La Prima Linea

Titolo originale: Id.
Nazione:  Italia – Belgio
Soggetto: Liberamente tratto dal romanzo di Sergio Segio: “Miccia Corta” (Ed. Derive Approdi)
Sceneggiatura: Sandro Petraglia, Ivan Cotroneo, Fidel Signorile.
Regia: Renato De Maria
Genere: Drammatico
Durata: 96’
Interpreti: Riccardo Scamarcio, Giovanna Mezzogiorno, Fabrizio Rongione, Dario Aita, Michele Alhaique, Jacopo Maria Bicocchi, Angelo  Campolo
Sito: http://www.luckyred.it/laprimalinea/
Produzione: Lucky Red, Les films du Fleuve, RTFB RAI Cinema, SKY, MEDUSA Video, QuickFire Films Limited, The WorksMedia Group, Cineart, Diaphana.
Distribuzione: Lucky Red
Nelle sale dal: 20-11-2009
Voto: 7.5

 

Venezia, 3 gennaio 1982. Sergio Segio, ex terrorista e fondatore di Prima Linea, con l’aiuto di alcuni complici cerca di far evadere dal carcere di Rovigo quattro detenute fra cui la sua fidanzata: Susanna Ronconi.

Un flash back con numerosi richiami temporali fra presente e passato. Fra il Segio che era giovane davanti alle fabbriche a protestare e manifestare assieme all’amico Piero e quello pronto a spianare mitra e pistole davanti a vittime innocenti. Vittime che a fine pellicola lo stesso Segio, qua interpretato in maniera convincente da Riccardo Scamarcio, ricorda con un sussulto di nostalgia, con un pathos che traspare solamente dalle parole, ma non dalle inflessioni, il tutto attraverso una sguardo che fissa nel vuoto un potenziale interlocutore, la macchina da presa. Vittime che Segio-Scamarcio assolve una per una, vittime della cui morte lui per primo si auto accusa: dal giudice Alessandrini passando per Willy il militante di prima linea troppo giovane e debole per sopportare un duro interrogatorio della polizia.

De Maria narra gli “anni di piombo” con fare non disincantato, chi si ricorda  “PAZ” (2002) sa che già nel corso di quell’operazione il regista originario di Varese aveva cercato di far rivivere i’70 attraverso lo sguardo torvo dei personaggi di Andrea Pazienza. Qua l’operazione era però ancor più complicata ma è stata assolta con grande dignità. Il rischio era di cadere nella trappola del cattivo maestro. Nella mitologia  deviata dell’eroe cattivo. La bravura del regista risiede invece nella capacità claustrofobica, acuita da un orologio digitale che ricorda allo spettatore l’incidere del tempo, di non schierarsi per nessuno ma di limitarsi a narrare le vicende di Segio e della sua organizzazione, compreso il legame affettivo, e ideologico, che unì Segio a Susanna Ronconi. De Maria riesce quindi a prendere la giusta distanza da entrambi i punti di vista riesce ad  aggiungere al romanzo di Segio un personaggio indesiderato allo stesso autore: Piero, l’amico che decide di non seguir le gesta di Sergio. Un amico tanto prezioso quanto inesistente e per questo ben poco gradito allo stesso Segio. Il film è stato poi duramente criticato anche dalle famiglie delle vittime, per non essersi schierato apertamente contro l’ideologia terroristica. Da vedere se desiderate quindi respirare l’aria dei’70 attraverso “un terzo punto di vista”, come lo ha definito lo stesso regista. Da vedere se desiderate ammirare un bel thriller che di inventato non ha niente, o quasi.

Ciro Andreotti

Dopo insensate polemiche di natura squisitamente ideologica più che artistica, arriva nelle sale “la Prima linea” di Renato De Maria. 
Viene da chiedersi se c’era  ancora bisogno di parlare degli anni di piombo italiani,  se due attori giovani  e belli potevano rendere credibile sullo schermo una  coppia di terroristi spietati ed irriducibili e se, soprattutto, non si era già detto e raccontato tutto  su quelli della P 38.
 La prima scena  del film  dissolve ogni dubbio o diffidenza  calandoci  in uno spettacolo sobrio, avvincente  e personale.
La scelta stilistica del regista De Maria è improntata al rigore e all’essenzialità.  Non c’è spettacolarità gratuita , l’azione non è mai fine a sé stessa.  Ciò rende il film completamente diverso da altre pellicole dedicate al medesimo argomento, su tutte il mediocre  e compiacente “ La banda Bader Mainhof”. 
“La prima linea” ricorda più il docu-drama, il cinema italiano degli anni 70 o il crudo realismo dei fratelli Dardenne, non a caso “insoliti” produttori insieme al coraggioso Andrea Occhipinti.
Tratto abbastanza liberamente dal romanzo “miccia corta” dell’ex terrorista Sergio Segio, il film narra le gesta politico-criminali dello stesso Segio, fondatore del gruppo armato prima linea, e di Susanna  Ronconi sua complice e compagna.
 Durante il viaggio verso Rovigo, dove il 3 gennaio 1982 Segio ed un commando armato assaltano il carcere femminile per liberare e far evadere la Ronconi, il protagonista ripercorre le tappe della sua storia criminale e sentimentale.  Rivede gli sguardi delle sue vittime, quelli  impotenti della sua famiglia, quelli della sua donna, quelli del suo migliore amico che non gli ha mai perdonato la scelta della lotta armata.  Rivive l’isolamento della clandestinità,  la claustrofobia e il freddo di appartamenti anonimi dove vivere un amore impossibile, la paura delle irruzioni della polizia, le  cabine telefoniche  da dove chiamare i familiari. Ogni scena della vita dei protagonisti del film è colorata di grigio, ogni città in cui si svolge l’azione è resa anonima ed irriconoscibile. De Maria evidenzia la vergogna dell’omicidio politico ed è tutt’altro che compiacente con i terroristi. Si potrebbe contestare che forse c’è poca attenzione verso le vittime di quegli anni ma è altrettanto evidente che il regista ha scelto di concentrare il suo sguardo sui due protagonisti e sulla spirale di follia e violenza in cui si sono consapevolmente cacciati.   
 Segio  mentre attraversa il Polesine realizza che è nella prima linea di un corteo che ormai non c’è più e che non c’è mai stato,  vuole solo liberare la sua donna e fuggire lontano in cerca di una libertà che forse  non hai mai avuto e  che non avrà mai più.
Riccardo Scamarcio e Giovanna Mezzogiorno offrono una performance notevole e misurata in un film doloroso e difficile, diversi elogi merita anche il team di sceneggiatori composto da  Cotroneo, Petraglia e Signorile, attenti al ritmo e ad evitare i pericoli agiografici.

Francesco Sapone