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PROFONDO
ROSSO
IT 1975
di Dario Argento con David Hemmings, Daria Nicolodi,
Gabriele Lavia, Clara Calamai, Eros Pagni, Giuliana
Calandra, Macha Méril, Giulio Brogi
°
Un musicista (Hemmings) è testimone dell’assassinio di
una sensitiva. Con l’aiuto di una bella giornalista (Nicolodi,
personaggio ispirato alla vera giornalista Gianna che
lavorava insieme ad Argento nella redazione di Paese sera quando ancora lui faceva il critico
di cinema e che avrebbe dovuto recitare l’attrice teatrale
romana Susanna Javicoli se questa non avesse coraggiosamente
rifiutato una parte così importante non sentendosi pronta e
per continuare gli studi di veterinaria a Perugia e
all’Accademia di teatro, ma si ritrovò poi catapultata
sul set de La nottata di Cervi) scoprirà che il colpevole
è più vicino di quanto pensi e il movente è legato a
turbe infantili. Il film più famoso di Argento – quello
che ha fatto nascere le definizioni di “thriller
macabro” e di “manipolatore delle immagini” - è
effettivamente uno dei suoi migliori per invenzioni
registiche (i flashback risolutori disseminati a spezzoni),
senso della suspense (le scene nella casa abbandonata e
tutto il finale), colpi di scena e capacità di raccontare
una storia gialla seminando indizi qua e là, tra cui quello
decisivo (che deriva da Assassinio
allo specchio di Agatha Christie), per il quale uno
spettatore attentissimo può capire il colpevole dopo appena
quindici minuti circa. Bellissime anche le musiche dei
Goblins (Argento inventa il “thriller assordante”).
Peccato solo per quel suo gusto masochistico di rovinare i
film in poco meno di dieci minuti con un finale vorticoso ma
ridicolo ed eccessivamente grand-guignol. Da qui in poi il
talento di Argento verrà spesso sacrificato in nome
dell’horror. Inizialmente si doveva intitolare La
tigre dai denti a sciabola, per proseguire la scia dei
film con un animale nel titolo da lui inaugurata. Da questo
film la Nicolodi diventerà la compagna “tata”
dell’insicuro e maniaco Argento, proveniente da una
relazione con la bella Marilù Tolo, a cui darà alla luce
la figlia Asia. Chi sta bene attento noterà che il make-up
del pupazzo meccanico che ride sarà lo stesso (o quasi) del
bimbo deforme di Phenomena. Nicoletta Elmi, mascotte di tanti
thriller di quegli anni, è la bambina che tortura le
lucertole.
THRILL
125’
* * *
Roberto Donati
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