PANICO
A
NEEDLE PARK
Scheda film:
The Panic in Needle Park
Usa 1971
Regia di Jerry Schatzberg
Con: Al Pacino, Kitty Winn, Adam Vint,
Richard Bright, Kiel Martin, Raul Julia, Paul Sorvino, Ruth (Rutanya) Alda
Durata: 110’
Genere: drammatico
Scheda Dvd:
Distribuzione Dolmen Home Video
Numero dischi 1
Lingua audio: italiano mono, inglese mono
Lingua sottotitoli: italiano,
inglese
Contenuti extra: biofilmografia regista;
trailer; galleria fotografica
Una ragazza arrivata a New York dalla campagna per abortire
si lega a Bobby, un piccolo spacciatore di quartiere: per amore suo e per
procurare i soldi con cui pagare le dosi sue e del suo compagno, finirà per
prostituirsi e per tradire (fatto normale fra i tossicodipendenti, come gli
aveva anticipato un poliziotto) Bobby. Poi, però, lo aspetta all’uscita del
carcere quando verrà rimesso in libertà. Ambientato nello Sherman Square -
“ago” (needle, che però allude
anche alla siringa) di verde che si forma accanto a Central Park all’incrocio
tra Broadway, Amsterdam Avenue, la 71a e la 72a strada nel West Side a New York
e soprannominato dagli eroinomani, appunto, Needle Park (tradotto col pessimo
angloitaliano Siringa Park) – il film dell’ex fotografo di moda Schatzberg
è un interessante “documento, crudo e disadorno, sull’ambiente dei drop
out” (gli emarginati), così naturale da far pensare a un reportage sui
tossicodipendenti (soprattutto nelle forti scene in cui la gene si “buca”) e
appena preceduto dal warholiano Trash:
curioso e disperato, ben fotografato con toni freddi da Adam Holinder e girato
con svagata libertà, è uno dei validi esempi del Nuovo Cinema Americano (o
Nuova Hollywood) anni Settanta, appena intaccato dalla prolissità e
dall’enfasi sentimental-sensazionalistica (si veda l’improbabile e
metaforica morte/suicidio del cane Rocky). In quegli anni il fenomeno della
droga iniziava ad assumere devastanti proporzioni mondiali e il termine
“panico” (in italiano, involontario anagramma del bravissimo Pacino –
sembra un vero drogato - volto emergente consacrato dalla critica, che ancora lo
riteneva soltanto un emulo di Dustin Hoffman, dopo il successo del Padrino)
si riferisce allo stato di astinenza. Otto Preminger (che sul tema aveva diretto
il sopravvalutato e più datato L’uomo
dal braccio d’oro), invitato dal regista all’anteprima del film, ebbe a
dire per condannare il tono troppo duro: “ma perché nessuno è contento,
neanche dopo una “pera”?”. Un film off
e tagliente, che forse vale la pena di riscoprire.
GIUDIZIO:
ASPETTO/CONFEZIONE: -
FILM: 7
VIDEO: 7
AUDIO: 7
EXTRA: 6
ROBERTO DONATI