RING – FESTIVAL DELLA CRITICA 

Alla quarta edizione di RING!, il festival della critica cinematografica di Alessandria, si è misurato lo stato di salute di questa pratica antica quasi quanto il cinema.

Il ritratto che ne è uscito, come sanno bene gli addetti ai lavori, non è positivo: siamo in un’epoca in cui si legge sempre meno e le riviste specializzate fanno molta fatica a trovare spazio, distribuzione e, soprattutto, lettori. Le collaborazioni a queste riviste da parte di critici anche affermati sono pressoché gratuite; anche le case editrici che editano volumi monografici pagano gli autori poco o niente. I critici esordienti non vengono neanche presi in considerazione a causa di una grande esubero di posti (questo accade anche nel giornalismo comune).

Nei tre giorni del festival (20-21-22 ottobre ’05) si alternano sul palco i più famosi critici italiani; ad esempio Gianni Rondolino, Paolo Mereghetti, Morando Morandini, Claudio G. Fava, Nuccio Lodato, Francesco Casetti.

Il nome della manifestazione deriva dall’idea venuta ai promotori di istituire dei combattimenti intellettuali tra critici: sul palco del teatro comunale di Alessandria viene montato un vero e proprio ring all’interno del quale si svolge il dibattito.

Il combattimento più importante è stato quello dell’ultimo giorno che ha visto Piera De Tassis (direttrice di Ciak), Emanuela Martini (direttrice di Film TV) e Paolo Mereghetti (collaboratore di Ciak). I tre hanno esposto al pubblico le ragioni di una critica, fatta da Mereghetti su Ciak qualche mese fa, che accusava le riviste specializzate, specialmente quelle “da libreria” di essere spesso incomprensibili al vasto pubblico. Il compito della critica dovrebbe essere quello di consigliare e di far capire a chi non ha basi di storia del cinema, quello che un autore vuole dire.

La critica – secondo Emanuela Martini – dovrebbe, anzi deve, esprimere sempre il giudizio dell’autore. Per questo è discutibile. Ci sono critici (come Pier Maria Bocchi – Film TV) che sono sempre controcorrente e che non amano film che piacciono a tutti gli altri. Il punto focale, però, è che il testo critico deve essere sempre comprensibile e lasciare da parte tutte le rivalità che ci sono tra i vari critici e le varie testate specializzate.

Durante questa quarta edizione sono state messe sotto esame, da Claudio G. Fava e dai “Soliti Ignoti” (autori e redattori di un sito internet di critica specializzata), le nuove tecnologie: internet e i blog stanno rivoluzionando il mondo della critica: sono a migliaia i siti e gli spazi non ufficiali che si occupano di cinema. Spesso questi spazi sono gestiti da persone che si limitano a dire se un film è piaciuto loro o meno. Pochi sono gli spazi dove effettivamente si fa una critica di buon livello, sempre gestiti da persone che hanno fatto studi che gli permettono di sapere quello che stanno dicendo.

Una novità è stata anche la palestra, che ha previsto incontri con registi e sceneggiatori affermati che hanno raccontato la loro esperienza, poi gli altri match: quello sul trash e quello pro o contro Lars Von Trier, che ha visto sul palco, in difesa del regista di Dogma, Giacomo Poretti del trio Aldo, Giovanni e Giacomo.

Vista dalla platea, la manifestazione ha rappresentato una sorta di “funerale” della critica cinematografica remunerata. Tutti coloro che hanno potuto occupare le colonne dei quotidiani con le loro recensioni fiume, ultra approfondite, oggi non possono più farlo perché nessun giornale dà più spazio al cinema, rimasto schiacciato tra la politica e lo sport. Ai giovani critici non restano altro che i cineclub e le webzine più o meno ufficiali dove rifugiarsi per parlare ancora di cinema.

In generale, però, la tendenza di giornali e riviste è quella di cambiare la forma degli interventi: meglio l’intervista della recensione, anche perché permette un contatto inusuale, pur con qualche difetto. Gli attori non sono mai così consapevoli, imparano una parte anche per la loro intervista. Inoltre questa forma è meglio perché così si evitano le stroncature: chi ha lavorato a un’opera, difficilmente parlerà male di questa e per quanto l’intervistatore voglia deviare l’intervistato in una direzione diversa, non riuscirà mai a portarlo dove vuole.

Un’inversione di tendenza è anche profetizzata da Francesco Casetti, professore universitario che ha unito il cinema alla semiotica; mai come ora siamo ad un punto di svolta, in quanto Casetti, durante lo Shadow Boxing (l’incontro allo specchio), butta in un sacco tutti i libri che hanno segnato il suo passato, strappando addirittura le pagine da quello più famoso: L’analisi del film, scritto con

Federico di Chio; uno dei libri più letti in campo accademico fino ad oggi e che ha già venduto circa ventiquattromila copie.

Critica, intervista, reportage, che altro? L’importante è che in uno stato dove sempre meno spazio è dato alla cultura, si possa ancora parlare del cinema, anche perché, da quello che si vede, c’è ancora tanta gente che ha voglia di farlo. E se arriveremo a leggerci e conoscerci tutti l’un l’altro, ben venga, l’importante è che si riesca a mantenere un minimo di dignità e di professionalità nel fare questo lavoro, anche se non sufficientemente retribuito.

L’appuntamento è per l’anno prossimo, con la quinta edizione di RING! sperando che le notizie sul campo dell’editoria cinematografica, possano essere migliori di adesso.

Matteo Pellegrinuzzi mail@matteopellegrinuzzi.com