Crazy heart

 


REGIA E SCENEGGIATURA: Scott Cooper
ATTORI: Jeff Bridges, Maggie Gyllenhaal, Robert Duvall, Colin Farrell, Sarah Jane Morris, Beth Grant, Annie Corley, Tom Bower, Luce Rains, Josh Berry, Rick Dial, James Keane, William Marquez, Paul Herman
MONTAGGIO: John Axelrad
MUSICHE: T-Bone Burnett, Stephen Bruton
PRODUZIONE: Butcher's Run Films, Informant Media
DISTRIBUZIONE: 20th Century Fox
PAESE: USA 2009
GENERE: Drammatico, Musical
DURATA: 112 Min
Soggetto: Tratto dal romanzo di Thomas Cobb
USCITA CINEMA: 05/03/2010

 

 

 

Se si dovesse definire Crazy heart (vincitore di due Golden globe e candidato a tre premi Oscar), con un aggettivo, la parola sarebbe senza dubbio 'autentico'. Un uomo, la sua chitarra, la sua musica country, i luoghi, le strade, tutto è straordinariamente vero. Naturale. Un intento che stava molto a cuore al regista Scott Cooper (per la prima volta nella duplice veste di regista e sceneggiatore), e pare esserci riuscito.  Tratto dal romanzo di Thomas Cobb, la pellicola racconta della vita dissoluta di un autore e cantante di musica country, Bad Blake (Jeff Bridges), artista al tramonto, o così pare, alla soglia dei 57 anni, con un passato glorioso, ormai dimenticato. I pomeriggi li passa con bottiglia di whiskey e sigaretta in mano, la sua vita trascorre nei motel e le serate si concludono da ubriaco nelle braccia nella prima che capita. Tutto questo finché incontra una donna (Maggie Gyllenhall, scelta durante il casting dallo stesso Bridges, proprio per la sua naturalezza innata): giornalista alle prime armi, sola con un figlio piccolo, inizierà con lui una relazione  piena di difficoltà ma che porteranno Blake, non senza sacrifici e sofferenze, alla redenzione. E’ ben chiaro il mito americano della ‘seconda occasione’.
L'autenticità del film parte proprio dalla musica, la vera protagonista. La pellicola è completamente scandita dalle canzoni (la lavorazione del film è partita proprio da qui), per questo è stato scelto T Bone Burnett per le musiche: leggendario compositore e produttore, sostenitore della musica popolare americana, vincitore del Grammy e nominato all'Academy Award, è conosciuto per le bellissime colonne sonore di ‘Fratello dove sei?’ e ‘L'amore brucia l'anima’. Le canzoni raccontano il Sud degli Stati Uniti, l'atmosfera che si respira nelle sale da ballo e nelle birrerie dell'Arizona e del Texas, del resto il regista conosce bene questo mondo,"sono cresciuto nel Sud, immerso nella musica country, vivendo come visse Bad Blake", ha detto. Questa sensazione di verità deriva anche dal fatto che abbiano registrato la musica con equipaggiamento analogico, senza nessuna moderna tecnica digitale, proprio per rimanere fedeli al periodo. Il genere musicale connota inesorabilmente la rappresentazione della storia. Gli accordi sono ripetitivi, quel che conta sono le parole e l'interpretazione, per questo si sono affidati a T. B. Burnett, e per questo hanno scelto Jeff Bridges. "Ogni gesto che compie ha un senso, ogni cosa che fa è reale. E sapevo che era un ottimo musicista", svela Cooper. Candidato all’Oscar come miglior attore protagonista, è perfetto nei panni del musicista fallito in preda ai suoi drammi interiori, con un mix intelligente di ironia e drammaticità, a tratti fa ridere di gusto (in sala scoppia letteralmente  la risata), a tratti si vieni colti da una profonda amarezza, che sfiora la commozione. Un cuore pazzo, che vicino alla fine, trova il coraggio di rimettersi in gioco e ricominciare. “Ho voluto umorismo e pathos, mettendoci leggerezza", commenta infatti Cooper. Una presenza degna di nota è quella di Robert Duvall, nei panni dell’amico fedele di Blake; Duvall vinse un Oscar proprio interpretando un cantante country ne ‘Il tenero ringraziamento’ di Horton Foote. Presente anche Colin Farrell, come allievo di Blake, arricchitosi, a dispetto del maestro, con il New conutry. Tutti sono onesti e autentici, è una celebrazione della tradizione americana, un affresco delle sue radici popolari, raffigurata attraverso la vita del musicista con durezza e forte senso della verità.

Marta Fresolone