Due uomini, Danny e Vic, affittano un appartamento nella periferia di Londra e lo arredano come se dovessero creare un bunker superprotetto. Poi con un camioncino si appostano in una strada residenziale e aspettano. Scopriamo cosa stavano aspettando poco dopo quando li vediamo scesi dal camioncino che trasportano una persona scalpitante e legata braccia e gambe. Si tratta di Alice Creed la figlia di un ricco uomo d’affari di cui i due vorrebbero chiedere un riscatto. Il percorso è pressoché ovvio: richiesta del denaro, prove che la rapita stia bene e convivenza forzata fra rapitore e rapita. Quello che non è ovvio invece è come il rapporto fra i tre verrà sconvolto dalla ragazza che userà in modo inaspettato il potere che man mano acquista durante la sua segregazione.
I colpi di scena non mancano ma è la tensione che il regista costruisce sequenza dopo sequenza a motivare la visione del film. In effetti si tratta di una realizzazione semplice dove gli attori sono solo tre e i luogo dove si svolge in gran parte il film è un appartamento di due stanze. Ma proprio in questo microcosmo tutto si concentra senza soluzione di continuità e con una intensissima sequenza di colpi di scena.
Fulvio Caporale