Il cacciatore
“The hunter”

1978
di Micheal Cimino
 

Dissero che per realizzare questo film Cimino avesse venduto l’anima al diavolo…, e in effetti in seguito non si è più ripetuto (L’anno del dragone, Black rain…).
All’uscita nelle sale fu accusato di fascismo e di filoamericanismo, soprattutto per le scene a senso unico della roulette russa; ma senza addentrarci in tale discussione noi ci limitiamo a dire che fu un grandioso film, uno dei migliori mai realizzati sulla guerra (non solo del Vietnam).

Alcune sequenze sono divenute vero e proprio culto, su tutte quella in cui Micheal De Niro sfida i Viet-cong alla roulette offrendosi di provare con tre colpi, ma anche quella finale in cui sempre Robert sfida l’amico ormai perduto Nick (C. Walken) al solo scopo di riportarlo a casa, in una Saigon cupa e al collasso.

Il film è composto di due parti ben distinte: prima e dopo il Vietnam; e se la prima parte è solare, divertente e colorata – con tanto di matrimonio greco-ortodosso -, ricca nella descrizione dei rapporti e dei sentimenti della minoranza ucraina trapiantata negli states; la seconda mostra quanto il conflitto abbia cambiato i personaggi, sia nel fisico (John Savage ha perso le gambe) che nella testa, e non soltanto i soldati  reduci bensì anche quelli che li aspettavano a casa.

E’ un’opera monumentale di durata ma anche di emozioni e sentimenti, resi alla perfezione da un cast strabiliante (John Cazale, Merryl Streep…) e dalla mano di un regista in stato di grazia. E’ un film anche romantico, delicato, in cui l’unica caccia al cervo giusta è quella con un colpo solo, e Micheal che tornato dall’orrore stavolta spara in aria dopo essersi fissato negli occhi proprio con l’animale esprime il più totale rifiuto per la violenza e la sopraffazione.

Gli amici si ritrovano tutti a pranzo, nel finale, dopo il funerale di Nick, e tra una lacrima e un  sorriso, una relazione tra Micheal e la Streep che potrebbe iniziare, imbarazzo e gelo, parte un canto dapprima incerto poi sicuro di God bless America; e qualcuno alza il bicchiere e dice: - A Nick! –

E’ difficile aggiungere qualcosa di originale sul Cacciatore, io ne consiglierei la visione innanzi tutto per un motivo:: perché come altri  (Orizzonti di gloria) colpisce con un jab il militarismo e chi ne va fiero, le divise e le medaglie, l’eroismo e la strategia. In quel brindisi finale - infatti - Cimino sembra dirci che l’unica cosa che resta, alla resa dei conti, è l’amicizia, il cuore.
Claudio Bacchi