Torino Film Festival

Proiezioni

Earthquake '68-Gente di Gibellina

Il film documentario di Emanuele Svezia in concorso

al 26° Torino Film Festival ( 21-29 novembre 2008)

A quarant'anni dal terremoto che sconvolse la Sicilia Occidentale , con il film documentario di Emanuele Svezia Earthquake '68-Gente di Gibellina si torna finalmente a parlare della ricostruzione della Valle del Belice , distrutta nella notte del 14 gennaio del 1968 . Ma il Sessantotto fu anche terremoto sociale, e gli anni che ne seguirono furono carichi di progettualità e di utopia, come quelle che guidarono la ricostruzione di Gibellina, uno dei paesi maggiormente colpiti dal sisma.

Assieme ad altri 11 titoli di medio e lungometraggio, il film di Svezia partecipa al 26° Torino Film Festival in una delle sezioni centrali del Festival, Italiana.Doc , dedicata al documentario italiano.

Il 15 gennaio 1968 il terremoto del Belice distrugge quasi completamente il piccolo centro rurale di 6000 abitanti. La comunità è costretta a vivere in anguste baracche fino al 1980, quando lo Stato italiano assegnerà alla comunità un nuovo centro: un paese-dormitorio a 20 km dal vecchio paese. Ma la nuova Gibellina è una città disancorata dal tessuto sociale, costruita secondo i canoni di un' urbanistica utopica che ha perso qualunque legame con la realtà. Sarà il carismatico sindaco Ludovico Corrao ad imprimere a Gibellina una grande trasformazione, chiamando a raccolta i grandi nomi dell'arte e dell'architettura contemporanea di tutta Europa per rilanciare lo spirito della comunità e ricostruirne l'identità. Ma la città si trasforma, di fatto, in un museo a cielo aperto , corpo estraneo con cui la popolazione stenta a ri-socializzare: mirabile esempio di rinascita di una comunità o utopia intellettualista? E sulle macerie del vecchio centro Alberto Burri stende un lenzuolo di 12 ettari di cemento bianco, il “ Grande Cretto ”, che di fatto diviene un contraddittorio simbolo della città.

Il film di Emanuele Svezia è la storia della comunità di Gibellina e della sua memoria storica . È il racconto della città e della sua doppia anima, della ricostruzione utopica e della speculazione edilizia , dei più vecchi che cercano di adattarsi a un nuovo e insolito spazio urbano e dei giovani che fanno i conti con il proprio passato. Earthquake '68-Gente di Gibellina è la storia di un' identità collettiva messa a dura prova dalla Natura e dallo Stato. Una vicenda profondamente articolata e controversa, tanto straordinaria quanto universalmente paradigmatica, legata a filo doppio ai destini della storia d'Italia . Una storia che ci pone di fronte a importanti interrogativi : come ha saputo reagire il nostro Paese a una delle prime grandi catastrofi nazionali? Cosa ha significato ricostruire una città? E che peso deve avere l'identità collettiva nel processo di ricostruzione? Non è un caso che Gibellina sia stata molto spesso al centro di un acceso dibattito politico e culturale: in molti hanno visto nella sua vicenda un simbolo delle decisioni calate dall'alto, di un cieco e ottuso centralismo statale ; altri, vi hanno invece riconosciuto l'esempio di una politica utopica che ha trascurato un contatto più diretto e ravvicinato con il vissuto della collettività.

Con sguardo fresco e appassionato, il film racconta tutto questo attraverso un'altra piccola grande storia, quella di una sfida lanciata a tutti i gibellines i, di un'impresa da realizzare: tornare tutti insieme sul Cretto di Burri per scattare un'enorme foto di gruppo . Tutta la città in posa sul luogo dove fino a 40 anni fa sorgeva il loro vecchio paese, ma che per molti è divenuto spazio dei tabù della propria storia, per tentare di ricostruire collettivamente un ponte tra passato, presente e futuro. Il tutto sullo sfondo di un'accesa e colorita campagna elettorale per l'elezione del sindaco, che ha preceduto di qualche mese le elezioni politiche del 2006. Le difficoltà, lo scetticismo e le diffidenze sono molte: gli abitanti risponderanno all'appello oppure troppe ferite rimangono ancora aperte?

Proiezioni al Torino Film Festival

Earthquake 68–Gente di Gibellina verrà proiettato mercoledì 26 alle 18.00 presso cinema Greenwich Villane (sala 1) e giovedì 27 alle 14.00 presso il cinema Greenwich Villane (sala 1) e alle 22.15 presso il cinema Nazionale (sala 1).

IL GIARDINO DI LIMONI - LEMON TREE
Il nuovo film della Teodora al Festival di Torino e agli European Film Awards

IL GIARDINO DI LIMONI - LEMON TREE , distribuito dalla Teodora Film nelle sale italiane a partire dal 12 dicembre , verrà presentato fuori concorso al Torino Film Festival (21-29 novembre 2008), alla presenza del regista Eran Riklis ( La sposa siriana ). Proprio in questi giorni, inoltre, il film ha ricevuto due candidature ai prestigiosi European Film Awards , quella per la migliore interpretazione alla straordinaria protagonista Hiam Abbass ( Paradise Now, Munich, La sposa siriana, Il mio amico giardiniere ) e quella per la sceneggiatura firmata dallo stesso Riklis con la giornalista Suha Arraf. Già accolto trionfalmente al Festival di Berlino, dove ha ricevuto il Premio del Pubblico, e forte di un grande successo di pubblico e critica in Francia, IL GIARDINO DI LIMONI - LEMON TREE si avvia a diventare uno dei titoli di punta del cinema di qualità di questa stagione cinematografica.

IL GIARDINO DI LIMONI - LEMON TREE
( Etz Limon , Israele/Germania/Francia, 2008) di Eran Riklis
con Hiam Abbass, Ali Suliman, Rona Lipaz-Michael, Doron Tavory
Salma, una vedova palestinese che vive in un villaggio della Cisgiordania, scopre che il suo nuovo vicino di casa è il Ministro della Difesa israeliano. Quando, per ragioni di sicurezza, le viene intimato di abbattere quel giardino di limoni che rappresenta il suo unico sostentamento e le sue stesse radici, la donna non si dà per vinta e porta la causa in tribunale. L'amicizia inaspettata della moglie del ministro, mossa dalla solidarietà femminile, e l'amore del suo giovane avvocato riescono a sostenerla in una sfida che a tutti sembra impossibile. Dal regista de La sposa siriana , una storia emozionante sul coraggio di una donna in lotta per la libertà e un appassionato messaggio di speranza. Vincitore del premio del pubblico all'ultimo Festival di Berlino.

CINETECA DI BOLOGNA E RAI TECHE PER IL RESTAURO DI
DIARIO DI UN MAESTRO DI  VITTORIO DE SETA
Giovedì 27 novembre, al Torino Film Festival,
incontro fra Nanni Moretti e Vittorio De Seta


Nuova collaborazione fra Cineteca di Bologna e Vittorio De Seta: il progetto pluriennale per il restauro di Diario di maestro .
Dopo aver restaurato i cortometraggi girati dal regista negli anni dal 1954 al 1959 (ora in dvd nella collana Real Cinema di Feltrinelli) la Cineteca di Bologna, che per questa nuova impresa si avvale della preziosa e indispensabile collaborazione di RaiTeche,  torna dunque al lavoro con De Seta nel suo Laboratorio di restauro L'Immagine Ritrovata per restituire nella sua integrità uno dei film televisivi che più hanno segnato la storia  dello spettacolo italiano,   Diario di un maestro , interpretato dall'indimenticabile Bruno Cirino. Il progetto prevede il recupero sia dell'intero sceneggiato televisivo (trasmesso su RaiUno in quattro puntate nel 1973) sia la versione ridotta per lo schermo cinematografico datata 1975.

Prima tappa di questo progetto di recupero è il restauro della versione cinematografica in programma quale evento speciale al Torino Film Festival, giovedì 27 novembre , alle ore 20 , al Cinema Massimo sala Due .
Il film sarà introdotto da una conversazione tra il direttore del Torino Film Festival Nanni Moretti e il regista Vittorio De Seta.

Diario di un maestro (Italia, 1975) di Vittorio De Seta
Sceneggiatura Vittorio De Seta
Liberamente tratto da “Un anno a Pietralata” di Albino Bernardini
Una coproduzione Rai, Bavaria Film, Miro Film
Con Bruno Cirino
Interpretato da ragazzi ed abitanti delle borgate romane di Tiburtino 3° Pietralata e la Torraccia
Collaboratore alla sceneggiatura per gli aspetti pedagogici Francesco Tonucci
Ripresa sonora diretta di Antonio Grigioni
Direttore di produzione Vincenzo Franco Porcelli
Montaggio Cleofe Conversi
Direttore della Fotografia  Luciano Tovoli
Musiche di  Fiorenzo Carpi dirette da Bruno Nicolai
Durata 135'
La versione di Diario di un maestro che viene presentata a Torino è un primo passo verso il restauro del film ed è stata realizzata dalla Cineteca del Comune di Bologna e Rai Teche in alta definizione a partire dai negativi reversal e dai negativi colonna ottici e magnetici.
Le lavorazioni sono state eseguite dal Laboratorio l'Immagine Ritrovata nell'ottobre del 2008.


Le riprese furono effettuale all'Istituto Statale d'arte Sacra al Tiburtino III (aprile-luglio 1971)
Durata della versione televisiva 270' (quattro puntate trasmesse la domenica alle ore 21 su Rai Uno nelle date 11,18, 25 febbraio e 4 marzo 1973)


Bruno D'Angelo, un giovane maestro d'origine napoletana, fresco di nomina, assume l'incarico in una scuola del Tiburtino, un quartiere periferico di Roma. Gli viene affidata la classe più scomoda e difficile, una quinta formata da ragazzi svogliati e tutt'altro che docili, molti dei quali ripetenti. Il maestro non si lascia scoraggiare dalle apparenze e inizia un dialogo coi ragazzi, si informa delle loro abitudini, delle loro case, delle loro famiglie. Scopre così che molti ragazzi non frequentano la scuola in quanto preferiscono dedicarsi ad altre attività, alcune delle quali pericolose. Il maestro intende recuperare alla scuola tutti gli assenti: va in ogni casa a parlare con i genitori e alla fine riesce nell'intento. Naturalmente, un comportamento del genere urta la suscettibilità degli altri insegnanti e soprattutto quella del direttore. Le iniziative del maestro D'Angelo vengono definite troppo personali e in disaccordo con i metodi tradizionali. Tutto ciò contribuisce però a rendere sempre più saldo il legame fra D'Angelo e i ragazzi. Anche i più turbolenti hanno capito che il maestro difende gli scolari e che il suo insegnamento è valido a tutti gli effetti. Secondo il direttore, però, la classe in quelle condizioni non potrà superare gli esami. Il maestro allora se ne va, annunciando che non si sente di restare un solo momento di più in quella scuola. D'Angelo passa qualche giorno in famiglia, in un ambiente sereno che gli consente di riflettere con calma su quanto è accaduto. Finché si rende conto delle responsabilità che si è assunto e comprende quanto sia importante l'opera iniziata e quanto affetto egli nutra per i suoi ragazzi. Non può in effetti abbandonare l'una né rinunciare agli altri e decide di riprendere il suo posto a scuola.