1) Come nasce Il prossimo tuo , sia artisticamente sia produttivamente? C'è una forte e rara aria di internazionalità...
L'idea mi è nata subito dopo l'attentato di Madrid, viaggiavo molto in treno per presentare in giro per l'Italia il mio precedente film "L'amore di Màrja", e qualche giorno dopo l'attentato ho notato che c'erano molti più controlli sugli stranieri, la gente appariva più sospettosa, faceva commenti qualunquisti...così ho riflettuto su quanto la paura esasperi i nostri pregiudizi e comportamenti sciocchi. Riflettevo su come, noi, in Europa avremmo reagito a un evento terroristico così vicino: in fondo quando avviene oltreoceano, in terre lontane, un evento drammatico appare irreale, un cosa che non ci riguarda. Ho avuto un'immagine, quella di un'Europa brulicante di diverse lingue, culture, persone tra cui scegliere a caso alcuni personaggi che invece avessero un problema talmente grave, personale, di violenza nella propria vita, da essere indifferenti a una così grande tragedia collettiva. Così ho cominciato a buttare giù qualche idea.
Poi quando "L'amore di Màrja" è uscito in Finlandia, la distribuzione finlandese - che è anche produzione - Fs film che distribuiva il film lì, mi ha proposto di produrre o coprodurre il mio film successivo. Così ho parlato di questa storia e in poco tempo è stata messa su una coproduzione tripartita, anche con la Francia. Francesco Torelli, il produttore, ha potuto contare sui coproduttori ma sopratutto ha creato una sorta di patchwork di finanziatori - dato che il film ha ottenuto l'interesse culturale ma non il finanziamento, difficilissimo da ottenere per la produzioni indipendenti e gli autori meno noti, con la Legge attuale - grazie quindi a Rai Cinema, alla Roma Lazio FIlm commission con la Filas, la Torino Film Commission, la Finnish Film Foundation, Yle TV, e fondi propri dei tre coproduttori è stato prodotto il film.
2) Aria del resto evidente anche nei tuoi altri lavori e, ovviamente, nel tuo dna. Cosa pensi ci sia di italiano nel tuo cinema e cosa di finlandese?
E' difficile da dire. Di certo il mio bagaglio visivo è molto influenzato dallo sguardo sulle cose che è stato il mio primo sguardo, sono nata e cresciuta nella prima fase della mia vita in Finlandia e comunque dato che lamia famiglia è tornata a vivere lì da anni, ci vado spesso, alla fine mi ci sento a casa. Persino le luci sono diverse, lì, gli spazi immensi, la natura è molto presente. E poi i tempi finlandesi non sono così frenetici, c'è anche una capacità di stare nelle cose che forse in Italia non c'è più. Visivamente, nel cinema, non amo quella specie di folle attraversamento delle immagini contaminato dallo zapping televisivo e dalla sintesi dello spot pubblicitario che mi pare stia prendendo piede in tanto cinema.
Quello che invece c'è sicuramente in me di italiano è il bagaglio della cultura cinematografica italiana, quella del passato, l'Italia ha dato al mondo forse il più bel cinema. E poi di italiano penso di avere una grande elasticità mentale nel risolvere i problemi.
3) Rispetto agli altri tuoi lavori da regista, dove e come collochi Il prossimo tuo ?
E' in fondo il seguito di un discorso che porto avanti dal primo film. Un autore, credo, se è intelligente e un minimo consapevole delle reali finalità del suo lavoro, non pensarebbe mai di inviare messaggi o dare risposte con il proprio film, ma piuttosto "fa vedere" cose che pensiamo di avere sotto il naso, le indica giusto per riflettere, riderci su o riconoscersi. La cosa che ho sempre osservato anche per esperienza personale, è la pericolosità o persino il ridicolo del pregiudizio, del giudizio costante sugli altri, di tutte quelle forme di razzismo per cui le persone pensano di poter mai essere migliore di un altro, sentirsene superiori. Alla fine, questo bisogno di punti fermi, di certezze che l'uomo persegue e che troppo spesso porta a soluzioni spicciole come quelle di distruggere gli altri perchè inconsciamente si teme di valere poco o niente, è un filo conduttore di tutti e tre i miei film. La stupidità genera violenza, e in questo film la cosa è raccontata in modo molto diretto. Ne "le sciamane" ci scherzavo, ne "l'amore di Màrja" raccontavo una storia femminile e intima in cui questa stupidità distruggeva una donna e le sue figlie, qui il tema è mostrato su un piano collettivo.
4) Come hai lavorato con il cast eterogeneo per estrazione e background anche nazionale?
Con Laura Malmivaara ormai c'è una affinità elettiva consolidata: lavorando a L'amore di Màrja ci siamo conosciute e piaciute al punto che ormai ci capiamo con uno sguardo. Siamo diventate molto amiche e questo fa sì che tutto sia estremamente facile. Devo dire che in questo film è scattato qualcosa di simile con Diane Fleri, che ha una caratteristica molto simile a Laura, la serenità con cui vive il suo lavoro di attrice, la fiducia che ripone nel regista, se sceglie di lavorare con qualcuno si fida e lavora sempre "per" il film e il regista e mai "contro", oppure ostacolando se stessa con continui dubbi.
Ma questo non per dire che sia stato diverso o meno intenso il lavoro con tutti, è stato di grande onore e soddisfazione lavorare con nomi come Jean Hugues Anglade, Maya Sansa, e nel cast c'erano Massimo Poggio, Ivan Franek e un grandissimo attore come Sulevi Peltola che ha recitato in molti film di Aki Kaurismaki, un attore talmente amato nei paesi scandinavi che, mentre stavamo girando, facevano un documentario su di lui. Ma anche lì mi ha stupito la grande umilità con cui si è messo a disposizione mia e del film. Insomma è stata una esperienza bellissima. Ogni tanto mi sentivo posseduta perchè mi ritrovavo a parlare quattro lingue contemporaneamente sul set, finchè erano le mie due lingue, sono abituata a passare di continuo da una all'altra, poi però c'erano i francesi, e quando dovevo comunicare con tutti insieme parlavo in inglese..eravamo davvero una colorata e folle Babele. Ma lavorare con attori così diversi mi ha confermato una cosa che alla fine è il tema del film: nel sentire, nei sentimenti, siamo tutti uguali. Lavoravamo, in prova e sul set, su un sentire identico.
5) I professionisti del cinema (e non solo) non fanno che lamentarsi della situazione italiana bloccata. Come mai, invece, tu ti "ostini" a vivere e lavorare nel bel paese? In Finlandia sai come vanno le cose?
Non mi piacciono le persone esterofile nè mi piace lamentarmi. In Finlandia la situazione è molto diversa, sia come struttura sociale, sia per l'attenzione che viene posta alla cultura e comunque sono pochi, sono anche molto ma molto meno le persone che lavorano nel cinema, quindi la situazione non è paragonabile.
C'è da dire che in Italia siamo scivolati in una deriva pericolosa rispetto alla Cultura in genere. Istruzione e Cultura sono settori in cui i soldi non vengono "spesi" vengono "investiti". Persone colte, con la mente attiva, stimolate alla riflessione, sono persone libere. Diventano persone libere e con una visone ampia delle cose.
Il cinema è stato vittima di attacchi veramente penosi, mossi dalla peggiore cattiva fede, in Italia. Vengono diffuse, solo per esempio perchè ci sarebbe molto da parlarne, notizie false, violente, come che "i registi" prendono soldi dallo stato, dai soldi dei cittadini per fare i propri onanistici film, etc. sbagliando già nel principio: non sono i registi che prendono i soldi ma i produttori. Certi attacchi al cinema hanno il peso di una guerra civile: noi dovremmo amare e proteggere il nostro cinema, essere critici magari sui contenuti ma domandoci se per caso un certo appiattimento dei temi non sia causato dal circolo vizioso per cui vengono finanziati e distribuiti di più film troppo simili tra loro, perchè si ritiene che si "vada sul sicuro" senza capire che l'azzardo è l'unica strada per fare nascere cose nuove, sorprese, nuovi linguaggi. Che non è vero che sia così prevedibile l'esito di un certo genere e un certo autore, e che solo nella molteplicità e nel pluralismo di voci un'arte e una forma di intrattenimento come il cinema può evolversi e dire cose nuove.
Io appunto potrei, ho avuto proposte per lavorare nell'altra mia Patria, non è escluso che prima o poi non faccia un film interamente lì, ma solo se la storia che ho voglia di fare lo richiedesse. Se lo facessi perchè in Italia si lavora male vorrebbe dire che sono un po' vigliacca. E' bello vincere gli ostacoli, non cambiare strada.
6) Ti dividi fra sceneggiature e regie. Quale dei due ruoli preferisci (se ne preferisci uno) o li vivi piuttosto come reciproche estensioni l'uno dell'altro?
Ho iniziato facendo l'assistente volontaria e scrivendo, ho fatto corsi di sceneggiatura con la Rai e con la Columbia Unversity, il mio scopo è sempre stato quello di fare il lavoro di regia sapendo anche scrivere. Mi piace molto scrivere, ho vinto prima premi per la scrittura sia a teatro che al cinema (due premi IDI e un Premio Solinas), ho da poco ultimato un romanzo a cui sto lavorando da un paio d'anni e che spero esca presto, insomma a scrittura è un mondo ovattato e spesso solitario in cui ci si isola dal mondo per raccontare il mondo. Ma la regia alla fine è il mio vero mestiere, come mi è stato detto il set è il brodo primordiale in cui mi muovo come a casa. Anche quando scrivo penso visivamente, sono ossessionata dalle immagini, dalla visione, dalla luce e soprattutto dalla bellezza del mondo. Che non è solo nel senso della bellezza nel senso di cose belle , ci sono cose che mi colpiscono e trovo belle per quel che sono, per la dignità che hanno o quel che raccontano. Poi sì, di fatto sono innamorata della bellezza femminile, all'ultimo festival di Roma mi hanno detto che avevo il cast con più belle donne tutte insieme che si vedesse da tempo. I visi delle donne sono bellissimi. Soprattutto quando non mettono al centro del proprio rapporto con gli altri un continuo ossessivo bisogno di riconoscimento, quando sono serene con se stesse.
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