Dieci anni di
Calvin and Hobbes
Scheda:
Titolo
originale: The Calvin and Hobbes Tenth Anniversary Book
Autore:
Bill Watterson
Editore:
Comix (shop.comix.it)
Formato:
brossura, 210 pagine
Prezzo:
21,00 euro
Volume assai imponente, 210 pagine a
grandissimo formato rettangolare (e di bellissima copertina per semplicità e
gusto auto/metareferenzale), questa esauriente antologia di strisce di Calvin
and Hobbes, serie creata nel 1985 da un Bill Watterson ventottenne che, sulla
scorta di passioni giovanili (Krazy Kat,
Peanuts, Pogo in particolare, i fumetti tutti in generale), decise di
costruire un proprio mondo a disegni e balloon, riscuotendo presto consensi di
pubblico e critica.
In una serie limitata (si chiuderà dieci
anni dopo per non essere più ripresa) e dilazionata con parsimonia da parte del
suo autore, l’originalità non sta tanto nel carattere dei personaggi, tutti
molto ben sbozzati, o in una serie di sfondi/ambienti semplici, accattivanti e
familiarmente riconoscibili: a Watterson, come allo Schulz dei Peanuts,
è semplicemente riuscito il miracolo di riprodurre sulla carta l’esuberante
vitalità di un’intera epoca umana, quella delle casette sugli alberi e delle
lotte nel fango o nella neve (trattandosi Calvin di un maschietto, beninteso) o
ancora delle scaramucce con le coetanee più “intimamente” mature che
precede la prima consapevolezza adolescenziale. Come il tigrotto di pezza Hobbes
vive realmente per Calvin, alla stessa maniera Calvin non è mera figurina di
carta ma è personaggio vivo per noi lettori, è parte (più o meno nostalgica)
di noi, è ciò che eravamo e che, in parte, potremmo ancora essere se non ci
limitassimo a razionalizzare che un tigrotto di pezza non può essere altro che
un tigrotto di pezza.
C’è di più: Watterson sa unire uno
stile e un gusto schiettamente popolari a una onestà intellettuale di fondo,
riuscendo da una parte a mitigare l’accentuato simbolismo della serie e
dall’altra a mantenere un contatto preferenziale anche con gli esponenti
adulti a cui intende sicuramente riferirsi senza limitazioni di sorta.
L’edizione critica della Comix è
superlativa anche perché contiene una presentazione illuminante di Watterson
stesso sulla sua creazione e sulla sua poetica, una breve presentazione dei
personaggi principali e, sotto molte delle vignette presenti, un piccolo
commento sempre lucidamente ironico ancora dell’autore. Presentando
soprattutto le strisce giornaliere e, qua e là, anche
alcune tavole domenicali (più estese e a colori), Watterson penetra il
lettore nel suo mondo, che è il nostro magari millimetricamente spostato su un
altro asse: il lieve scarto è il segno autoriale per eccellenza, quel punto
invisibile e in conoscibile dove la nostra realtà si può permettere alcune
piccolezze in più (una tigre di pezza che vive gioca e parla con un bambino,
due genitori continuamente sgomenti che rimpiangono di non aver comprato un cane
invece che di aver procreato un ometto, …). La tendenza poetica di Watterson,
lontano da ogni blandizia commerciale da happy
ending a tutti i costi, è comunque riconducibile alla tenerezza (correre a
pagina 149, please!), alla rasserenazione ovattata, alla misura; ma i suoi
personaggi sanno anche soffrire pene reali e atroci (si veda lo strazio
incolmabile di una vignetta come quella di pagina 84) e, sotto ogni azione, fa
capolino l’inquietante spettro della solitudine, dell’abbandono, della
depressione, della violenza, della morte infine. Serie di strisce come quelle
dedicate al piccolo procione morto o al binocolo del papà irrispettosamente
rotto da Calvin sono autentici capolavori di sviluppata sensibilità infantile e
di reazione anomala ai traumi della vita, per dire; il resto, sia detto per
inciso, è quasi su quella media.
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