IL CINEMA INDIPENDENTE AMERICANO

 

 

Di Geoff King

“ L' indipendenza è una qualità relativa più che assoluta e può essere definita come tale sia a livello industriale che ad altri livelli”

Geoff King parte da questa affermazione per descrivere un fenomeno così importante e complesso come quello del cinema indipendente e lo fa suddividendolo in sezioni e argomenti scritti con precisione e coerenza.

Cosi si parte dall' analisi delle strategie industriali dove viene presentata come peculiarità del settore indipendente la produzione di film a basso costo. Nel secondo capitolo si studia la narrazione: da quella minimizzata e frammentata fino ad arrivare a quella a più fili. In ogni caso, sono tutte caratterizzate da una struttura più complessa , da un più variegato assortimento di personaggi e da un trattamento diverso del tempo ( vedi l' uso del flashback). Successivamente passa ad analizzare la forma prendendo subito le distanze dallo stile “neutro” di Hollywood. Divide (forse in modo un po' troppo netto)quei film che danno più realismo, ad esempio con tecniche documentarie o di cinema-verité, da quelli più chiaramente stilizzati o espressivi. Vedremo, infine, come per rendere tangibile tali effetti di finzione o realtà vengano utilizzate le più disparate tecniche di regia e montaggio. Nel quarto capitolo King ci illustra come gli indipendenti abbiano rielaborato i generi hollywoodiani, puntando l' attenzione sul genere horror. Nell' ultima parte si studia ampiamente il cinema nero e il new queer cinema , il sociale e le problematiche che tali filoni portano con sé. Un' attenzione particolare viene data alle cineaste e alle loro difficoltà ad emergere.

A completare il lavoro ci sono analisi di film come “Clercks”, “Pulp fiction”, “Slam” e “The blair witch project” ed esempi di registi come i fratelli Coen e Cassavetes che sono riusciti ad arrivare al grande pubblico.

Un libro importante e chiarificatore ma che classifica troppo per tecniche e troppo poco per poetiche.

Ambra Zeffiro