FRANCESCA

Un film di Bobby Paunescu

Romania, 2009 – Commedia amara – Durata: 98‘

Con Monica Dean, Doru Boguta, Luminita Gheorghiu, Teodor Corban, Dana Dogaru, Doru Ana

Romania-Italia 1-1

In seguito ai cambiamenti politici che hanno investito l'Europa dell'Est alla fine del secolo scorso e per la naturale tolleranza che pervadono le maglie strutturali del nostro paese ci siamo ritrovati pieni, tra gli altri, di rumeni. Ma vi siete mai chiesti come loro ci vedano? La risposta prova a darla questo film di Bobby Paunescu che racconta di Francesca (Monica Dean), quella del titolo, giovane fanciulla di Bucarest, che vuole venire in Italia ad aprire un asilo per i suoi connazionali emigrati. Cercherà di partire inizialmente come badante, ma l'impresa, tra i debiti del fidanzato Zana (Dan Chiriac) ed altre difficoltà, non sarà tra le più facili...

Paunescu usa dapprima i delicati toni della commedia per sparare a zero su noi italiani: "la stronza della Mussolini" e "quello stronzo del sindaco di Verona" sono solo alcuni degli epiteti usati. In fondo è la vecchia storia di Tuiavii di Tiavea e dei Papalagi, ma l'attualità del tema è straordinaria, tanto da farne quasi un instant movie. In realtà è tutto un pretesto per parlare a fondo della Romania, che cerca di ignorare e di sfuggire i propri problemi, proiettandoli all'esterno.

Estremamente godibili sono tutti i pregiudizi dei rumeni sugli italiani (prostituzione, traffico d'organi, violenze sessuali, riduzione in schiavitù, divieti di fumare, arresti facili) che fanno il paio con quelli che qui molti di noi hanno su di loro. D'accordo, alcuni, da entrambe le parti, non sono pregiudizi, ma cronaca vera, quotidiana, però risulta buffo come ne parlino tra di loro. Cosa ancora più beffarda è che, in mezzo alle leggende metropolitane sull'Italia, vengano snocciolati numerosi episodi di malcostume locale, i quali contrappuntano l'andamento della storia e descrivono la Romania come un paese ben più pericoloso dell'Italia. E tra le immagini passano frammenti di lavori in corso, simbolo di un paese in ricostruzione, o forse allo sfacelo totale. La conclusione drammatica e sospesa lascia l'amaro in bocca, ma, si sa, la verità fa male.

La regia usa molto la camera fissa e lunghi piani-sequenza statici, proprio per raccontare l'immobilità della situazione.

Piccola chiosa: sarebbe stato meglio non doppiarlo, lasciando la traduzione ai sottotitoli e permettendoci di gustare i rumeni che tentano di pronunciare goffamente i nomi italiani.

 

Uscito il 27 novembre 2009 in 18 sale.

Distribuito da Fandango.

Raro perché... Le critiche fanno male...

 

Giudizio: * * * . .

Paolo Dallimonti.