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Carrellata coreana
-
- Del primo cinema sudcoreano
(d'ora in avanti, per comodità, semplicemente coreano),
prodotto sotto la lunga dominazione giapponese della prima
metà del secolo, non ci resta oggi più nulla. Sappiamo
però che sin dalla sua introduzione, nel 1903, la cinematografia
è sempre stata soggetta alla censura governativa. La vera
e propria nascita di una produzione autoctona è degli
anni '20 e continua negli '30 prima che il Giappone dirotti
le risorse per fare propaganda in vista della guerra.
Durante l'occupazione giapponese (1910-1945) furono banditi
tutti i film che potevano ispirare sentimenti anti-colonialistici
e, nei tre anni successivi alla conclusione della seconda
guerra mondiale, l'occupazione congiunta Usa-Urss contribuì
a fare crescere la tradizione dei film di propaganda,
anche se tra il 1945 e il 1950 ci furono timidi segnali
di ricostruzione.
- Nel 1950 hanno inizio i tre
anni di guerra civile che spazzeranno via l'industria
cinematografica. Inoltre, con la successiva divisione
della penisola in Nord e Sud, le maglie della censura
si stringeranno ancora di più. La storia del cinema coreano
può essere quindi descritta in termini di interventi da
parte del governo e di resistenza a questi tentativi di
interferenza.
- Così accade che la produzione
inizi a riprendersi nella seconda metà degli anni '50
e diventi sostanziosa nel 1959 dando inizio al periodo
considerato d’oro del cinema nazionale, ossia quello degli
anni sessanta, di cui ad Udine nel Far East Film Festival
2003 sono stati presentati sette film, tutti di registi
diversi. Va subito detto che il cinema coreano degli anni
sessanta non ha nulla a che vedere con le varie nouvelle
vague del resto del mondo, e infatti assomiglia più
a quello degli anni ’50 se paragonato alle cinematografie
di altri paesi.
- Barefooted
Youth, The Housemaid
La rinascita del cinema coreano inizia spiritualmente
con il 19 aprile del 1960, quando le proteste studentesche
rovesciarono il governo autoritario e la popolazione godette
di maggiore libertà, quanta non ne aveva in pratica mai
avuta per tutto il secolo. I tre registi considerati portabandiera
di questo momento sono KIM Ki-young, YU Hyun-mok e SHIN
Sang-ok, anche se molti film venivano prodotti e il regista
più prolifico era KIM Soo-yong che diresse addirittura
10 film nel solo 1967. Forse anche in Corea sarebbero
sorte in seguito delle new wave, ma sotto la dittatura
di Park Chung-Hee (instauratasi invero già nel 1961) il
cinema fu costretto ad essere progressivamente più commerciale
e i talenti degli anni sessanta si spensero negli anni
’70 e ’80, a cui seguì l’odierna rinascita del cinema
coreano. Va detto che la cinematografia coreana degli
anni ’60 è poco nota anche in patria, riscoperta solo
di recente al festival di Pusan, e che i registi di oggi
sono per lo più cresciuti con il cinema successivo, che
infatti hanno odiato e da cui si sono distaccati. Alcuni
registi contemporanei stanno ora cercando di riavvicinarsi
a questo periodo d’oro, tanto che pare essere in cantiere
il remake di The Housemaid.
- Dei
film presentati nella retrospettiva in verità non si ha
un ricordo proprio sfavillante, spesso infatti le sceneggiature
oscillano tra grossolane ingenuità e assurdità vere e
proprie, ciò nonostante alcune pellicole sono riuscite
a mostrare uno stile preciso e anche un certo coraggio
sul versante visivo. Tutti i film del periodo sono legati
al melodramma, sia esso il cardine del racconto o sia
una sorta di elemento aggiunto ad un altro genere. I noir,
i thriller e persino gli horror della selezione hanno
sempre avuto evidentissimi elementi melodrammatici al
loro interno, a dimostrare che il melodramma era una sorta
di super-genere contenente a sua volta ogni possibile
altro genere.
- Tra
i film più interessanti si è segnalato The Housemaid
(1960) di Kim Ki-young: una cameriera seduce il padrone
di casa e continua ad abitare con la famiglia, nonostante
sia chiaramente minacciosa e abbia a che fare con la morte
di alcuni membri famigliari. La trama scadrà anche nel
ridicolo, ma è tanto ardita da non risultare mai prevedibile
ed è mirevole la costruzione visiva quasi hitchcockiana,
con la telecamera che continua ad uscire ed entrare dalla
casa e la cameriera che sembra ovunque, sempre pronta
a colpire.
- Interessante
per il suo moralismo e per il senso del sacrificio Barefooted
Youth (1964) di KIM Ki-deok, storia d'amore impossibile
tra una ragazza e un giovane dell'ambiente criminale;
fu considerato in patria il film generazionale per eccellenza
e presentava la coppia di star coreane allora più popolari.
In effetti l’attore SHIN Sung-il era in ben tre dei film
presentati tra cui The Student Boarder (1966) di
JEONG Jin-woo in assoluto il più convincente della retrospettiva,
storia di un uomo che torna a vendicarsi di una donna
che l’ha lasciato. Prenderà una camera in affitto di fianco
alla casa di lei e del nuovo marito e la farà impazzire
con un'ossessiva melodia suonata da un'armonica. Infierirà
senza pietà fino alla fine, perché a sua volta ha avuto
un fato terribile. Forse il film più riuscito perché più
puramente melodrammatico degli altri.
- L'influenza degli Usa nella
vita del paese determina, alla fine della Golden Age,
una progressiva scomparsa del cinema nazionale a favore
dei prodotti provenienti da Hollywood con una conseguente
americanizzazione del gusto degli spettatori. Dunque il
controllo ideologico non è quasi mai venuto a mancare
e fino ai primi anni '90 non era strano che un regista
fosse letteralmente imprigionato per via di presunte "violazioni"
alla sicurezza nazionale.
- La seconda metà degli anni
'80 segna un cambiamento importante per l'industria cinematografica:
si cerca di contrastare la veloce espansione dei network
di distribuzione stranieri tramite il miglioramento delle
qualità artistiche e tecniche. Gli artefici di questo
sforzo, cruciale per la definitiva esplosione del decennio
successivo, sono un gruppo di giovani registi i cui film
ottengono anche una certa visibilità internazionale.
- BAE Yong-Kyun con Why
Has Bodhi Dharma Left For the East? (1989) vince il
42° Festival di Locarno, e mette in scena una parabola
buddhista sulla colpa, il dolore, la morte e la pace.
JEONG Ji-yeong in White Badge (1992 - primo premio
al Festival di Tokio) porta sullo schermo la storia di
un romanziere alcolizzato non più ripresosi dalla sua
esperienza di soldato volontario in Viet-Nam. SUN Woo-Jang
con Passage To Buddha (1993 - Creative Film Award
al 44° Festival di Berlino), racconta del cammino spirituale
di un ragazzino e CHEUL Su-Park con Farewell My Darling
(1996) parla di tre fratelli che hanno preso strade molto
diverse si ritrovano nel piccolo villaggio natio per il
funerale del padre. CHANG Dong Lee, l'unico di questi
tuttora sulla cresta dell'onda, con Green Fish,
un racconto dal tocco leggero tra storia d'amore
e iniziazione criminale, nel 1998 vince il Vancouver Film
Festival. Lo stesso anno LEE Kwangmo con Spring In
my Hometown ottiene il Grand Prix al festival di Locarno
e tratta degli effetti devastanti dell'occupazione americana,
raccontando di due tredicenni in un villaggio e delle
violenze a cui assistono e che subiscono.
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- Green
Fish, Whispering Corridors, Christmas in August, The Surrogate
Mother
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- Ancora
nel 1998 si fa notare Christmas in August di HUR
Jin-ho che influenzerà i melodrammi a venire: un tranquillo
fotografo sembra in pace con se stesso ma cova una terribile
malattia, una vigilessa entra nel suo studio e tra loro
nasce una delicata relazione. Lo spettro della morte incombe
ma i personaggi mantengono una dignitosa e controllata
pace interiore, parlano poco e non si baciano mai, eppure
si avverte una palpabile consonanza tra le loro anime.
Sempre nel 1998 Whispering Corridors di PARK Ki-hyung,
grande successo in patria, dimostrerà la versatilità in
diversi generi della produzione coreana, e lancerà il
filone del film di fantasmi. Racconta di una studentessa
morta da nove anni che ancora infesta la scuola vendicandosi,
spesso non a torto, della crudeltà degli insegnanti. Non
manca quindi la critica al sistema scolastico coreano
che sarà aspramente giudicato in tanti film a venire.
- Importantissimo
è poi il grande maestro del cinema coreano, il veterano
IM Kwon-taek, tuttora in attività con ben 99 pellicole
alle spalle. Nel 1987 sbarca a Venezia il suo The Surrogate
Woman che fa guadagnare la Coppa Volpi alla sua attrice
KANG Soo-yeong. Racconto melodrammatico e sensuale, il
film mette in scena la storia di una donna che accetta
di divenire madre in affitto per una coppia di nobile
discendenza. Non arriva invece in occidente ma vince il
festival di Shanghai Seopyeonje (1993) che narra
attraverso il melodramma della scomparsa del canto tradizionale
pansori, metafora della modernizzazione anche spietata
del paese.
- Venendo
al concludersi degli anni '90 ci si trova di fronte all'inizio
di una straordinaria fase di crescita sia produttiva che
artistica. I film coreani hanno iniziato a farsi notare
ai festival e a conquistare fette sempre più ampie del
pubblico, sia in patria, sia nei vicini paesi asiatici.
Si tratta di un cinema con diversi ed originali autori,
così come con delle linee comuni, la più evidente delle
quali riguarda l'uso della violenza, più sanguigna e realistica
che nei polizieschi di Hong Kong e meno grottesca di quanto
accada in certe pellicole giapponesi.
- Mentre
verso la fine degli anni '90 Hong Kong si trova a fronteggiare
una certa recessione è nel '99 che il mercato coreano
esplode letteralmente arrivando a coprire il 38.5% degli
incassi interni. In questo stesso anno vengono riammessi
nel mercato i film giapponesi, prima vietati per la storica
inimicizia tra le due nazioni, ed hanno origine anche
diverse coproduzioni panasiatiche che vedono la Corea
svolgere un ruolo importante.
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- Shiri, Tell Me Something,
Nowhere to Hide, Chunyang
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- Il botteghino del 1999 è
dominato dal blockbuster action-spionistico Shiri
di KANG Je-gyu, ma ottiene un buon successo anche Attack
the gas station di KIM Sng-Jin, film dai costi ben
più modesti che racconta di 4 delinquenti che sequestrano
una stazione di servizio. Da una vicenda che inizia come
un semplice divertissement pulp emerge invece un ritratto
ben poco affettuoso di tutta la moderna società coreana,
dai gangster alle forze dell'ordine, agli arricchiti,
da cui i giovani cercano più che altro di difendersi.
Il cast inoltre comprende alcuni attori che rivedremo
in film come Friend e Public Enemy.
- Buoni risultati al botteghino
sono ottenuti anche dai polizieschi Tell Me Something
di CHANG Yoon-hyun, con un serial killer dal modus
operandi efferato che forse però è una donna, e Nowhere
to hide di LEE Myung-se (1999) il primo film del nuovo
corso coreano a giungere in Italia, anche se solo in home-video.
Arrivato con un certo ritardo non si dimostra la scelta
più azzeccata: nonostante la pregevolissima cura formale,
il film dà l'idea che in Corea non si producano cose molto
diverse da quelle di Hong Kong (con le mazze da baseball
al posto delle pistole) e che quindi a non conoscere la
produzione coreana non ci si stia poi perdendo un granché.
Nel 1999 vede la luce anche Lies di SUN Woo-Jang
(Passage to Buddha), che giunge al festival
di Venezia e colpisce, ma anche annoia, il pubblico con
una relazione sadomasochista tra un professore e una sua
allieva.
- Un grande successo del 1999,
anche negli altri paesi asiatici (sopratutto in Cina)
è stato Happy End di JUNG Ji-woo, un crudele melodramma
dai toni chabroliani e dall'accompagnamento musicale preso
da Mozart. Happy end inoltre conferma il talento
di Choi Min-sik, lanciato da Shiri e destinato
ad altre grandi interpretazioni in Failan ed Old
Boy.
- La produzione coreana inizia
a guadagnare visibilità nel Far East e il minor costo
di produzione, anche per via dei più moderati cachet degli
attori, porterà diverse produzioni televisive ad essere
esportate ad Hong Kong e in Giappone con un conseguente
guadagno per tutta l'industria. Inoltre al concorso del
festival di Cannes del 2000 arriverà, per la prima volta,
un film coreano. Si tratta di Chunyang di Im Kwon-taek,
storia della figlia di una cortigiana che rifiuta di farsi
schiava per amore del figlio del governatore e che sopporterà,
infine trionfando, tormenti e torture.
- I film del 2000 continuano
l'ottimo momento e segnalano le opere prime di autori
che diverranno molto interessanti. La commedia Barking
Dogs Never Bite di JOON Ho-Bong è un ottimo esordio
e tra le altre cose fa conoscere l'attrice BAE Du-na che
rivedremo in Sympathy for Mr. Vengeance e come
protagonista nello spassoso Saving my hubby. Molto
interessante è anche il quasi sperimentale Die Bad
di RYOO Seung-wan (primo film girato in 16 mm. ad essere
distribuito in sala - gonfiato a 35mm.), dove la violenza
è presente in modo ossessivo, come a sfidare la sopportazione
dello spettatore.
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- The Foul King, Peppermint
Candy
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- The Foul King di
KIM Ji-woon vince il premio del pubblico al Far East Film
Festival del 2001 ed è una brillante
e briosa commedia sull'alienazione lavorativa e sul wrestling,
realizzata con effetti speciali anche piuttosto costosi.
Il film è stato un grande successo al botteghino e ha
lanciato definitivamente l'attore SONG Kang-ho, anch'egli
già visto in Shiri e destinato a divenire una delle
più fulgide star del cinema coreano con le sue interpretazioni
in JSA, Sympathy for Mr. Vengeance e Memories
of Murder, tutti film tra i migliori film prodotti
in questi anni, e non solo in Corea.
- Si conferma,
con Peppermint Candy, il talento di LEE Chang-Dong,
già regista di Green Fish. Il suo nuovo film, interpretato
dall'ottimo Sol Kyung-gu, è una spietata analisi della
società coreana passata e presente: un uomo prossimo al
suicidio ricorda di aver visto distrutti i suoi sogni
di gioventù essendo stato: una recluta di polizia durante
la repressioni degli studenti, un torturatore e infine
uno speculatore di borsa, ora messo a terra dal crack
finanziario. Fa parlare di sé anche Virgin Stripped
Bare by Her Bachelors di HONG Sang-soo, storia raccontata
due volte della relazione di una donna tra due uomini,
una volta dal punto di vista della ragazza e un'altra
da quello della donna cresciuta.
- Ancora
in questa annata miracolosa escono due film che lanciano
i rispettivi registi, oggi tra gli autori più interessanti
del cinema mondiale. L'isola di KIM Ki-duk, che
arriva alla mostra di Venezia e viene etichettato come
film shock, causando svenimenti in platea per l'efferatezza
delle pratiche erotiche messe in mostra. Il film trasmette
un senso di disperazione assoluta, senza scampo, in cui
il dolore che i personaggi si infliggono attraverso gli
ami da pesca pare quasi un atto d'amore e di liberazione.
Questo, sull'onda del già citato Lies, naturalmente
contribuirà a dare un'immagine del cinema coreano come
di una produzione, non solo violenta, ma quasi sadica
nei confronti dello spettatore. Lo stesso Kim Ki-duk sarà
vittima di questa semplificazione quando l'anno successivo
il bellissimo Address Unknown (2001), alla stessa
Venezia, sarà giudicato con sufficienza come se il suo
unico obiettivo fosse shockare lo spettatore. In realtà
Address Unknown racconta di un gruppo di persone
che abitano, poco dopo la guerra di Corea, vicino ad una
base militare americana. Il ritratto è quello di paesaggio
umano devastato, dove non una sola conversazione riesce
a finire senza che si venga alle mani e dove una sorta
di frustrazione autodistruttiva pervade tutti i personaggi.
Il film è il più esplicitamente politico di Kim Ki-duk
oltre che il suo più autobiografico, essendo il regista
cresciuto proprio nelle vicinanze di una di queste basi,
peccato che in un paese come l'Italia, dove le basi americane
certo non mancano, non sia stato capito.
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- L'isola,
Address Unknown, Joint Security Area
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- Joint
Security Area (JSA
- 2000), passato anche al Festival di Berlino, è il primo
film a grosso budget di PARK Chan-Wook. E' una pellicola
dalla realizzazione sontuosa, che si avvale di uno splendido
cinemascope (girato utilizzando, per la prima volta in
Corea, il super 35 mm), e ottiene un enorme successo in
patria, superando il record di Shiri. Il tema che
affronta è quello della divisione delle due coree essendo
ambientato tra i militari che sorvegliano la frontiera.
Park Chan-Wook dimostra subito che la sua visione del
cinema è molto politica e come in molti altri film coreani
non mancano le critiche agli eccessi paranoici dei regimi
della Corea del Sud. Questa autocritica, a volte anche
spietata, non ha eguali nella cinematografia asiatica
e come vedremo è cara a diversi autori, tanto da ritornare
come una sorta di fil rouge negli anni successivi.
Oltre al già citato SONG Kang-ho un altro attore otterrà
fama da JSA: SHIN Ha-Kyun che continuerà la sua
carriera con altri film importanti tra cui Guns &
Talks, Sympathy for Mr. Vengeance e Save the green
planet.
- Il 2001
è l'ultimo anno del boom e regala altre pellicole buone
ed alcune eccezionali. Tra quelle di migliore qualità
artistica va sicuramente annoverato, oltre al già citato
Address Unknown, Bad Guy, in concorso al
festival di Berlino e ancora di Kim ki-duk. Per molti
si tratta del capolavoro del regista, anche se chi scrive
gli preferisce il film precedente. Bad Guy racconta
della relazione di amore e dipendenza tra una ragazza
costretta a prostituirsi e l'uomo che la costringe a farlo,
ancora dunque una storia lancinante e disperata. Più metafisico
delle opere precedenti, articolato su differenti livelli
temporali e di realtà si conclude con un doppio finale,
uno reale ed uno immaginario, ma nessuno dei due lascia
un minimo spiraglio di luce: entrambe le soluzioni presentate
sono di un pessimismo assoluto, così assoluto da divenire
un po' meccanico.
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- Bad
Guy, Friend (a destra Jang Don-Kung)
-
- Presentato
in Italia al festival di Torino, che ospiterà altri film
coreani gli anni a venire, è l'ottimo Friend
di KWAK Kyung-Taek, che supera in incassi JSA.
Narra del passaggio dall’infanzia, all’adolescenza, all’età
adulta di quattro ragazzi "del quartiere", che
prenderanno strade diverse. Due gangster, un proprietario
di karaoke e una sorta di intellettuale, le cui vicende
personali, spesso tragiche, si intrecciano attraversando
la sofferta storia del paese. L'inizio avvolto nelle atmosfere
fumose di Pusan ricorda quasi la vecchia New York di C’era
una volta in America, ma anche Bronx e Sleepers.
Con il crescere dei personaggi assistiamo alla brutalità
del sistema scolastico coreano e al dividersi dei quattro
amici, che ritroveremo nell'amara ultima parte tra cruenti
regolamenti di conti tra gangster e afflati tragici che
donano al film una solida classicità. Friend inoltre
lancia un'altra star del cinema coreano: Jang Dong-Kun
che rivedremo in The Coast Guard, ma anche in altri
film dal grosso budget come 2009: Lost memories
e Tae Guk Gi, questo attore tra l'altro ha tratti
meno marcatamente coreani della media ed è probabilmente
il più esportabile tra i divi di questo nascente star
system. Friend esce in alcune sale europee, come
quelle dei paesi scandinavi, e in Italia è il primo film
coreano ad essere passato su TELE+, peccato che il doppiaggio
sia tra i più inascoltabili che ci sia mai capitato di
sentire.
- Se già Friend è un
investimento consistente per l'industria coreana è addirittura
magniloquente lo sforzo fatto per Musa coprodotto
infatti con la Cina. La pellicola è un’epica medievale
che segue la fuga verso la Corea di una spedizione diplomatica
attraverso il deserto cinese, quasi nessuno però ritornerà
a casa. Girato con tecniche molto moderne (forse con qualche
eccesso), come le riprese accelerate e sfocate, uguali
a quelle della prima battaglia del Gladiatore,
e con costumi, armi e ambientazioni molto curate, il film
non ha nulla da invidiare alle produzioni americane e
anzi ha parecchio da insegnargli, sia per il respiro epico
che per la cruenza delle battaglie, che soprattutto per
il coraggio narrativo. Lo sterminio dei personaggi principali,
tutti in realtà piuttosto sfaccettati, a volte nobili
e a volte detestabili, pare senza pietà come in una sorta
di Mucchio selvaggio medievale.
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- Musa, Failan (a sinistra
Choi Min-sik)
-
- Un'altra coproduzione, questa
volta con Hong Kong, è il melodramma Failan di
SONG Hae-Sung con Cecilia Cheung e il grande Choi Min-sik.
Un gangster fallito ha accettato, per un piccolo tornaconto,
di sposarsi ad una donna che non ha mai visto dandole
la possibilità di lavorare in Corea. La donna è malata
e il gangster è costretto ad un patto che lo manderà in
prigione. Vediamo scorrere la vita della ragazza cinese
Failan già con la coscienza della sua morte e seguiamo
il gangster in una progressiva, quanto tardiva, presa
di coscienza di una vita che non ha mai avuto. Il film
sorprende soprattutto per la apparente semplicità con
cui sa mischiare diversi generi e registri narrativi,
toccando sempre i tasti giusti al momento giusto.
- Altre notevoli produzioni
sono le commedie: Kick the moon di KIM Sang-Jin,
sulle vite parallele di due studenti che divengono insospettabilmente
un boss e un insegnante; Hi! Dharma! di PARK Cheol-kwan,
che propone l'incontro-scontro tra gangsters e buddisti;
My wife is a gangster di CHO Jin-gyu arricchita
da diverse scene d'azione. Ancora dei gangsters sono i
personaggi di Guns & Talks di KANG Jin, che
segue le avventure di un gruppo di giovani assassini che
vivono nella stessa casa, quasi fossero degli studenti.
Tra un criminale al di sopra della legge, un poliziotto
pronto a tutto e una bellissima anchorwoman vendicativa,
il film si snoda per due ore senza annoiare né incantare
dimostrandosi un ottimo esempio di prodotto medio ma non
banale. Sempre tra le commedie My Sassy Girl di
KWAK Jae-yong, tratto da storie di vita vissuta diffuse
su internet, ha conquistato il pubblico con le traversie
di un ragazzo che decide di salvare una ragazza incontrata
per caso che gliene farà di tutti i colori. Vengono anche
qui alternati generi e registri diversi dalla commedia
demenziale a dramma intimista.
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- Kick
the Monn, Guns & Talks, My Sassy Girl
-
- Il cinema
coreano dimostra di non essere solo un fuoco di paglia
e di aver saputo costruire una solida industria cinematografica.
Nel 2001 nemmeno i primi capitoli di Harry Potter
e Il Signore degli Anelli sono riusciti a eguagliare
i quattro film coreani più visti dell'anno. Gli autori
poi non mancano come la presenza crescente della Corea
nei festival internazionali dimostra. Si legge che la
critica locale ritiene che il successo crescente delle
produzioni commerciali abbia portato ad un sensibile peggioramento
qualitativo, ma dall'esterno la qualità media coreana
appare invidiabile per la totalità degli altri mercati.
I coreani inoltre sono i primi a scherzare su certe caratteristiche
del loro cinema quando dichiarano che anche loro, come
Hong Kong, producono molte commedie, naturalmente però
più violente di quelle degli altri paesi.
- Il 2002
segna una leggera inversione di tendenza. La cinematografia
coreana ha preso forse troppa fiducia in se stessa e si
lancia in progetti costosi senza la necessaria prudenza.
Alcuni flop impongono un ripensamento e l'industria si
rifugia momentaneamente nelle commedie, per leccarsi le
ferite e ripartire con le idee un po' più chiare. Andrà
piuttosto bene il costoso ed interessante 2009: Lost
Memories di LEE Shi-myung, storia fantascientifica
di una Corea immaginaria dominata dalla dittatura giapponese
mentre saranno dei flop: il confusissimo Yesterday,
opera di fantascienza dalle aspirazioni alte, ma dai ritmi
sbagliati e dalle personalità piatte; l'avventura per
famiglie R U Ready? e il cyber-action Resurrection
of the Little Match Girl.
-
- 2009:
Lost Memories, Yesterday, Saving my Hubby
-
- L'esito
artistico della nuova ondata di commedie non ha però convinto
come invece avevano fatto The Foul King e Guns
& Talks. Piuttosto deludenti si rivelano Jailbreakers
(nonostante il regista Kim Sang-Jin sia lo stesso
di Kick the Moon e nonostante la buona prova d'attore
di Kyung Gu-sol), Perfect Match, Sex is Zero e Bet
on my disco. Soprattutto Sex is Zero con un
umorismo (in)degno di American Pie suscita timori
per la salute del cinema coreano, anche se il finale di
inaspettata cattiveria segna comunque un distacco rispetto
alle produzioni più basse. Sfoggia invece una buona qualità
Saving my hubby con BAE Du-na nel ruolo di una
ex-pallavolista in giro, con un piccolo pargolo, per i
ghetti coreani alla ricerca del marito, completamente
perso nei fumi dell'alcool.
- L'opera
migliore tra queste commedie è di certo Conduct Zero
di JO Geun-shik,
ambientata negli anni ’80 in una scuola, ha come protagonista
uno studente con la fama da picchiatore le cui gesta sono
gonfiate dai racconti dei compagni di classe, e visualizzate
in sequenze quasi alla Matrix. Il ragazzo però non è così
aggressivo come gli altri lo vorrebbero e addirittura
si innamora di una timida e dolce secchiona. Sarà però
costretto a difendere la sua fama da un nuovo picchiatore
e la scena finale ha tutto fuorché i toni della commedia,
montando in modo alternato un concerto per chitarre classiche
ad una violenta rissa con accoltellamento.
- La violenza
come si vede non si allontana dagli schermi coreani: No
blood no tears di RYOO Seung-Wan, già autore del cruento
Die Bad, ottiene un discreto successo. Il
film non ha una gran sceneggiatura e alcune sequenze sono
più confuse che efficaci, ma gli scontri tra i personaggi
trasudano una violenza che atterrisce: anche in un film
dai connotati più o meno pulp, è fatta di sangue e di
dolore tanto da far impallidire Fight Club.
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- Conduct
Zero, The Phone, Primavera, estate, autunno, inverno
...e ancora primavera, Public Enemy
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- Un regista
che invece abbandona le commedie a cui deve la fama è
KIM Ji-woon (The Foul King) che realizza il segmento
coreano della coproduzione panasiatica Three, si
tratta di un mediometraggio horror intitolato Memories.
In questo genere il regista si cimenterà di nuovo l'anno
seguente col ben confezionato ma piuttosto mediocre A
tale of two sisters, uscito anche nelle sale italiane.
Sono infatti gli anni in cui esplode la moda horror sull'onda
lunga di Ringu e la Corea ci prova con il patinatissimo
The phone di ANH Byeong-ki: pellicola gravemente
appesantita da un uso eccessivo e quasi dilettantesco
delle impennate di volume sonoro e soprattutto da una
sceneggiatura a dir poco didascalica, che al posto di
infittire il mistero si impegna a spiegarci tutto, ma
proprio tutto, come nei peggiori film americani. E' purtroppo
questo il primo film coreano non d'autore a venire distribuito
nelle sale italiane (nel 2004) cui seguiranno gli altrettanto
non entusiasmanti Tube di BAEK Woon-Hak (2003),
il già citato Two Sisters e La moglie dell'avvocato
(2003) di IM Sang-soo, poi sarà finalmente il turno di
un grande film Primavera, estate, autunno, inverno
...e ancora primavera di Kim Ki-duk (2003).
- Tornando
al 2002, un altro genere in cui il cinema coreano continua
ad ottenere buoni risultati è il poliziesco con Public
Enemy di KANG Woo-suk, con SOL Kyung-gu (Peppermint
Candy, Jailbreakers, Oasis) e LEE Sung-Jae (Attack
the Gas Station, Barking Dogs Never Bite, Kick the Moon).
Nello scontro, dai toni anche ironici, tra un poliziotto
corrotto, violento e sconfitto, e un (serial) killer giovane,
bello e insospettabilmente d’alta società, come in American
Psycho, il film fonde suggestioni e cose già viste
in una miscela avvincente e divertente.
- Il successo
più inatteso e consistente in patria è giunto da una piccola
produzione: The Way Home di LEE
Jeong-hyang, storia
di un bambino viziato di città che si trova a convivere
con la nonna muta nella poverissima campagna coreana.
La pellicola evita di cadere nel pietismo e nel peggiore
sentimentalismo, costruisce un rapporto originale tra
la nonna e il bambino e sebbene sia lontano dai livelli
di Kiarostami o di Panahi, offre il credibile e originale
ritratto di un bambino che non ha l’anima semplice dei
villaggi iraniani, ma quella corrotta della Seul consumista.
- Anche
gli autori comunque continuano a lavorare, mentre KIM
Ki-duk firma The Coast Guard, una nuova opera di
cupa disperazione, PARK Chan-Wook lascia il successo di
JSA e si avventura in progetto coraggioso che diverrà
il più grande capolavoro della recente cinematografia
coreana: Sympathy for Mr. Vengeance. Quest'opera
dal grande impatto visivo, curatissima in ogni singola
inquadratura e sequenza è accompagnata da una musica distonica
e straniante che interviene poco e sempre al momento giusto.
Il film è molto ben interpretato da Song
Kang-ho, Ha-Kyun Shin e Du-na Bae. Rispetto alle attese
produttive per il nuovo film del regista di JSA
è stato considerato un flop, si tratta infatti di un film
non solo violento ma anche molto duro e poco estetizzante,
certo inadatto al grande pubblico, anche coreano. L’oppressione
psicologica della prima mezz’ora sfocia in una serie di
vendette dall'elettroshock agli accoltellamenti che, più
che brutalmente sanguinarie, sono freddamente crudeli
e dolorose. Il tutto per altro è tanto più agghiacciante
in quanto vi è un uso sapiente del fuori-campo. Insomma
un film al livello di soglia già raggiunto da Kim Ki-Duk,
ma meno schematico e metafisico e più ancorato ad una
realtà contemporanea di consumi, welfare e politica, il
tutto filtrato da una follia malata ed insanabile ma tragicamente
umana. Davvero un capolavoro che apre la trilogia sulla
vendetta annunciata dal regista.
-
- The
Way Home, Sympathy for Mr. Vengeance, Oasis, Ebbro di
donne e di pittura, Turning Gate
-
- Sempre
nel 2002 vedono la luce Oasis di
LEE Chang-dong ancora con Kyung-gu Sol e Moon So-ri, che
ha ottenuto ottime critiche al festival di Venezia e ha
finalmente portato all'estero l'immagine di un cinematografia
coreana diversa da quella più truce vista gli anni precedenti.
Infatti, nonostante la storia sia quella di un criminale
buono a nulla che violenta una ragazza handicappata, il
racconto si muta in una storia d'amore non priva di speranza.
Stessa cosa ha fatto il vecchio maestro IM Kwon-taek con
un altro film ben distribuito nei circuiti d'essai europei:
Ebbro di donne e di pittura, sulla vita del pittore
Jang Sung Up (1843-1897) detto "Oh-won", da
mendicante ad artista protetto. Questo è anche l'anno
di una delle più interessanti coproduzioni asiatiche dove
la Corea e specialmente la città di Pusan hanno un ruolo
importante, si tratta del film Public Toilet del
geniale Fruit Chan, storia malsana che visita il mondo
attraverso i bagni pubblici mentre i personaggi cercano
cure a malattie incurabili. Acquisisce credito internazionale
anche Hong Sang-soo che conferma, dopo Virgin Stripped
Bared by her Bachelors, il suo sguardo autoriale con
Turning Gate, pellicola che segue gli ondivaghi
pellegrinaggi di un giovane attore di scarso successo,
alla ricerca dell'amore ma in incapace di guardare oltre
sé stesso.
- Si segnala anche l'esordio
della cinematografia coreana nel campo dell'animazione
di buon livello, sul pari della più celebre produzione
giapponese, con My beautiful girl Mari di LEE Seong-Kang.
In meno di ottanta minuti il film racconta di due bambini
che passano assieme un'ultima estate prima di essere costretti
a separarsi. La malinconia, la nostalgia e le difficoltà
della vita sono sublimate in una sorta di mondo immaginario
legato ad un faro in corso di demolizione. Il film si
avvale di moltissima computer graphic, ma usa una grafica
molto vicino al disegno e riesce ad ottenere uno stile
originale ed efficace, che consente una telecamera molto
mobile e degli ottimi effetti speciali senza dare la sensazione
di fredda digitalizzazione sovrapposta alle immagini.
Nonostante a tratti l'animazione non sia molto fluida,
il lip-synch spesso non sia accurato, e le immagini a
volte manchino di una certa profondità, il risultato è
davvero notevole e My beautiful girl Mari è uno
dei migliori film d'animazione asiatici di questi ultimi
anni. Forse però non è per tutti i gusti tanto che al
botteghino gli incassi hanno lasciato a desiderare.
-
- My
Beautiful Girl Mari
-
- Tirando
le somme del 2002 si vede come la cinematografia di genere
coreana abbia segnato alcune battute d'arresto e, nonostante
alcuni picchi, non si possano che rimpiangere le splendide
annate precedenti. Infatti nel 2003 la produzione torna
a farsi piuttosto variegata ed impegnativa dal punto di
vista produttivo ma i risultati artisticamente non sempre
entusiasmano. Il botteghino comunque arride con addirittura
il 53% degli incassi ai film coreani.
- Prodotti
medi, passabili o anche piacevoli ma non memorabili, si
rivelano essere: il poliziesco di strada Wild Card
di KIM Yu-Jin; la commedia giovanile Singles di
KWON Chil-In; l'horror d'atmosfera e poca sostanza The
Uninvited di LEE Su-yeon. Dei film davvero poco riusciti
sono invece il Wuxia Pian intriso di fantastico e di luoghi
comuni The Legend of the Evil Lake di LEE Kwang-hoon
così come il film erotico Sweet Sex & Love di
BONG Man-dae, che cerca malamente di sopperire con suoni
e parole alla noia delle immagini. Molto meglio di tutte
queste pellicole, seppur non privo di un eccesso di finali,
è il melodramma adolescenziale ...ing di LEE Eon-hee,
impreziosito da buone interpretazioni e da ottimi dialoghi
capaci di dare spessore a personaggi in verità piuttosto
tipizzati. Significativo ed emblematico di una generosità
cinematografica tutta asiatica è Dance with the Wind
di PARK Jung-woo (2004), che con i suoi 133 minuti segue
le vicissitudini di un aspirante ballerino, passando da
un percorso di iniziazione ad una commedia ad un dramma
di adulterio, con tanto di crisi di coscienza, fino ad
una rinascita. Probabilmente troppo per un film solo,
ma i momenti buoni non mancano, specialmente nella prima
ora.
-
- The
Uninvited, Dance with the Wind, The Road Taken, Memories
of Murder, Wonderful Days
-
- Pervaso
dai toni politici è The Road Taken di HONG Ki-Seong,
pellicola di solida dignità sulla storia vera del prigioniero
politico rimasto in carcere per il maggior numero di anni
al mondo (dall'inizio degli anni '50 ai '90). Questa epopea
anti-retorica di un cittadino sudcoreano comunista, tra
torture e intimidazioni, sa comunque evitare la facile
trappola di un film provocatorio ed eccessivamente brutale.
E' invece l'umanità rinchiusa dei personaggi, la decisione
difficilissima di non tradire i propri ideali ma soprattutto
di non piegarsi ad un potere barbaro e crudele, quando
non assassino, a tenere in piedi il film.
- Un altro
film cerca di perseguire un'autocritica sul passato del
paese denunciando la brutalità del sistema scolastico
degli anni '70, si tratta di Once upon a time in high
school: Spirit of Jeet Kune Do di Yoo Ha (inizio 2004)
che però aggiunge poco a quanto avevano già detto, e con
ben maggiore solidità d'impianto, Friend e Conduct
Zero gli anni precedenti.
- Un ottimo
film poliziesco è Memories of Murder che segna
il ritorno di JOON Ho-Bong alla regia dopo Barking
Dogs Never Bites e che è impreziosito dalle ottime
interpretazioni di tutto il cast, specialmente Song
Kang-ho, di certo tra gli attori coreani più affidabili
per la capacità di scegliersi i copioni. La pellicola
racconta di un omicidio e delle indagini di tre poliziotti
alla ricerca del colpevole. Nonostante la fotografia sontuosa
ed alcune ottime scene, il appare a tratti privo di direzione
nella prima parte, ma si risolleva e assurge a vera grandezza
nell'ultima ora, regalando un finale davvero bello e amarissimo,
che resta inciso a fuoco nella memoria.
- Il film coreano dell'anno
preferito da Park Chan-Wook è però l'opera seconda di
JEONG Jun-hwan (già regista del blockbuster The Submarine
- 1999 - thriller militare su di un sottomarino nucleare)
Save the Green Planet, che racconta di un uomo
che crede un'invasione aliena sia incombente e si dà da
fare per salvare il mondo. Pellicola molto originale interpretata
dal sempre bravo Shin Ha-Kyun, non a caso attore ricorrente
nei film di Park Chan-Wook.
- Nel 2003 vede la luce un
film d'animazione enormemente costoso la cui lavorazione
ha preso diversi anni e la cui uscita è stata più volte
posticipata. L'attesissimo, Wonderful days di KIM
Moon-saeng non manca dell'amarezza e della cattiveria
tipici del cinema coreano, ma è appesantito dalle troppe
pretese poetiche e ancorato da personaggi comprimari senza
spessore. Peccato perchè, nonostante alcune scene in CGI
siano pura Playstation, altre sequenze, su tutte il finale,
sono davvero molto belle. Forse è proprio la fantascienza
che non si confà molto ai coreani.
- Il 2003 è anche un anno di
svolta per KIM Ki-duk che dalla completa mancanza di luce
dei suoi film precedenti passa ad una visione del mondo
ancora intessuta di destino e dolore, ma da cui è possibile
una liberazione finale. Primavera, estate, autunno,
inverno... e ancora primavera è una parabola buddista
sul karma, il ciclo della vita, gli errori e il modo in
cui la colpa si ripercuote sulle nostre esistenze, ma
è anche presente la possibilità di saper accettare e superare
tutto questo. Niente di consolatorio comunque: il mondo
resta un inferno invivibile da cui ci si può solo distaccare.
- I suoi film successivi, Samaria
(vincitore dell'orso d'argento a Berlino nel 2004) e soprattutto
3-iron (gran premio speciale per la regia all'ultimo
festival di Venezia), proseguono questa leggera apertura
alla speranza. 3-iron è la storia a suo modo fiabesca
di un giovane disadattato che entra nelle case della gente
senza rubare niente e anzi aggiustando oggetti rotti.
Imparerà a divenire invisibile per abitare il mondo e
trovare l'amore. Il finale è di insperato ottimismo e
anche la colpa sembra farsi un peso meno incancellabile,
forse anche troppo. A margine va segnalata l'eccessiva
presenza del marchio di una nota casa automobilistica
nei primi minuti del film, la moto del protagonista ci
è infatti mostrata dalle più varie angolazioni e nei più
diversi dettagli con dovizia pedantemente pubblicitaria.
Di certo comunque è in corso un'evoluzione nella carriera
del regista che l'ha reso molto più avvicinabile dal pubblico
occidentale.
-
- Old
Boy(con Choi Min-sik)
-
- L'altro grandissimo regista
coreano degli ultimi anni, Park Chan-Wook, assurge nel
2004 a sua volta allo status di Autore anche per gli occidentali.
Il suo ultimo lungometraggio, Old Boy, è al festival
di Cannes dove vincerà il gran premio della giuria. Old
Boy è il secondo capitolo della trilogia sulla vendetta,
ma a differenza del precedente Sympathy for Mr. Vengeance
stempera i toni assolutamente tragici con tocchi di ironia
e trovate di regia che coinvolgono maggiormente lo spettatore.
Il film infatti è andato piuttosto bene al botteghino
e la regia di Park si è dimostrata una volta di più impeccabile
così come l'interpretazione di Choi Min-Sik. Park Chan-Wook
è inoltre l'autore del segmento coreano della nuova produzione
panasiatica Three Extremes, seguito ideale di Three
di due anni precedente. Il suo segmento, Cut, pur
se realizzato davvero in modo sontuoso, non è al livello
delle sue altre opere, del resto in operazioni a tema
come queste è facile scadere un po' nell'esercizio di
stile - il suo comunque resta un grande stile.
- A Cannes partecipa in concorso
anche l'ultimo lavoro di Hong Sang-Soo, Woman is the
Future of the Man, che di nuovo presenta diversi punti
di vista: a due vecchi amici, che ricordano insieme il
passato, si aggiunge poi la prospettiva di una donna,
con cui entrambi hanno avuto una relazione che andrà a
bere e ricordare insieme a loro. A Venezia invece,
oltre al già citato 3-iron di Kim Ki-duk, partecipa
Im Kwon-Taek con Haryu inseang, cavalcata nella
storia coreana degli ultimi cinquant'anni attraverso la
vita di un gangster. Il film però manca di nerbo e risente
di evidenti limiti produttivi, quasi fosse stato pensato
per la TV. Un vero peccato.
- Il 2004,
dopo i fallimenti degli ultimi costosi blockbuster del
2003, come il citato Wonderful Days ma anche come
Tube e Natural City segna un'inversione
di tendenza. Il film ad oggi più costoso della cinematografia
coreana è Tae Guk Gi di KANG Je-Gyu (2004),
regista del blockbuster Shiri. Enorme e catartico
successo in patria per la storia di un vecchio che ricorda
la sua esperienza e quella del fratello nella guerra tra
Corea del Nord e del Sud. Fin dal titolo (è il nome della
bandiera coreana che assume un significato sarcastico
e amaro) è percorso da una furia selvaggia, specie nelle
scene di battaglia, a volte anche troppo caotiche. La
pellicola mette in scena un conflitto in cui le ragioni
di una parte e dell'altra suonano come vuota retorica,
mentre la gente normale è destinata a morire (spesso orribilmente)
e a soffrire gli effetti di una politica folle e distante.
Il successo di questo film, in cui non mancano alcune
scelte un po' troppo retoriche per lo spettatore straniero,
è emblematico di quanto ancora sia ancora aperta la ferita
della guerra civile e ci dà la ragione di tanta spietatezza
e disillusione sugli schermi.
-
 
- Silmido,
Tae Guk Gi
-
-
- Appena
un mese prima era arrivato nelle sale un altro costoso
progetto: Silmido di KANG Woo-suk con Sol Kyung-gu,
che racconta con grande sfoggio di mezzi, la storia vera
di 31 detenuti condannati a morte in Corea del Sud e addestrati
per eliminare il dittatore nordcoreano Kim Il-sung. L'operazione
però sarà cancellata e insabbiata in modo sanguinario
dalla tregua tra le due nazioni del 1971. Il film è piuttosto
controverso e ha riaperto il dibattito in patria sul cosiddetto
"Incidente Silmido". Anche questo film è stato
un successo enorme e fa supporre un nuovo slancio di fiducia
in produzioni ad alto budget.
- Sembra, per concludere, che
la cinematografia coreana non abbia accusato più di tanto
la recessione fisiologica seguente al boom e si stia concentrando
sull'alzare ancora di più la già pregevole qualità delle
proprie produzioni. La differenza poi la faranno i registi
e ci sarà da vedere se molti nomi qui citati daranno conferma
del loro talento con le opere a venire oppure no. Certo
è che il cinema coreano è partito alla conquista degli
altri mercati e che sta avendo un discreto successo. Nell'ultima
stagione i film coreani usciti in sala sono stati 5 in
Italia, contro una praticamente totale assenza negli anni
precedenti, e la partecipazione e l'attenzione che vengono
loro dedicate ai festival aumenta. Al Far East Film Festival
di Udine il cinema coreano è ormai quello seguito con
maggiore attenzione al pari di quello giapponese ed hongkonghese,
certo davanti al cinema cinese.
- A riprova di questa progressiva
penetrazione nei nostri mercati è emblematico il passaggio
su MTV, in queste ultime settimane, di due film coreani
Volcano High di KIM Tae-jung (2001) e Bichunmoo
di KIM Young-jun (2000) al venerdì sera in prima serata.
Si tratta di due titoli certamente scelti più per i combattimenti
spettacolari che presentano che non per la loro qualità
cinematografica, seppure entrambi sono stati dei discreti
successi al botteghino in patria. Anche Sky ha dato di
recente spazio a questa cinematografia passando diversi
film coreani in versione sia originale che doppiata tra
cui Sympathy for Mr. Vengeance che ignobilmente
non ha mai raggiunto le nostre sale. Sembra invece che
Old Boy sarà distribuito e ci si augura che abbia
il successo che merita. Dunque la Corea, lungi dall'essere
una cometa tanto splendida quanto veloce a scomparire,
in soli cinque anni (1999-2004) si è imposta come la più
interessante tra le cinematografie emergenti. Il suo prestigio
cinematografico internazionale si va ora consolidando
e con queste premesse, pare certo, molto di buono è ancora
da venire.
- Andrea Fornasiero
- Si ringrazia Pier Vigevani
per i suggerimenti, le critiche, i prestiti e l'amicizia
-
- Biblio-Web-grafia
- Lee, Hiangjin Contemporary
Korean Cinema: Culture, Identity and Politics - Manchester
University Press - June 23, 2001
- Leong, Anthony Korean
Cinema: The new Hong Kong - Black Dot Publications -
Janaury 1, 2003
- AA. VV., Far East Film
Festival - Udine, cataloghi 2001-2002-2003-2004
- Cinema Coreano.it: www.cinemacoreano.it
- Asian Express: www.asianexpress.it
- Internet Movie Database:
www.imdb.com
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