IO LA CONOSCEVO BENE
d
i Antonio Pietrangeli

Adriana, un’avvenente quanto sprovveduta ragazza di provincia, lascia il piccolo paesino dove è cresciuta e va a Roma per tentare la “grande avventura” nel mondo del cinema. Giunta nella capitale, incontrerà solo squallidi arrivisti e dozzinali seduttori che, con false promesse, si approfitteranno della sua ingenuità. Apparentemente la storia della giovane Adriana, protagonista del film di Antonio Pietrangeli, Io La conoscevo bene, non è molto diversa da quella di tante donne incontrate nella vita e nella filmografia di quegli anni e forse anche dei nostri giorni:  inizia con una ragazza ottimista che attende la grande occasione che le cambierà la vita e finisce con la stessa ragazza che si lancia da un balcone perché il suo entusiasmo è stato continuamente contraddetto da una realtà  cinica e crudele. Eppure, con Io la conoscevo bene, A. Pietrangeli firma uno dei ritratti femminili più singolari e inquietanti di tutto il cinema italiano. Tutto incentrato sulla sua protagonista, una straordinaria Stefania Sandrelli, il film non ha un inizio preciso né uno sviluppo ragionato perché descrive solo alcuni frammenti della sconclusionata vita di una giovane donna; frammenti solo apparentemente slegati perché lo straordinario ritratto di Adriana Buccelli è costruito proprio da ognuno di questi momenti e dall’insieme di tutti. Ciò che colpisce del film non è tanto la storia di una ragazza, vittima inconsapevole dello spietato ingranaggio del mondo del cinema, quanto piuttosto lo straordinario ritratto di una donna, cui tutto, almeno fino al tragico finale, sembra scivolare addosso. Amori fugaci, locali alla moda, canzonette e feste sembrano, infatti, scandire la vita di questo personaggio ed in un certo senso i suoi pensieri. Eppure situazioni spiacevoli, per non dire umilianti, alla giovane Adriana gliene capitano parecchie. Come quando si innamora di un volgare  seduttore che la pianta in asso con il conto dell’albergo ancora da pagare. Ma Adriana non se la prende, non drammatizza come in un romanzo d’appendice. Ed in quest’apparente leggerezza sta l’unicità del suo personaggio e forse la grandezza di questo film che ruota tutto intorno alla sua figura.

Pietrangeli rende magistralmente il personaggio di questa giovane donna apparentemente spensierata, che reagisce alla crudeltà ed al cinismo dello spietato mondo in cui si muove, con un ingenua fiducia ed un innata vitalità. Pur mantenendo un tono sommesso ed antidrammatico, il film è pervaso da un cupo pessimismo e da una profonda amarezza. Forse per questo l’apparente irrazionalità della tragica fine si inserisce in modo quasi perfetto nella logica del film.
L’incosciente ottimismo di Adriana non ha, infatti, alcuna possibilità di sopravvivere in un mondo come quello che Pietrangeli descrive popolato da ipocriti arrivisti e da squallidi seduttori. La fiducia di Adriana si sgretola in mille pezzi all’ennesima umiliazione che subisce e che si unisce fatalmente a tutte le altre.
La frenetica corsa di Adriana da un locale all’altro, da un amore all’altro, si interrompe bruscamente e forse casualmente dopo un ultima notte all’insegna della leggerezza. Sola davanti ad uno specchio, con la macchina da presa che moltiplica in tre differenti primi piani il suo volto pieno di lacrime, Adriana matura in pochi istanti la sua tragica decisione.
Stefania Sandrelli, voluta dal regista contro il parere dei produttori che volevano per quel ruolo B. Bardot o Natalie Wood,  è straordinaria nel rendere l’ingenuo candore e la leggerezza del personaggio di Adriana. Come è anche indimenticabile la brevissima quanto folgorante apparizione di Ugo Tognazzi nel ruolo di un vecchio attore ormai in declino e disposto a tutto pur di ottenere una scrittura.
Dal punto di vista cinematografico il film colpisce per l’assoluta scomposizione del racconto, per la straordinaria libertà con cui si susseguono gli avvenimenti spesso legati tra loro da semplici dettagli di oggetti, ed infine per gli accurati movimenti di macchina tesi a sottolineare gli stati d’animo della protagonista, come il già ricordato movimento della macchina da presa che ruota intorno all’immagine di Adriana con gli occhi pieni di lacrime, che scivolando sul suo volto, rimuovono il  trucco pesante, mostrandocela davanti al dolore, per la prima volta in tutta la sua verità.
Stella di Tocco

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