“La
via di mezzo” di Davide Ferrario
Film
indipendenti o commerciali,
attrici
alla Marini o alla Buy?
Per
il regista di “Dopo Mezzanotte” esiste una terza via...
a cura di Cinzia Bovio
E’
uscito da poco nelle sale cinematografiche l’ultimo film
di Davide Ferrario “Dopo mezzanotte” con Giorgio Pasotti,
Francesca Inaudi, Fabio Troiano e Francesca Picozza. Tra la
filmografia del regista anche “Anime fiammeggianti”,
“Figli di Annibale”, “La fine della notte”,
“Tuttti giù per terra”, “Guardami”,
“Partigiani”.
Qui di seguito l’intervento di Ferrario alla presentazione
del suo ultimo lavoro al cinema “Araldo” di Novara.
Forse
inaspettatamente “Dopo mezzanotte” ha vinto il Berlinale
2004. Inaspettatamente perché?
<Si
tratta di un film realizzato in sole quattro settimane,
autoprodotto con 250.000 euro, Iva compresa, quando un film
“normale” costa mediamente sui 6 o 7 miliardi di vecchie
lire. Eppure la Medusa ha scelto di scommetterci su e
successivamente lo ha comprato per distribuirlo anche in
altri Paesi europei>
Da
film autoprodotto dalla “Rossofuoco”, alla major
Medusa...
<Da un
certo punto di vista è meglio lavorare con la Medusa che
ragiona in termini concreti. Con la Rai è molto più
difficile. Danno delle risposte incomprensibili: su questo
film mi hanno detto: “E’ buio”. Cosa significa? E’
piaciuto o no? Chi lo sa...>.
Film
indipendenti o film commerciali?
Secondo
me esiste una via di mezzo tra le pellicole smaccatamente
indipendenti e quelle commerciali. Nel mio film le immagini
sono nitide, si può farlo anche con poco. Non mi piacciono
quelle formule “sgranate” che subito identificano una
pellicola “indipendente”.
Ma
torniamo a “Dopo mezzanotte”...
<Volevo
fare un film libero. Con semplicità e un’innocenza strana
e bizzarra: se avessimo avuto i soldi forse non sarebbe
uscito così. Sono partito senza una sceneggiatura, solo con
un canovaccio. Il rapporto organico con il film muto è
arrivato poi, in sede di montaggio. Giorgio Pasotti, il
protagonista del film, è Buster Keaton. Questa società ha
una paura terribile del silenzio: è basata sul rumore e, se
ti fermi un attimo, scatta il panico. Sono stato anche
critico cinematografico, ma sono poco “cinefilo” nei
miei film, non mi piace la citazione. Mi piace invece
concepire il film come uno stacco di due ore dalla realtà,
che non vuol dire fuga>.
Ecco il rapporto tra
cinema e realtà, da tutti i punti di vista...
<Francesca
Inaudi è la protagonista femminile. Ha un volto molto
francese, adatto ai film d’oltralpe Si fantastica molto
guardando la sua faccia. Si è diplomata con Strehler, non
ha quasi mai lavorato in Italia e questo è stato il suo
primo film. In Italia non si lavora, se non si ricordano due
modelli femminili: Valeria Marini o l’intellettuale
Margherita Buy. Francesca vorrebbe fare l’attrice, ma
intanto continua a lavorare in un call center e la domenica
fa l’hostess per i Vip all’Olimpico>.
E
che dire di Torino, città ispiratrice anche del film
“Tutti giù per terra”?
<Questo
film è un omaggio a Maria Adriana Prolo, oltre che a Buster
Keaton. Era una nubile torinese che aveva collezionato alla
rinfusa vario materiale cinematografico comprato ai
mercatini. Ora il suo lascito è raccolto al museo del
cinema di Torino che simbolicamente non poteva trovare una
collocazione più adatta della mole antonelliana: una
costruzione così grandiosa quanto insensata. Doveva essere
una sinagoga, ma Antonelli ha esagerato. Ora
l’architettura effimera ospita il museo dell’effimero.
Ma di Torino non c’è solo quello. C’è la mole, c’è
il quartiere della Falchera, c’è una Torino di cui gli
stessi torinesi dicono di non avere mai notato tanta
bellezza. Non a caso a descriverla è uno che non è di
Torino, come me, e che ne è rimasto incantato>.