Musica, luce dei miei occhi

Le composizioni di Ludovico Einaudi, da camera e sinfoniche, si sono affermate su numerosi e importanti palcoscenici internazionali. Il loro linguaggio si contraddistingue per una certa immediatezza che riesce a percorrere vie traverse rispetto all’accademismo d’avanguardia o a un certo postmanierismo che si presenta come la via ortodossa della musica contemporanea. In esse risuonano (o si lasciano risuonare?) echi classici, minimalisti e pop, si mescolano suggestioni eterogenee che prendono di infilata la musica sacra, seduzioni della musica etnica, world music per darsi fiato e voce l’una con l’altra.

Einaudi ricerca un linguaggio che poggi su un’auspicabile immediatezza. Compone musiche per orchestra (Per vie d’acqua, 1983), ballate per pianoforte, Le onde (1995-6) ma soprattutto lavori per il teatro e la danza, fra cui le opere-balletto Time out per voci e strumenti (1981) e Salgari per voci e orchestra (1994). Alcune di queste sue musiche hanno accompagnato i grandi successi del nuovo cinema italiano. Qui si prenderà brevemente in esame una minima ma significativa parte di quest’importante filmografia che parte da Treno di panna di De Carlo, per passare da Da qualche parte in città, Acquario, La vita altrui tutti di Sordillo, Un delitto impossibile di Grimaldi e Le parole di mio padre di Comencini, per giungere a quello che vuole essere cuore del discorso con i due titoli (e una terza finale appendice imprescindibile) di Piccioni Fuori dal mondo e Luce dei miei occhi, analisi che cercherà di rendere conto dei film e della musica per film, che cercherà (si spera il meno possibile) di render(si) conto che non potrà mai essere analisi, oggettuale, ferma, poiché “onda su onda il mare mi porterà alla deriva”. E si spera sempre di non arrivare. O di arrivare altrove.
Andrea Favazzo

Fuori dal mondo (1999) 

Luce dei miei occhi (2001) 

Aprile (1998)