MENO MALE CHE CI SEI

Un film di Luis Prieto. Con Claudia Gerini, Chiara Martegiani,
Alessandro Sperduti, Guido Caprino, Marco Giallini. SENTIMENTALE.


Allegra è un’adolescente alle prese con i problemi della sua età.
Luisa una trentenne romantica che da anni ha una relazione con
il padre di Allegra. Una tragica fatalità le farà incontrare e le
due diventeranno improvvisamente complici, amiche,
indispensabili l’una per l’altra anche quando nuove relazioni
sentimentali sembreranno allontanarle. Allegra vivrà infatti la
sua prima, grande storia d’amore con Gabriele, suo coetaneo e
compagno di scuola, proprio mentre Luisa comincerà ad
innamorarsi di Giovanni, un affascinante quarantenne incontrato
per caso in libreria.

Cosa manca a un film come Meno male che ci sei, tratto dall'omonimo
successo editoriale di Maria Daniela Ranieri e diretto da Luis Prieto,
già nel cuore delle giovanissime per avere acchiappato Riccardo
Scamarcio a Tre metri sopra il cielo riportandolo sugli schermi con Ho
voglia di te? Apparentemente nulla. C'è una strana coppia che si forma
a causa di un incidente e che vede la trentacinquenne Luisa dare
ospitalità alla diciassettenne Allegra. Caratteri opposti, arriveranno
a conoscersi e capirsi affrontando, e superando, mille difficoltà. C'è
quindi una sceneggiatura che pone due personaggi a confronto che al
termine di un cammino insieme si contamineranno in modo positivo
divenendo altro rispetto alle premesse. C'è insomma una sorta di
racconto di formazione che celebra l'amicizia come sommo valore in
grado di fungere da collante ai casi della vita. Ma nel film di Prieto
ci sono anche le colleghe di lavoro, le nonne distratte, la scuola, le
trasgressioni, le solidarietà inaspettate e grande spazio viene dato
alle reciproche storie sentimentali. Relazioni in cui non c'è poi
troppa differenza tra il primo grande amore dell'adolescenza,
possessivo e totalizzante, e la passione adulta, forse più
disincantata ma ugualmente assoluta. C'è anche una voce fuori campo,
quella della giovane protagonista, che spiega con brio sentimenti e
stati d'animo. E c'è pure un utilizzo diegetico di Umberto Tozzi che
ricalca quello di Caterina Caselli in La stanza del figlio di Nanni
Moretti. Tra liti, riappacificazioni, lacrime e risate, le delusioni e
i successi si avvicendano e accavallano con una certa scorrevolezza.
Eppure nulla di ciò che si vede è in grado di appiccicarsi addosso, di
lasciare un segno. Cosa manca, allora, al film di Prieto? Perché si
dimentica già mentre si abbandona la sala? Il problema maggiore è
probabilmente nella logica "un colpo al cerchio, un colpo alla botte",
con cui si bilanciano i pieni con i vuoti, le gioie con i dolori, non
permettendo mai a un guizzo irrazionale di prendere il sopravvento. Un
equilibrio così calcolato che non lascia spazio alla carne e al sangue
dei personaggi, costretti in siparietti pseudo televisivi (le colleghe
di Luisa in primis, ma anche i compagni di classe e nonna Sandrelli)
dove la maggior parte delle situazioni si sviluppa sotto forma di gag.
Ogni esperienza, poi, positiva o negativa che sia, si risolve, anche
in modo brillante, ma solo nell'ambito della sequenza a cui dà vita e
non diviene bagaglio emotivo dei personaggi, non lascia strascichi,
semplicemente passa e va. Se non quando necessario per far quadrare il
cerchio (allora tutti i traumi vengono al pettine), ma manca una
visione organica, una progressione che non sia solo un meccanico
accumulo di momenti poco coesi. Anche la recitazione non sempre aiuta.
Se la giovane Chiara Martegiani (con i suoi ventidue anni più grande
non solo anagraficamente di Allegra) trova momenti di verità nel
dolente sentire del suo personaggio, a Claudia Gerini in versione
svampita e sognatrice si fatica proprio a credere; colpa sia di un
personaggio un po' a senso unico che cerca la comicità mentre avrebbe
beneficiato di un po' di ironia, ma anche di una recitazione più
attenta ai gesti che a ciò che rappresentano. Ma è forse la
confezione, ammiccante, curata, un po', anche comprensibilmente,
ruffiana, a evidenziare quello che si rivela il maggior difetto del
film. Cosa manca, quindi, a Meno male che ci sei? Di sicuro quel
minimo di personalità in grado di renderlo realmente comunicativo.

Luca Baroncini de www.spietati.it