Uncut – Fuoricampo

Scartato dai principali festival di critica, ma selezionato da Locarno e dal Tribeca, Uncut è un film che ha tanto da dire. Da qualche giorno è uscita la versione in DVD, la distribuzione in sala è stata molto scarsa e vietata ai minorenni. Ciò nonostante la stampa ne ha parlato e i critici sono favorevoli alla pellicola.
Teoricamente è un unico piano sequenza di un’ora e un quarto, in pratica, come lo stesso regista dichiara, sono tre blocchi giuntati con tagli mascherati.
È la storia di Francesco (Franco Trentalance), bloccato a letto, con il bacino e una gamba rotta, dopo un incidente. Da allora non vede la fidanzata che è misteriosamente scomparsa, tanto che la polizia crede che sia stato lui ad ucciderla.
Per tutto il tempo della storia, l’inquadratura è fissa sul suo membro, ma non si tratta di un film porno, ne si può parlare di volgarità. L’ottimo lavoro fatto dal regista in termine di regia, quanto di audio permette alla pellicola di avere una notevole forza, che è quella di fare immaginare fatti non visti: quelli che accadono attorno al protagonista, mai visto in faccia. Sineddoche dunque, cioè una parte per il tutto e il bello della storia è proprio nel riuscire a narrare senza mostrare: lo spettatore deve rimanere attento a tutto quello che succede fuori campo (anche perché tutto accade fuori campo), dai gesti delle mani ai dialoghi.
Franco, a letto malato, cerca nella rubrica una donna, tra le numerose di cui possiede il numero, all’improvviso suona il telefono: è una donna che ha sbagliato numero, lui ne approfitta subito per sedurla e vuole incontrarla. A tratti il protagonista ricorda moltissimo Bertand Morane de L’uomo che amava le donne di Truffaut, ma l’autore assicura di non essersi ispirato per niente al film del regista francese, anzi, confessa di averlo visto dopo la realizzazione del suo Uncut.
Questo è un film da non perdere, perché non ci si annoia neanche un secondo: la bravura di Gionata Zarantonello è stata quella di non lasciare mai spazi morti, di conseguenza lo spettatore viene tenuto sempre attivo. Sicuramente sperimentale, anche per mancanza di soldi, questo resterà un film unico, anche perché sarebbe irripetibile con lo stesso risultato finale.

Matteo Pellegrinuzzi