Palmiro – Storie di fidanzate lontane
Scheda:Autore:
Sauro Ciantini
Editore: Comix (shop.comix.it)
Formato: brossura, 130 pagine
“C’era una volta un anatroccolo
piccolo brutto e nero…”:così, ogni volta o quasi, inizia l’avventura, una
vignetta poco più o poco meno, di Palmiro, paperello innamorato e sfortunato:
sarebbe anche ricambiato, infatti, ma non riesce a comunicare con la
fidanzata/innamorata poiché lei è, come da titolo, “lontana”. Allora, per
alleviare tormenti e dubbi, l’(anti)eroe di Cantini si disperde in
non-avventure domestico-scolastico-intellettual-esistenziali, accompagnato da
bizzarre creature – il cactus Bolivar è un valido esempio – che, della vita
e dell’amore, hanno capito/vissuto ancora meno di lui.
Umorista toscano, Ciantini dissimula bene
il proprio ego artistico: la mini biografia in quarta di copertina vuole essere
simpatica e umile ed è, invece, a dir poco pretestuosa e ombelicale. Così come
il suo personaggio, Palmiro appunto: tira fuori qualche ideuzza, strappa un
sorriso qua e là, ma manca di concretezza (della serie: non basta una buona
intenzione a fare un carattere solido e appassionante) e di capacità
reciprocamente dialettica con il lettore. Modulando storie e temi nella forma
delle vignette tradizionali da striscia giornaliera, Ciantini dimostra sì
sensibilità alla ripetizione e un certo brio da accumulo; tuttavia, le sue
storie esauriscono la portata al massimo a ogni conclusione e i
personaggi/ambienti non reggono la durata di un albo a fumetti. Il pathos e il
coinvolgimento emotivo sono limitati, le situazioni non creano simboli o
metafore di condizioni universali e si avverte troppo il sentore di operazione
costruita a tavolino per piacere o passare a fenomeno cult (l’anatroccolo come
nuovo Calimero della postmodernità?). Anche a livello stilistico, del resto,
non pare esserci grossa consapevolezza del medium “striscia da quotidiano” e
l’inventiva assurda è di grana piuttosto grossa e vagamente derivativa (il
riferimento principale, per chi scrive, pare essere i Mutts
di Patrick McDonnell e, giù di lì, tutti i satirici americani fino al Krazy Kat di Herriman). Il tratto grafico, di voluta semplicità
bambinesca, è interessante e affabulatore per i personaggi “vivi” ma non
offre grandi cose per quanto riguarda gli sfondi, le interazioni ambientali, i
dettagli. Dove Ciantini sembra dare il meglio, e dove forse emergono le sue
origini di tagliente satiro toscano, è semmai nella costruzione della suspense
e nella preparazione alla battuta finale, la quale però si scioglie spesso in
un umorismo già percorso e poco fresco.
Un’edizione fieramente indipendente (si
legga l’introduzione) e pregevole per il formato quadrato, in ogni caso,
quella della Comix, da sempre attenta al potenziale letterario/visivo delle
strisce umoristiche da quotidiano (tutto suo è il catalogo del formidabile Calvin
& Hobbes di Bill Watterson).
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