Alza la testa

Scheda tecnica

Regia : Alessandro Angelini
Sceneggiatura : Alessandro Angelini, Angelo Carbone, Francesca Marciano
Attori : Sergio Castellitto, Gabriele Campanelli, Giorgio Colangeli, Anita Kravos, Augusto Fornari, Duccio Camerini
Produzione : Bianca Film
Distribuzione : 01 Distribution
Paese : Italia 2009
Uscita Cinema : 13/11/2009
Genere : Drammatico
Durata : 86 Min

Alza la testa. Quando sei sul ring e sferri il colpo, alza la testa, devi vedere le azioni dell'avversario. Alza la testa quando cammini, sguardo fiero, perché “tutte le cose per terra le hanno già trovate”. Ironico, duro e beffardo, Sergio Castellitto nell'ultimo film di Alessandro Angelini, presentato all'ultima edizione del Festival di Roma, interpreta il ruolo di padre, vivendo un'esistenza piena di rancori, rabbia e aspettative verso l'unico figlio che ha cresciuto da solo (il regista analizza sempre il rapporto padre-figlio come ne “L'aria salata”, ma questa volta dal punto di vista del padre). Lo allena per sette anni perché sfondi nel pugilato, perché dalla vita almeno lui ottenga qualcosa, a differenza sua che fece pochi incontri e ora è operaio in un cantiere navale (sconfitto anche nella vita, perché abbandonato dalla moglie). Lo segue fino a 17 anni, quando si rende conto che ha bisogno di un vero allenatore. Lorenzo, nel pieno dell'adolescenza, comincia a scontrarsi con la durezza e l'esasperata protezione del padre, fino al duro litigio per una ragazza rumena, una relazione che il padre ha contrastato perché non lo distolga dallo sport. Scontro che avrà esiti tragici, e porterà Castellitto a comprendere e a redimersi attraverso azioni benefiche. La storia infatti prosegue con risvolti inaspettati, a tratti comici, a tratti tragici, dando a Castellitto la possibilità di riscattarsi e ritrovare la pace, perdonandosi. Una storia di discriminazione a tutto tondo per il “diverso”, che si tramuta in integrazione: la ragazza rumena, ma anche la moglie che è albanese, e la presenza di un travestito che Castellitto si troverà “costretto” ad aiutare. Dalla brutalità al sentimentalismo: una metamorfosi portata sullo schermo con grande umanità e passione (ma anche ironia), tanto da valere all'attore il riconoscimento come miglior attore al Festival di Roma. Nonostante il pezzo forte sia l'interpretazione, la regia è buona, molti primi piani espressivi emozionano per il profondo senso di disperazione che trasmettono e una macchina da presa che partecipa (a spalla), regalando inquadrature in movimento durante scene forti o di combattimento. Se alcuni ritengono che la prima parte della pellicola è scollegata dalla seconda, per il mancato approfondimento del rapporto, ad esempio, tra il protagonista e la moglie, e la trattazione di altri temi così diversi, come il disagio sociale e l'immigrazione clandestina, in realtà tutto l'intreccio ruota sempre attorno al protagonista (e alla sua disperazione), nonché alla sua evoluzione e redenzione morale. Conferendo quindi al prodotto una continuità di fondo.

Del resto, alza la testa, lo dirà anche al travestito mentre nuota in piscina, con un senso di protezione quasi commovente.

Marta Fresolone