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Un film di J.J. Abrams
USA/Germania, 2009 – Fantascienza – Durata: 126‘
Con: Chris Pine, Zachary Quinto, Leonard Nimoy, Eric Bana, Bruce Greenwood, Karl Urban |
Lost in space
Spazio, ultima frontiera. L'inizio è quello dei migliori James Bond, quasi in medias res, con un Kirk al comando della U.S.S. Kelvin che però di nome fa George (Chris Hemsworth). È infatti il padre di James T.(iberius) (scopriamo qui l'origine del doppio appellativo: un omaggio ai nonni materno e paterno), il quale nascerà mentre il genitore si sacrifica passando alla storia come eroe, salvando la famiglia e l'equipaggio dell'astronave. Poi parte il titolo, essenziale, definitivo, palingenetico. E comincia il film, con il piccolo James (Jimmy Bennett) già spericolato e poi bullo di provincia del XXIII secolo. In base ad un'attuale tendenza hollywoodiana (prima Guerre stellari , oggi anche X Men Le origini - Wolverine , nelle sale italiane in questi giorni) la mancanza di idee porta a scavare nelle radici dei personaggi e delle saghe. J.J.Abrams si appropria di quella di Star Trek e mette in atto un drastico reset. Schiera contro l'Enterprise e i suoi beniamini un classico nemico, il romulano Nero (Eric Bana), non molto distante dal Khan di Ricardo Montalban o dalla regina dei Borg di Alice Krige o ancora dall'Ad'har Ru'afo di F. Murray Abraham. Tutti i personaggi della serie classica, ormai assenti dal grande schermo da quasi vent'anni, dopo il passaggio di consegne alla "Next Generation" in Generazioni sono presentati in tutta la loro giovanile irruenza: la seducente Uhura (Zoë Saldana), concupita da Kirk, ma amoreggiante - incredibile, ma vero! - con Spock; il frustrato dr. Leonard "Bones" McCoy (Karl Urban), di cui sapremo l'origine del soprannome; il giovanissimo Pavel Chekov (Anton Yelchin) dal buffo accento russo (chissà che fine farà dopo la cura del doppiaggio italiano?); il timoniere Hikaru Sulu (John Cho) e l'ironico addetto ai motori Scotty (Simon Pegg), ripescato da una base della Federazione spaziale su un pianeta sperduto. Su tutti svettano Kirk (Chris Pine) e Spock (Zachary Quinto), entrambi impegnati a combattere con i propri caratteri, subito invisi l'uno all'altro, come è giusto che sia, prima di diventare amici per la vita. Ed infine, per un paradosso temporale originato dalla creazione di buchi neri da parte del malvagio romulano Nero (per i quali gran parte del film è in verità una realtà alternativa), torna Leonard Nimoy, nei panni dell'anziano Spock, in un consistente cameo (mentre Shatner è assente perché pare pretendesse di più), a confrontarsi con Kirk e con se stesso.
Una sceneggiatura tesa, ma spesso ironica, scritta da Roberto Orci e Alex Kurtzman, già autori di Lost , che si complica e un po' si perde sui paradossi temporali, e la regia frenetica ma attenta di Abrams confermano il trend "peace & love" della vecchia serie e molti topoi dei precedenti episodi cinematografici, portando anche il sesso tra l'asessuato equipaggio dell'Enterprise e il genere cinematografico dove "nessun uomo era mai giunto prima"
La fantascienza qui diventa appendice del western: un po' per l'esplorazione dello spazio come ultima frontiera un po' per le risse e le scazzottate come nei vecchi saloon.
Non sappiamo come la prenderanno i fedelissimi "trekkies", appassionati fan del telefilm e dei numerosi epigoni da esso derivati nel corso degli anni. A lume di naso crediamo bene, anzi, molto bene. Certo è che Abrams illumina di nuova luce personaggi e storie già visti, proponendo agli smaliziati spettatori del 2009 una fantascienza adulta e ipertrofica, piena di effetti speciali spesso perfetti, ed un divertimento assicurato.
Voto: * * * * .
Paolo Dallimonti
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