Baise MoiSebbene possa sembrare un paradosso, il cinema inteso come mera illusione ed imitazione della realtà, spesso non riesce a generare nello spettatore quei processi di immedesimazione nella realtà stessa se non ricorrendo a strategie quali forte realismo visivo e argomenti di cui noi ci sentiamo fortemente partecipi. Tali strategie si rivelano efficaci svelando lati nascosti e intimi della nostra vita, e spesso richiamano a sé una censura. E’ certamente inutile parlare di menage a troi, ad esempio, come fece Truffaut in Jules et Jim confrontandolo alla festa orgiastica in Eyes Wide Shut di Kubrick, anche perché i due esempi veicolano significati quasi opposti: il primo richiama un sentimento insolito e nascosto, ma pur sempre celato dall’amicizia dei personaggi, il secondo non prende in considerazione né sentimenti né relazioni personali; si propone di mostrare, tramite una metafora “sporca”, come le fantasie/realtà del personaggio/società si avvicinino ad un’ambiguità di stampo sessuale. Chi di questi due registi “turba” maggiormente lo spettatore? Beh, direi senza dubbio Kubrick, non perché Truffaut non riesce in questo intento, anzi, da questo punto di vista non gli interessa minimamente farlo, bensì perché Kubrick mette sullo schermo gente mascherata, nuda, in varie stanze di un castello, che scopa tanto per intenderci.

Un approccio così crudo al visivo è stato tentato da vari registi, chi più chi meno, già da parecchi anni (Arancia Meccanica di Stanley Kubrick nel ’71, Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci nel ‘72, Ecco l’impero dei Sensi di Nagisa Oshima nel ’76, Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini nel ’75, Cannibal Holocaust di Ruggero Deodato nel ’79, Idioti di Lars Von Trier nel ‘98) approfondendo in particolare le due categorie più perturbanti del cinema e della cultura in generale: sesso e violenza.

Purtroppo ai giorni nostri è stata inevitabile la strumentalizzazione di tali strategie: film quasi porno spacciati per pellicole che non temono di andare a fondo nella realtà (vedi Baise Moi delle registe Despentes e Trinh Thi) o comunque film che partendo da semplici propositi di cronaca scadono in scene di sesso gratuite (vedi Guardami di Ferrario).
La principale differenza fra i film che ho elencato in alto e i cosiddetti film da botteghino è che i primi strumentalizzano sesso e violenza per il cinema, i secondi strumentalizzano il cinema per sesso e violenza.

Francesco Flomin

La rubrica comprende film classificati VM18 o VM14 in Italia, più alcuni che hanno suscitato particolare clamore.
Questa tipologia di film raramente passa in tv, se non dopo pesanti tagli.