The village
UNA
LOVE STORY TRA I BOSCHI INFESTATI
Non è nostra intenzione spoilerizzare più del dovuto, ma per mettere in
guardia gli spettatori ci tocca dirlo: The Village non è nè un
thriller paranormale, nè un film di fantascienza/fantasy, nè tantomeno un
horror. Così come per il precedente Signs, che venne fatto passare
dalla casa di distribuzione come un film indagine sui cerchi nel grano, i
trailer bombardanti di The Village ce lo fanno passare come quasi un horror
paranormale. Furbe strategie di mercato, ai quali siamo contrari, quindi
avvisiamo i gentili lettori a non andare al cinema convinti di vedere il
“solito” Shyamalan amante dei misteri post-razionali. Chi ha amato il
regista per le sue trovate fuori dal comune si troverà perciò un attimino
spaesato, ma in compenso, a sguardo lucido, è facile accorgersi del vero
significato di The Village, un grande film sull’amore, amore uomo/donna,
padre/figlo, fratello/sorella, amico/amico, raccontato come una parabola. La
domanda che sorge è: “Perché usare un plot del genere per raccontare
dell’Amore?” In questa ottica The Village è probabilmente il film
più completo del Shyamalan autore, in quanto bilancia perfettamente le
due strade che il regista percorre: l’indagine dell’uomo davanti
all’inspiegabile, e le immediate conseguenze, i cambiamenti, le crescite
interiori. La sceneggiatura, oltre alle frasi ad effetto come “Nascondi
l’infausto colore”, si concentra
soprattutto sui dialoghi tra i due protagonisti, Joaquin
Phoenix e Bryce Dallas Howard, evitando le solite frasette banali
d’amore, dimostrando ancora una volta il grande talento di Shyamalan
anche come sceneggiatore, oltre che regista. A permanere come topos del cinema
Shyamalaniano è la lentezza degli eventi, con grande attenzione alla
iconografia, ai colori (il rosso sangue come minaccia, il giallo ocra come
protezione), movimenti di macchina precisi e macabri. A completare l’atmosfera
è una fotografia dark nitida, una cromatica spesso spenta, dove il tramonto
predilige sull’alba. A poter dare fastidio del film è la semplicità della
storia (soprattutto per chi segue il regista dal debutto), fin troppo razionale,
ma è solamente un Shyamalan diverso dal solito, che preferisce
concentrarsi sui rapporti umani piuttosto che sugli alieni e sui fantasmi. E
attenzione, anche in The Village accade una magia: la magia
dell’amore.
Pierre Hombrebueno
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