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CINEMA:RONDALLI GIRA IN BRASILE FILM SU GARIBALDI IN AMERICA
(ANSA) - ROMA, 16 nov - Indomito, coraggioso, rivoluzionario
e innamorato della giovanissima Anita: è l'Eroe dei Due Mondi che il regista italiano Alberto Rondalli (che ha esordito nel
2001 con 'Il derviscio' un lungometraggio che ha ottenuto a Locarno 2001 una menzione speciale) gira in queste settimane
negli stati brasiliani di Santa Catarina e del Paranà con troupe e cast locali (Anita e Giuseppe sono Ana Paula Arosio e
Gabriel Braga Nunes). Prodotto dalla 'Laz Audiovisual' di Rubens Gennaro e Virginia
Moraes (nel 1999, hanno portato sugli schermi l'ultimo film sudamericano di Anthony Quinn, 'Oriundi'
e, quest'anno, 'Cafundo'', la storia di un ex schiavo venerato come un santo all'inizio del Novecento), 'Garibaldi in America' è
interamente finanziato con capitali brasiliani (2 milioni di dollari per 10
settimane di riprese), anche se è prevista una partecipazione europea nel montaggio e nella post produzione.
"In Italia, Garibaldi lo conosciamo come eroe risorgimentale"
racconta il regista "mentre non molto conosciute sono le sue
avventure nei quindici anni che trascorre tra Brasile e Uruguay,
combattendo prima per lo stato secessionista del Rio Grande do
Sul e poi spostandosi a Montevideo. Certo, una vita non facile
la sua, come quella del suo grande amico Luigi Rossetti, uno dei
tanti esuli politici italiani a Rio de Janeiro. Braccato come un
bandito dalle polizie di ben quattro nazioni, negli anni Trenta
e Quaranta dell'Ottocento Garibaldi diventa ben presto un mito
per gli amanti della libertà in tutto il continente, un mito
ribelle che è sopravvissuto fino ai giorni nostri. Nel Rio
Grande è ancora possibile vedere il suo ritratto giovanile nei
ristoranti e nelle case private, come un Che Guevara
dell'Ottocento sudamericano".
'Garibaldi in America' (fotografia di Claudio Collepiccolo)
é il primo film nella storia del cinema brasiliano a contenere
numerose scene di vere battaglie navali, una specialità del
marinaio di Nizza e un terribile incubo per le flotte imperiali
di Inghilterra e Brasile che gli davano la caccia.
Nella storia, molto spazio anche per Anita. "Per il pubblico
femminile, sarà certamente più agevole riconoscersi nel
coraggio e nella passionalità della giovane brasiliana. Esiste
una corrente storica che tende ad enfatizzare il suo lato
rivoluzionario , ma io la ritengo una forzatura - dice
Rondalli, alla sua opera terza dopo 'Il derviscio' e 'Padre Pio
da Petralcina' del '97 - Le sue motivazioni profonde sono
certamente piu' sentimentali che politiche. Anita è una donna
moderna a tutti gli effetti perché sceglie il suo destino e
sfida la morale e le convenzioni sociali dell'epoca. Abbandona
il marito per unirsi a Giuseppe e segue la sua passione fino
alle conseguenze più estreme, trovando la morte sul delta del
Po nel 1849, mentre è in fuga assieme al suo compagno dopo il
crollo della Repubblica Romana".(ANSA).
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