IL MIO AMICO ERIC

Il mio amico Eric

Titolo Originale: Looking for Eric
Nazione: Gran Bretagna, Francia, Italia, Belgio - 2009
Regia: Ken Loach
Sceneggiatura: Paul Leverty
Genere: Commedia, Drammatico
Durata: 116’
Interpreti: Steve Evets, Eric Cantona, Stephanie Bishop, Gerard Kearns, Stefan Gumbs, Lucy-Jo Hudson, Cole Williams, Matthew McNulty, Laura Ainsworth, Max Beesley, Kelly Bowland
Sito: http://www.iconmovies.co.uk/lookingforeric/
Produzione: BIM, Canto Bros., Les Films du Fleuve, Sixteen Films, Why Not Productions.
Distributore: BIM
Nelle sale dal: 4 dicembre 2009
Voto: 8

 

Provaci ancora, Eric

 

Più di trent'anni fa l'intellettuale ebraico Woody Allen in Provaci ancora, Sam sceglieva come consigliere spirituale il fantasma di Humphrey Bogart, affinché lo spronasse nella vita quotidiana e in amore. Oggi, l'intellettuale inglese Ken Loach, impegnato politicamente e molto legato al proletariato, mette vicino al postino Eric, protagonista del suo ultimo film Il mio amico Eric, il giocatore di calcio Eric Cantona. Ogni età ha i suoi eroi, ma anche ogni classe sociale, ed è così che dai tiri al pallone, lo sportivo passa a tirate di filosofia popolare a base di proverbi (cosa che aveva già fatto nella realtà, iniziando col famoso e misterioso “Quando i gabbiani seguono un peschereccio lo fanno perché sanno che sardine verranno gettate in mare”, pronunciato dopo la sentenza che lo condannava a otto mesi di squalifica e centoventi ore di servizio sociale per aver colpito violentemente un tifoso che lo aveva apostrofato insultandolo). Così Eric (Steve Evets), in quel di Manchester, sta vedendo la sua vita andare a rotoli, tra due figli sfaccendati in odore di criminalità, un'altra che ha appena avuto un bambino, la madre di lei con la quale non è mai riuscito ad ingranare e una montagna di posta ancora da consegnare. A nulla valgono i ripetuti sforzi dei suoi colleghi per vederlo sorridere. Una sera però, dopo aver fumato uno spinello, davanti ai suoi occhi si materializza davanti ai suoi occhi nientepopodimeno che il suo mito, Éric Cantona (sé stesso) – il quale militò proprio nel Manchester United prima di dire addio al calcio - che lo allenerà, nel corpo e nello spirito, per riacquistare fiducia nelle proprie possibilità e rimettere insieme i cocci della sua vita disastrata.

Loach firma con questo film la sua opera meno impegnata e più leggera, ma anche la più divertente (e commerciale). Una favola realistica, in cui l'elemento di realtà (come anche di magia) è portato, oltre che dall'ambiente proletario, pure dalla presenza di Cantona in persona (mentre invece Allen usava l'attore Jerry Lacy, dato che Bogart non c'era più), che, da poco prima di Elizabeth, si è lanciato nella carriera d'attore, con risultati interessanti. Tralasciando il banale titolo italiano, quello inglese gioca sul doppio significato, sui due Eric: quello cercato davvero è ovviamente il postino, più che il calciatore.

Un'opera decisamente riuscita, forse distante dai lavori precedenti del regista inglese, ma in cui ancora fioccano, genuine, le parolacce (i “fuck” si sprecano) e i pugni si alzano in segno di protesta. E nel quale c'è almeno una scena indimenticabile: l'irruzione a casa del malavitoso, in cui tutti i partecipanti hanno il volto mascherato da Cantona.

 

Giudizio: * * *½. .

Paolo Dallimonti.

 

Eric Bishop è un postino di Manchester con la passione per il calcio e una vita che reputa fallimentare. Quando la figlia gli domanderà di badare alla nipote e di dividerla con l’ex moglie per Eric si concretizzeranno tutti i fantasmi di un’esistenza passata ai margini. L’uomo penserà concretamente anche al suicidio ma alla fine a dargli una mano sarà l’arrivo di un suo idolo che d’improvviso si materializzerà davanti a lui.

Una pellicola per la quale lo stesso ex campione del Manchester ha tanto lottato per partecipare. Cantona difatti riveste qua non solo il ruolo di attore di grandissima simpatia e vero mentore del suo omonimo portalettere, da antologia le discussioni fra i due Eric, ma è qui impegnato anche nella veste di produttore per dimostrare quanto ci tenesse nell’apparire nel nuovo film di Ken Loach. Un Loach che per una volta, una sola probabilmente, ha scelto di percorrere strade ben differenti rispetto a quelle che di solito batte, riuscendo a disegnare una pellicola minimalista dal sapore agrodolce e che dalla periferia di Manchester parte per una direzione apparentemente ignota e surreale, con un finale a sorpresa e una grande ventata di speranza. Il semi sconosciuto Steve Evest si cala nel ruolo di Eric Bishop con un fare abbattuto quel tanto che basta per dare adito a una possibile caduta negli inferi della depressione. A salvarlo ci penserà la sua coscienza, sotto forma di Eric Cantona, e i suoi amici,  tifosi come lui dei “Red Devils” e che sapranno dargli una mano nel momento più buio e del bisogno. Anche stavolta Loach riesce a dare la voce ai diseredati senza però scivolare nella politica ma riuscendo a confezionare un film che è già stato premiato a Cannes e che sta ottenendo un buon successo di pubblico anche al botteghino. La frase che sa sintetizzare al meglio la morale del film, senza però mai cadere nello stereotipo buonista cui spesso siamo abituati: “Qual è il tuo goal più bello ? Quello che ricordi con più affetto ?” “Non un goal ma un passaggio decisivo per un mio compagno ”

Ciro Andreotti