Tim Burton
di Simone Spoladori
La
cittadina di Burbank, in California, a cavallo tra i ’50 e i ’60 appare come
l’esempio più cristallino della provincia americana degli “anni d’oro”,
quella, per intenderci, immortalata in serial come Happy Days o in film
come Peggy Sue si è sposata e American Graffiti: l’innocenza,
la spensieratezza, la leggerezza…e l’ipocrisia.
Wasp
è la parola chiave: il mondo asettico degli white anglo-saxon protestants si
rispecchia nei giardinetti inglesi ben tenuti, nelle siepi curate e precise,
nella cultura medio-borghese delle signore di mezza età, nell’occultamento di
ogni tipo di minoranza, nel pregiudizio verso la diversità.
Wasp
contro Weird. A Burbank, sede legale di molti studios americani, nasce nel 1958
Timothy William Burton, che diventerà, parecchi anni dopo, l’autore, nel
cinema americano, che più di ogni altro riproporrà, con ossessività quasi
patologica, le stesse tematiche, gravitanti proprio intorno al concetto di
diversità: il weird-director, stravagante, per definizione.
L’adolescenza
del giovane Tim è la fucina della sua poetica. Il rifiuto, il rigetto del mondo
circostante lo indirizzano verso il cinema di Roger Corman, verso lo sci-fi
’50-’60; i cartoons che ne segnano l’immaginario non sono i classici e
candidi Disney (con la quale collaborerà), ma i “monellissimi” Looney Tunes
e quelli del dr. Seuss, il “papà” del Grinch, che “ruba” il Natale ai
bambini, quasi come Jack Skeleton anni dopo.
Rovesciamo
la prospettiva. Dall’oggi, dai cancelli della Fabbrica di cioccolato,
riesaminando il cinema di Burton, vediamo proprio quei “mostri”, quei
“diversi”, popolare il suo cinema, portati alla luce dal confronto con un
mondo esasperatamente tratteggiato con un iperrealismo iperbolico, spesso dal
valore paradigmatico.
Beetljuice,
Edward, Batman, Ed Wood sono tutti diversi, mostruosi,
grottescamente, fisicamente o moralmente abnormi, protagonisti di un cinema
“di personaggi”, uno per film. Non è un caso se fino a Mars Atccks, i
titoli dei film di Burton rimandino al nome del personaggio chiave, quello su
cui poggia il film. La diversità burtoniana è il comune denominatore del suo
cinema, ma non appare come un concetto monolitico e statico, bensì è un
oggetto multiforme e sfaccettato. E’ la non integrazione con la società, è
il rifiuto della famiglia, è l’elogio oltranzistico della componente ludica
dell’infanzia.
Una
posizione radicalmente critica della società americana che è al tempo stesso
sorprendentemente schizofrenica: una critica schizofrenica della schizofrenia.
E’ questo il piano che emerge da Mars Attacks, il valico, la svolta del
cinema di Burton. Il cinema “di personaggi” esplode in una coralità
faunistica che porta ad un corto circuito narrativo, a sua volta espressivo: la
frammentazione del racconto diventa il simbolo, appunto, della schizofrenia
americana.
La
doppia identità del cinema burtoniano si rivela anche nella sua natura
“cormaniana” di cinema d’autore e commerciale allo stesso tempo. Corman,
ben più off di Burton, era l’alfiere della poetica del ri-uso, precursore di
ogni post-modernità, ma allo stesso tempo era cineasta “commerciale”, negli
scopi più concreti del suo essere “metteur en scene”. Il legame iconico più
evidente con Corman è, naturalmente, Vincent Price, attore feticcio, che
incarna il ri-uso che Burton fa del “ri-utilizzato” di Corman. I suoi
b-movie low budget degli anni’50 e ’60 si servono proprio di materiali
profilmici già utilizzati, che ridisegnano diegesi diverse a basso costo.
Burton fa la stesa operazione con i simboli e i concetti. Batman, nelle sue
mani, diventa un simbolo pop, intessuto di riferimenti a Warhol, a Pollock, a
Rosenqvist. Con Batman Burton riutilizza e ribalta la logica promozionale,
usando l’uomo pipistrello come un barattolo di zuppa, o come il volto di
Marylin. E’ ironia, ma è anche propaganda rovesciata, e propaganda di sé.
E’ simbolo di poetica, ma è anche strumento per un ribaltamento tutto interno
della logica di mercato, in un sistema di scatole cinesi dove tutto è pop,
ribaltato, utilizzato e ri-utilizzato.
In
questo sistema citazionale, è emblematica caratteristica la facilità nel
decifrarne la referenzialità. Questo perché le citazioni non sono semplici
omaggi, ma le cellule vitali del tessuto poetico di Burton.
Biografia
Filmografia - Regista