su aspetti tabu'
della sessualita': il piacere femminile, fino ad allora tacitamente negato, e la
fellatio, in alcuni stati americani considerata illegale. L'idea del clitoride
della protagonista spostato nella gola passa quindi, da trovata originale e
grottesca, a simbolo di una nuova consapevolezza sessuale. Un modo per poter
finalmente porre l'attenzione su aspetti su cui, oggi come allora, sembra sempre
consigliabile glissare. Sono soprattutto i media a decretare il successo del
film e a creare l'evento (per distogliere l'attenzione dai veri problemi, allora
il Vietnam, oggi l'Iraq), con la mannaia della censura che, come al solito,
accende la curiosita' invece di soffocarla. Il documentario mostra con
efficacia, attraverso spezzoni del film (l'unica scena hard esibita e' quella
che spiega nel dettaglio il significato del titolo), interviste a personaggi
celebri (tra gli altri, Erica Jong, Gore Vidal, Hugh Hefner, Camille Paglia e
John Waters) e materiale di repertorio, l'entita' di quella che puo' essere
definita come una vera e propria rivoluzione sessuale. Ed e' curioso constatare
come la causa di tanto fermento sia un filmetto al limite dell'amatoriale,
definito dallo stesso Damiano "non certo un buon film", che ancora
oggi, pero', conserva una ruspante genuinita', lontana anni luce dalla grevita'
della seriale produzione pornografica contemporanea. Bailey e Barbato mostrano
le reazioni dell'opinione pubblica, i numerosi tentativi di repressione del
governo americano, l'interessamento di una platea quanto mai globale (dalle star
del cinema alla casalinga), le interferenze addirittura della mafia nella
suddivisione dei profitti. Seguono inoltre il destino di chi e' stato coinvolto
nel progetto del lungometraggio: dalla volubile Linda Lovelace (prima
portabandiera della liberta' sessuale, poi acerrima nemica del porno e poi
ancora mezza nuda sulle pagine di riviste patinate), allo sfortunato Harry Reems,
divenuto comodo capro espiatorio e salvato dalla galera solo grazie allo
scandalo Watergate che porto' Nixon alle dimissioni (immancabile, pero', lo
strascico devastante di droga e alcool). Senza dimenticare, ovviamente, il
regista Gerard Damiano, che, con un'incoscienzaoggi impensabile, diede il via a
un mutamento dei costumi. La forza del documentario e' nel prendere posizione a
favore del libero arbitrio lasciando spazio a un'esplicativa alternanza di punti
di vista e dando risalto al "lato oscuro" di una nazione.
"Lato oscuro" oggi solo in apparenza affrontato, ma sempre
pronto a riemergere facendo leva su ignoranza, paura, senso di colpa e luoghi
comuni. "Che la forza sia con noi!" verrebbe da dire, se l'ironia
fosse una possibile soluzione. In realta', la minaccia di un oscurantismo in
materia sessuale e' tutt'altro che fantasma e resta un problema attuale che ha
bisogno di leggi e prese di coscienza. La strada da fare, quindi, e' ancora
lunga.
Luca Baroncini (da www.spietati.it)
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