Fernando Di Leo e il suo cinema nero e perverso

 

 

Lo scrittore Gordiano Lupi non ha certo bisogno di presentazioni. E, fortunatamente, negli ultimi anni anche il nome del regista a cui è dedicato il suo ultimo lavoro è tornato ad essere ricordato, anche se non ancora quanto meriterebbe. Dunque la presente recensione non aggiungerebbe nulla a quello che già si sta notando nelle varie librerie d'Italia, ossia una massiccia presenza sugli scaffali del saggio Fernando Di Leo e il suo cinema nero e perverso , a quanto pare ottimamente accolto dai lettori.

Eppure ci sentiamo di farla comunque, questa recensione, semplicemente sull'onda di un'emozione primordiale come il tono di molte sequenze tipiche del regista: l'entusiasmo.

L'entusiasmo di vedere un concentrato di informazioni, materiali fotografici e testimonianze dirette finalmente racchiuse in un unico volume, tale da essere paragonato a quello che fu per la filmografia di Lucio Fulci il saggio “Il terrorista dei generi ” di Albero-Cacciatore. E non inganni le dimensioni contenute di questo libro edito da Profondo Rosso: come da tradizione dell'editore, si tratta di una stampa dalla grafica fitta, e la mole della ricerca di Lupi giustifica ampiamente il prezzo di copertina di 25 euro.

Lupi è anche un narratore, e ciò si vede dal tono colloquiale e dall'immediatezza con cui coraggiosamente giudica molti addetti al settore che, dopo avere per decenni rozzamente maltrattato i generi che erano a tutti gli effetti la linfa vitale del nostro cinema (senza i quali nemmeno gli “Autori” avrebbero potuto trovare finanziamenti), ora si ritrovano giustamente sommersi da critiche parimenti feroci alle loro ma -stavolta- pienamente giustificate. Il karma si abbatte inesorabile sul cieco pregiudizio di ieri non solo grazie a Tarantino, ma anche ai lavori come quello di cui stiamo parlando.

Qui non si disserta solo dei classici film della celebre ‘Trilogia della mala' (i ‘liberamente tratti da Scerbanenco' Milano calibro 9 e La mala ordina , più Il boss ), bensì di tutta la filmografia del regista tramite parti specifiche e presentazioni generali, interviste inserite nel testo e recensioni d'epoca; si parte dalla biografia alle prime sceneggiature, dando la giusta rilevanza a ciò che ancora non molti sanno, cioè l'apporto che il nostro diede allo script di Per un pugno di dollari . Si prosegue mettendo in luce il ‘minore' e poco fortunato filone bellico del regista per arrivare poi a quello erotico. Vengono citate le opinioni che l'autocritico regista aveva dei suoi film, spesso spietate come nel caso di La belva uccide a sangue freddo . E naturalmente, vengono analizzate le prestazioni degli attori.

Il tutto usando un linguaggio sempre diretto, che di sicuro sarebbe piaciuto al regista, accomunabile a Lupi per mancanza di peli sulla lingua, tanto è vero che l'autore del saggio si tiene ben distante dall'agiografia riscontrabile di solito nelle monografie: Lupi non lesina critiche a parti poco riuscite presenti anche nei film più celebri del regista, tipo alcuni dialoghi poco felici invecchiati nel tempo.

Un libro che contribuisce a rendere giustizia a un cinema che a tutt'oggi grida vendetta e ripescato da troppo poco tempo dalle polveri in cui era stato gettato. Un lavoro indispensabile per chiunque abbia amato Di Leo o il cinema 70's in generale.

Giovanni Modica