SLEEPWALKING
Scheda
volume:
SLEEPWALKING
Autore: Laura Pugno
Formato: brossura, 130 pagine
Edizione: Sironi Editore (www.sironieditore.it),
Milano 2002
Prezzo: 11,40 euro
Dio,
come scrive bene, Laura Pugno.
Sleepwalking, edito dall’editore Sironi nella
collana “indicativo presente”, è, come dice il sottotitolo (un po’
avvilente, a dire la verità), una raccolta di “tredici racconti visionari”
dell’autrice, romana del 1970.
Una strana raccolta, non per una particolare struttura o per
un’impostazione/disposizione (anche grafica) dei tredici scritti, no: strana
per la qualità, qua e là pure la quantità, della scrittura.
La
Pugno possiede una prosa personalissima, inusuale, oserei quasi dire inedita:
una sorta di flusso di coscienza che scorre in terza persona, al presente ma
gestito da un narratore esterno, un po’ sornione e vagamente distaccato (per
necessità, entomologica, di stile e di obiettività) ma in realtà
violentemente partecipe, a scavare in profondità, dei casi umani e degli
struggimenti esistenziali delle sue creature artistiche. I temi, invece, quelli
sì, sono attuali, comuni ma non per questo meno originali, quasi stereotipati:
amori minimali, solitudini urbane, pseudo-patologie sentimentali,rapsodie di
violenza sessuale, degradi relazionali…E’ la scrittura a fare la differenza:
si diceva qualità e quantità, ché Laura sa gestire bene tanto la staffilata
sintetica quanto la ballata distesa e struggente.
Una scrittura affilata ma non sadica, sempre puntuale come il coltello dopo
essere stato passato sulla mola: Laura è lì, accanto ai suoi personaggi, prima
osservatrice attentissima, quasi un’indagatrice dell’occulto, e poi reporter
fedelissima ma non spicciola, giornalistica. Nel risvolto della copertina si
legge che “Laura Pugno è una videocamera ad alta definizione” (e gli
strumenti tecnologici sono una costante ricorrente nei racconti), e forse allora
non è un caso che la scrittura di Laura assomigli al linguaggio cinematografico
di Michael Haneke, entomologo della settima arte, perturbante freudiano per
forza di stile e non per facili provocazioni, cantore di una poetica improntata
sullo squallore del quotidiano quasi senza speranze ma, per questo, degno di
essere rappresentato, analizzato, rimosso dall’oblio.
E
poi, quella che forse è la sua più alta qualità: la punteggiatura - perfetta,
precisa, sicura di sé. Laura – e in questo ricorda il miglior Moravia –
concepisce e sembra preferire il periodo lungo, aperto, disponibile alla
dilatazione, involuto e conchiuso in sé stesso, come tutta l’oralità
quotidiana che vuole riprodurre: è la punteggiatura, si noti il florilegio di
virgole punti trattini punti e virgola, a rendere il tutto sempre e comunque
chiaro, a non perdersi fra gli incisi e le aperteparentesi, i flashback e le
digressioni prosaiche; e non solo: un tale utilizzo della punteggiatura
conferisce corpo, calore, anima, fisicità alla narrazione stessa, è parte
essenziale del tutto. Davvero, prendere una frase a caso e stupitevi di questo
trattamento letterario, ovviamente stabilito a priori per raggiungere effetti di
efficacia e di lirismo così alti.
Non per giocare col suo nome, ma Laura assomiglia a quei boxeur aggraziati –
Cassius Clay? – che non cercano il knock-out, lo stordimento assoluto del
nemico (nel caso di Laura, lo spettatore/attore: perché quelli rappresentati
sono Laura, sono gente che Laura ha conosciuto e conosce, siamo noi), preferendo
lavorare di pugno, ai fianchi, lentamente ma con costanza, a sfiancare
l’avversario, a lasciarlo esausto ma sempre lucido, consapevole, (co)protagonista.
ROBERTO DONATI
5
domande a Laura Pugno