| Ciao Marco!, ci racconti la genesi della Zerobudget Productions…
Ciao, Roberto! Dunque: la Zerobudget Productions è nata ad Ancona nel 1996. In quel periodo ero ancora studente universitario (Medicina) e insieme ad alcuni amici riminesi (come me) ho girato il primo film Zerobudget, che si chiamava XXL, una cosa in bianco e nero il cui punto di riferimento era principalmente CLERKS, il film di Kevin Smith. Siamo partiti da lì e non ci siamo più fermati, alternando gli studi universitari alla realizzazione di cortometraggi (ma anche qualche film più lungo), video musicali (per i Marsh Mallows) e documentari. Nonostante il nostro primo film fosse una commedia, poi abbiamo preso un'altra strada, seguendo le nostre inclinazioni per l'horror e il thriller dark. Il nucleo operativo della Zerobudget è rimasto sostanzialmente lo stesso, negli anni, e la passione la medesima, nonostante le mille traversie produttive che, come altre realtà indipendenti, ci siamo trovati ad affrontare.
Avete anche un sito se non sbaglio…
Sì, che poi è anche il sito del nostro ultimo film:
www.preferibilmenteledonne.splinder.com
C'è un po' di tutto, lì; alcune notizie sulla nostra piccola ma appassionata casa di produzione, sugli attori, sulle proiezioni pubbliche. Ci sono anche foto e video da scaricare, e si può anche acquistare il dvd del nostro ultimo film.
Per noi è molto importante il feedback del pubblico, di chi segue le nostre produzioni, quindi abbiamo scelto di sviluppare il nostro sito come un blog, con l'idea di renderlo il più possibile interattivo.
Il nome è già tutto un programma. Quali le vostre creazioni invece?
Il nome che ci siamo dati, Zerobudget Productions, riflette effettivamente la nostra fiducia in un cinema orgogliosamente indipendente e improntato al massimo risultato con i pochi mezzi a disposizione.
I film che abbiamo girato sinora, oltre al già citato XXL, sono LA CASA NEL BUIO, un horror in interni, SCREAM QUEEN, il film che ci ha cambiati, un horror oscuro e morboso; poi c'è IMPAZZISCO A S. FRANCISCO, un videoclip per i Marsh Mallows finalista al M.E.I., GIOCHI DI PRIMAVERA, un corto senza dialoghi che è stato al Festival del Cinema Gay Lesbico di Torino, LA PRIMA TRA NOI, menzione speciale al Fano International Film Festival, SCRITTO SUL CORPO, documentario sui Disturbi Alimentari con Michela Cescon. Infine PREFERIBILMENTE LE DONNE, il nostro ultimo lavoro, il più ambizioso, forse, ma anche quello che meglio esprime ciò che è il cinema per noi.
Perché specializzarsi nel thriller erotico-psicologico in Italia, oggi?
Può sembrare anacronistico, vero? In realtà quello che ho cercato di fare è portare alla luce ciò che nella maggior parte dei film oggi è in secondo piano. Al cinema, in Italia, assistiamo a storie che vanno dal punto A al punto B; è una cosa che non sopporto. Così non si lascia allo spettatore la possibilità di respirare, di produrre, di stabilire un dialogo col film.
L'erotismo mi interessa molto, è sempre presente nei miei film, anche nel videoclip che ho girato per i Marsh Mallows. In PREFERIBILMENTE LE DONNE ogni azione, gesto, pensiero è determinato da un movente sessuale. Il binomio amore-morte, nel thriller, ma anche nel noir, necessita di un trattamento che tenga in rilievo la componente psicologica rispetto all'azione; secondo me non è il gesto che conta, ma l'atmosfera in cui tale azione è calata. Stephen King, a questo proposito, ha scritto: “Non è la storia, ma chi la racconta.”
Alcune persone mi hanno detto che il genere cinematografico che facciamo è indefinibile (o indifendibile?); però uno spettatore ha definito PREFERIBILMENTE LE DONNE un film d'atmosfera. Non so se sia vero, però mi ha fatto piacere, perché mi piace evocare più che mostrare, preferisco il gore allo splatter, il thriller francese contemporaneo a quello italiano, il mistero alla spiegazione a tutti i costi, l'inconscio alla razionalità. Gli anni '70 di certo cinema italiano oggi sembrano purtroppo solo un ricordo lontano.
Quanto influisce la tua formazione di psichiatra nelle storie che racconti a parole e per immagini?
Molto. Moltissimo. Non riesco a pensare a un momento della mia vita in cui non abbia amato il cinema e in cui non abbia desiderato fare lo psichiatra “da grande”. Sono due passioni cresciute contemporaneamente, che ho coltivato in parallelo durante gli studi medici e la scuola di specializzazione, e che sono sfociate l'una nell'altra esplicitamente nel documentario sui Disturbi del Comportamento Alimentare che ho realizzato per la Clinica Psichiatrica di Ancona, SCRITTO SUL CORPO, a cui hanno partecipato veri pazienti oltre che personaggi del mondo della moda, dello sport e dello spettacolo.
Io vivo il cinema come una linea diretta con l'inconscio e le immagini, per me, sono l'espressione tangenziale di stati d'animo, fantasie e incubi. Ho pensato che i personaggi non dovrebbero spiegare le loro azioni; possono essere le luci a farlo, e le loro azioni, la rabbia che esprimono.
Nel mio lavoro molti pazienti che ho in terapia soffrono di Alessitimia, che è l'incapacità di riconoscere ed esprimere le proprie emozioni. Anche nel mio ultimo film ho cercato di portare sullo schermo questo concetto. I personaggi agiscono come dei pupazzi senza vita, possono sembrare stupidi e vuoti, ma non lo sono; fanno delle cose apparentemente senza senso, ma non è così. Hanno una rabbia cieca, dentro, si fanno del male, appaiono come persone insensibili e crudeli, ma è solo apparenza. Ognuno compie un viaggio individuale nella propria oscurità, arrancando in mezzo ai segreti che si porta dentro, un po' quello che si fa in psicoterapia; è il prezzo da pagare per una rinascita.
Che film è, e come è nato, Preferibilmente le donne ?
PREFERIBILMENTE LE DONNE era il titolo di una vecchia sceneggiatura scritta più di 10 anni fa di cui mi ero praticamente dimenticato. Un giorno l'ho ritrovata nell'hard disk del mio primo pc, l'ho stampata e l'ho riletta. Mi sono subito ricordato di un sacco di cose, dell'estate in cui l'avevo scritta, del lavoro che facevo in quel periodo (come molti ragazzi riminesi lavoravo come bagnino in spiaggia), degli amici che frequentavo. Così l'ho ripresa, l'ho ripulita, ho tagliato un sacco di cose inutili, ne ho ampliate altre. Poi l'ho riscritta più volte, ampliandola ulteriormente (la prima stesura era un progetto per un cortometraggio), chiedendo aiuto anche a Valerio Silvestri, il mio aiuto regista e collaboratore più stretto. Insieme abbiamo trovato una strada in cui far confluire le vite di tutti i protagonisti del film; PREFERIBILMENTE LE DONNE è, infatti, un progetto corale, un lungometraggio interpretato da molte attrici e alcuni attori non-professionisti, senza un vero protagonista.
Come hai detto tu prima, potrebbe essere considerato un thriller erotico-psicologico, a cui aggiungerei gli aggettivi di dark e visionario. Ma non so, in realtà, quanto una definizione possa rendere l'idea. La storia, apparentemente, è semplice: un gruppo di ragazze, presumibilmente amiche, in realtà è diviso da troppi segreti. C'è qualcuno che le conosce meglio di quanto pensino, e una ad una pagheranno il prezzo della loro ambiguità (che è preferibilmente donna).
Non c'è un personaggio realmente positivo, nel film, hanno tutti la coscienza sporca, si comportano in modo egoista, come dei predatori. Il film è dedicato, in effetti, alle “piccole iene”, e il riferimento alla splendida ballata degli After Hours non è casuale.
PREFERIBILMENTE LE DONNE è un film in cui la cui componente erotica è rilevante come la violenza di cui è intessuto: gli omicidi sono feroci, i dialoghi scarni, le immagini dai colori forti. Gli stati d'animo dei personaggi sono primordiali, archetipici, molto accesi ed estremi.
Abbiamo lavorato al film per 2 anni, girandolo in digitale ad Ancona (dove lavoro), girando molto in esterni nella parte antica della città (cercando di restituire l'immagine di un Ancona languida e decadente, oscura e misteriosa), e terminandolo nell'autunno del 2006.
Chi compone il cast tecnico e artistico?
Le ragazze che hanno interpretato il film sono Letizia Leti, Federica Baldoni, Barbara Tonti, Maria Ginevra Oriani, Fabiana Zura Puntaroni. Come dicevo prima, sono tutte attrici non-professioniste di Ancona; ci hanno messo l'anima, nel film, prestandosi a girare scene molto forti, anche di nudo, sopportando le mie intemperanze e la tortura di piani sequenza complicati; sopportando anche alcune acconciature, costumi di scena e situazioni che sembrano usciti da certo cinema degli anni '70 e '80. Sopportando anche alcuni fiotti di sangue che sono finiti direttamente in bocca e negli occhi, praticamente strozzandole…
Poi ci sono i due personaggi maschili, interpretati da Giorgio Paterna e Alessandro Masiello, anche loro molto disponibili ad entrare e uscire dai panni di personaggi scomodi e forse anche sgradevoli.
Ad alcuni attori ero già legato da un rapporto di amicizia; altri li ho conosciuti durante il casting, che ci ha preso qualche mese.
Il cast tecnico è composto da pochi fidati collaboratori, tra i quali, oltre a Valerio Silvestri, anche Jhonny Di Giampaolo e soprattutto il co-produttore del progetto insieme a me, Francesco Lengua, parte imprescindibile della Zerobudget Productions fin dalla sua nascita. Queste persone, insieme ad altre, hanno votato i loro weekend alla causa del film per parecchio tempo, dovendo prestarsi anche a girare alcune pick-up successivamente al termine delle riprese ufficiali: infatti, mesi dopo, in una stagione completamente differente, abbiamo girato ulteriori inquadrature con gli stessi abiti, le stesse acconciature, negli stessi luoghi.
La colonna sonora è composta di brani dei già citati Marsh Mallows, che compaiono anche nella scena del party ed eseguono live una cover punk-rock di “La Isla Bonita”, dei Redefine! e dei francesi (e bravissimi) Broadway 6am, che mi hanno concesso gratuitamente i diritti di un pezzo del loro album d'esordio, che chiude il film. Alcuni pezzi strumentali elettronici li ho composti io, come quello che c'è nel trailer, visibile sul sito del film.
Artisticamente parlando, e cinematograficamente specificando, la Romagna appare in deciso fermento negli ultimi tempi, specie per le produzioni a basso budget: sai mica cosa è accaduto?, siete in contatto con le altre realtà locali?
Di realtà locali, in Emilia Romagna (ma anche nelle Marche, dov'è girato il film), ce ne sono tante, di cui magari non si sa nulla, di cui si parla troppo poco. Promuovere un film autenticamente indipendente, coi soldi usciti dalle tasche di chi il film materialemente lo fa, è un'impresa durissima, che spesso comunque non riesce nell'intento di far conoscere l'opera.
A Rimini si girano molte opere indipendenti, esiste anche un festival dedicato (ROUND); forse c'è un po' di Fellini nell'aria, o forse è l'effetto-piadina, non saprei…
Però è vero, c'è un grande fermento culturale, in Romagna; è un fatto.
Avete dei numi di riferimento per il vostro lavoro e l'approccio alle immagini?
Da sempre considero la cura delle immagini come una parte fondamentale nella realizzazione di un progetto cinematografico. I colori che uso (mi occupo personalmente della fotografia del film) sono spesso violenti, saturi; in questo senso il riferimento principale per me è il grande Luciano Tovoli e, in particolare, il lavoro che ha fatto per Dario Argento in SUSPIRIA, inarrivabile (non gli arriviamo ai tacchi, credo…).
Adoro i piani sequenza, mi piace pianificare ogni inquadratura attraverso gli storyboard, studiando anche l'illuminazione, per quello che si può. Mi piace muovere poco la videocamera, solo quando è necessario: certi movimenti di macchina, come ha osservato Bernardo Bertolucci, sono un atto morale. Uso, per scelta, una sola videocamera, massimo due: mi piace sapere come sarà montata una scena già prima di girarla (seguo personalmente anche il montaggio, che è la parte che preferisco della ealizzazione di un film), così non si spreca tempo né nastro.
Siamo stati influenzati, nello stile produttivo, sicuramente dalla Troma (siamo anche stati in pellegrinaggio nei loro studi a New York qualche anno fa'!).
Di riferimenti ne abbiamo sicuramente molti, ma non ci interessa copiare; semmai cerchiamo di rielaborare attraverso la nostra sensibilità spunti che alcuni registi ci hanno regalato con i loro film, per esempio il primo Peter Greenaway, ma anche Hitchcock e Wes Craven, cercando quindi la nostra strada, di dare al film una nostra impronta identificabile.
Chi è David Lynch per te? Ha a che fare con voi?
Lynch è il più grande regista vivente, per me, un mito assoluto, un grande innovatore, un artista dell'inconscio. Ricordo di aver visto VELLUTO BLU negli anni '80, e di essere rimasto sconvolto, accecato dai contrasti bellissimi e commoventi che era riuscito a creare tra immagini e musica. Non dimenticherò mai certe atmosfere, il senso di oscurità che ogni frase o gesto di quel film trasuda.
Lynch è presente, a livello inconscio, in ogni cosa che scrivo o realizzo. E' il regista in cui più mi riconosco a livello emotivo; rappresenta la più pura ispirazione, per me. E poi è uno dei pochi che non dà spiegazioni, che lascia lavorare lo spettatore.
E Pupi Avati, specie quello prima maniera?
A me Pupi Avati piace sempre, anche ora che ne scrivono male. Gli horror di Avati, in particolare LA CASA DALLE FINESTRE CHE RIDONO, sono pietre miliari, rappresentazioni efficaci di calde atmosfere emiliane, ma anche schegge fuoriuscite dall'incubo, sconvolgenti stralci di folklore popolare.
Avati è stato ed è un'ispirazione, in particolare per la cura con cui sa costruire la scena.
Cosa bolle in pentola per il futuro? Con quale (no-)budget?
Al momento non abbiamo nessun progetto in pre-produzione. Posso però dirti che c'è una storia a cui penso da un po', che riguarda un gruppo di giovani convinti di essere dei vampiri, anche se in realtà non lo sono. Si comportano come tali, pur non essendolo, utilizzando protesi dentarie finte, ma uccidendo e bevendo sangue proprio come veri vampiri. Il vampirismo, in questo progetto, è un vampirismo psichico, paura di crescere, di diventare adulti, separandosi dalle famiglie; in qualche modo questo film parlerebbe di anoressia e bulimia. Anche in questo caso, la componente erotica, la violenza e i colori forti sarebbero in primo piano. |