“UNA VITA MIGLIORE” (Italia, 2007)
Scritto e diretto da Fabio Del Greco
Il film, girato in tre settimane a basso costo, in digitale, è stato prodotto dalla Monitore Film e dalla Cooperativa Cinema Nuovi Orizzonti.
L'uscita è prevista per il 30 novembre 2007 presso il Cineclub Detour a Roma.
Sito: http://www.monitorefilm.com/una%20vita%20migliore.htm
Sinossi (*)
Roma: Andrea Casadei è un giovane investigatore specializzato in intercettazioni audio. Si incontra spesso a piazza Navona col suo amico Gigi, artista di strada frustrato e ossessionato dal dover raggiungere il successo a tutti i costi, con il quale condivide la passione per i microfoni e le intercettazioni. Sconvolto dal mistero della scomparsa di Ciccio Simpatia, un altro artista di strada amico comune, decide di abbandonare i lavori su commissione per cambiare vita e riflettere sulla propria e altrui esistenza. Accompagnando Gigi al provino per il film “Vampiri in città” nel quale si vuole proporre come fonico incontrerà l'attrice Marina e grazie ad una microspia entrerà lentamente nella sua vita fino a scoprirne i segreti più impensabili…
Note di Regia (*)
Un giorno incontrai una ragazza che esibiva sicurezza ed una forza di carattere fuori dal comune. Poi la conobbi meglio, e un pomeriggio scoppiò a piangere per una sciocchezza. Il mondo le stava crollando addosso. Era confusa. Era di una fragilità insospettabile.
Forse questo film è una riflessione sull'arte di osservare, di ascoltare, insomma di quello che si fa quando si esce dal mondo reale per raccontarlo. Forse vuole parlare della sottile relazione tra i miraggi di successo propagandati dalla società di oggi, il potere e i rapporti umani più autentici. Uno “scuro nuvolone” incombe sulla città: sta inglobando tutti in una specie di massa indistinta, uniforme, dove tutti pensano le stesse cose, dove tutti sono più soli. Dov'è finita la parte più vera che ci rende unici? Forse si può provare a intercettarla solo di nascosto.
Nonostante le apparenze ogni individuo è parte di una totalità che lo influenza profondamente. Non si può pretendere di salire su un treno diretto al polo nord e arrivare in Africa.
Fabio Del Greco (*)
Fabio Del Greco è nato nel 1974 a Pescara dove ha frequentato la facoltà di lingue e letterature straniere dell'università G. D'Annunzio. Nel 1997 si trasferisce a Roma dove frequenta il Dams dell'università di Roma tre, la scuola di cinema e fotografia Maldoror, studia sceneggiatura con Leo Benvenuti, e lavora su diversi set cinematografici come assistente alla regia, assistente al montaggio. Come regista e sceneggiatore ha realizzato circa dieci tra corti e mediometraggi, selezionati in diversi festival italiani. Ha scritto tre sceneggiature per film di lungometraggio e diversi soggetti.
Recensione (disponibile a breve)
Abbiamo contattato Fabio Del Greco, regista ed interprete, che gentilmente ha voluto rispondere ad alcune domande sul suo lungometraggio d'esordio.
Come nasce l'idea del film?
L'idea di questo film nasce sicuramente in parte da un'esperienza personale: molti anni di vita in una città come Roma a contatto con un certo sottobosco del mondo dello spettacolo, testimone di un degrado culturale che si ripercuote anche a livello personale. Certe atmosfere noir erano adatte a raccontare tutto ciò, e una ricerca di tipo esistenziale ha contribuito a tirare in ballo altri temi: come il potere e i falsi miti del successo contribuiscono a rendere vacue le relazioni umane e a non trovare la propria strada, la precarietà economica e i compromessi per cercare una vita migliore. In secondo luogo, da un punto di vista cinematografico, ho visto molti film noir per cercare di comprendere meglio certe tematiche, anche se nella mia storia tutto si mantiene su un piano più realistico e non avviene nessun efferato omicidio. Del noir, in fondo, mi affascinavano le atmosfere e l'atteggiamento di alcuni personaggi.
Come hai scelto la troupe?
La troupe è stata trovata con una faticosa selezione poiché tutti hanno lavorato gratuitamente in compartecipazione produttiva, creando la Cooperativa Cinema Nuovi Orizzonti. Non è stato facile, dato che a Roma chi ha una professionalità di questo tipo non sceglie spesso i contenuti del progetto a cui lavorare, ma la produzione che lo paga meglio. Ho trovato le persone giuste col tempo, lontano da Cinecittà o da viale Mazzini. Lontano insomma dai luoghi in cui, data l'elevata concentrazione di lavoratori del settore, si potrebbe pensare di avere più facilità di trovarle.
E il cast?
Trovare il cast è stato altrettanto difficile. Dopo mesi e mesi di appuntamenti con attori, o presunti tali, che, dopo aver perso molto tempo si rivelavano poco o per niente interessati a spendere il loro tempo in un film low budget senza prospettive di guadagno o di rapida popolarità, ho incontrato le persone giuste in un circuito diciamo abbastanza underground; attori che vengono dal teatro sperimentale e lavorano spesso e volentieri a film a basso costo; alcuni sono amici scrittori, pittori, o persone che comunque coltivano interessi artistici.
A quale titolo hanno partecipato?
Anche loro fanno parte della cooperativa, sono tutti stati co-produttori del film, e hanno rinunciato al compenso calcolato al minimo sindacale per realizzare il film.
Quant'è costato il film e quanto ci hai investito in prima persona?
Il film è costato, tra costo del lavoro prestato gratuitamente da tutti per co-produrre il lavoro e spese vive di materiali, poco più di 70000 euro.
La tua formazione artistica è prettamente "tecnica", più al di qua della macchina da presa, che cosa ti ha spinto ad interpretare anche il ruolo di protagonista?
Mi hanno spinto amici, produttori e conoscenti del mondo del cinema che avevano visto i miei precedenti lavori e che mi hanno sempre detto che come attore "funziono". Io ho cercato fino all'ultimo di sottrarmi, ma in effetti trovare un protagonista adatto, per i mezzi che avevo, era davvero difficile. Alla fine ho dovuto cedere, anche perchè in fondo il mio ruolo non richiedeva chissà quali doti attoriali, ma più che altro una consapevolezza visiva ed emotiva di quello che doveva esprimere il personaggio. Non mi considero un attore, ma uno che presta la sua fisicità per comporre immagini.
A proposito di immagini...All'inizio e più volte ancora Andrea è davanti ad uno schermo di computer che emana strane immagini, sembrano gli effetti grafici del Media Player o un salvaschermo, ma anche degli ipnotici fuochi d'artificio...Puoi dirci qualcosa di più?
Si, è Media Player, o comunque un qualsivoglia lettore di tracce audio. Infatti Andrea usa le intercettazioni, prima per lavoro, e poi per ricerca personale, entrando nella vita di Marina grazie ad una microspia.
La vicenda si svolge su buona parte di Roma, dal centro alla periferia estrema, rendendo anche la città protagonista. Come mai questa scelta?
Be', credo che la città in effetti sia la protagonista del film. Spesso i luoghi in cui le persone vivono sono fondamentali nel plasmare una comunità, le sue abitudini e le sue caratteristiche. I personaggi si muovono come su una scacchiera, forse trasformati in pedina dalla città e dalla società che la abita. In questa storia le immagini della città si prestano a rappresentare anche le interiorità dei personaggi, le atmosfere noir al film, come si sarebbe potuta prestare Los Angeles, o Parigi. Le metropoli, i luoghi eletti del consumismo, dell'affermazione dell'io e delle sovrastrutture create dall'uomo, sono i luoghi ideali del noir.
Il film spicca per un'ottima fotografia in bianco e nero. Innanzitutto perché questa scelta? Che altro puoi aggiungere sul lavoro di Giorgio Bianchi Cagliesi?
La scelta è stilistica e tecnica al tempo stesso. Amo il bianco e nero e la sua astrazione, e non capisco perchè così pochi lo usino. E' inoltre adatto allo stile del film e alle emozioni che vuole trasmettere. E in ultimo fare un film a colori è un lavoro complesso, dove la scenografia, il trucco e i costumi diventano fondamentali. Per un uso espressivo del colore sono necessari grandi mezzi.
Alla fine della storia Andrea è sicuramente cambiato, come molti dei personaggi, ma chiude con la stessa affermazione dell'inizio, pur se in un contesto molto diverso. Perché?
Perchè il film ha una struttura circolare. Il cerchio si chiude ma il personaggio è cambiato, ed a raccontarlo sono le immagini. E poi perchè Andrea è un uomo qualunque, che si vuol definire "normale", che fa parte della massa, ma questa volta della massa liquida del mare, con una maggiore consapevolezza.
Due personaggi che incuriosiscono molto sono il Professore e Luana. Ci racconti qualcosa in più su di loro?
Il professore è forse il personaggio che amo di più. Nonostante la sua cultura è ridotto a vivere in povertà, da barbone, muovendosi clandestino di notte nella città universitaria. E' un personaggio della mia fantasia e come tale non so spiegarlo. Rappresenta forse l'estrema forma di resistenza della cultura nella società del degrado intellettuale, terra di conquista del coatto. E forse è incapace di uscire dalle mura accademiche per affrontare la realtà, e lì trova rifugio. Luana invece è l'ex ragazza di Andrea, una ragazza con tanti complessi, che non sa come uscire dalla precarietà della sua situazione lavorativa, vittima dell' incomunicabilità.
Entrambi Andrea li incontra di nuovo alla fine, soprattutto Luana, nella penultima sequenza. Ci spieghi il motivo?
Non so spiegare il motivo razionalmente, ma credo che, a livello inconscio, le ultime due scene con questi due personaggi, completano il loro percorso di trasformazione, che ognuno poi può interpretare come vuole. La scena finale di Luana è stata scritta dall'interprete, Sveva Tedeschi, a cui ho lasciato spazio per scegliere la sorte del personaggio in modo da calarsi completamente nel ruolo.
Il personaggio di Gigi ad un certo punto scompare. Si è affermato? Non si è affermato? Che gli è successo?
Gigi continuerà probabilmente ad arrabbattarsi e ad insistere, nonostante le umiliazioni, per affermarsi nel mondo dello spettacolo, tra televisioncine private, spettacolini di strada e frustrazioni in grande quantità. Nel momento in cui entra a Cinecittà scompare perchè gli studi, letteralmente... lo inghiottono!
Vorremmo sapere qualcosa in più sulla colonna sonora. In particolare c'è un brano che mi sembra di De Andrè, se non sbaglio...Resterà anche in occasione di una diffusione commerciale del film?
No. La colonna sonora è tutta originale, realizzata da un grande musicista genovese: Stefano Agnini e il suo gruppo Vico dell'Amor perfetto. Parto sempre da certe musiche per realizzare un film. Così è sempre stato per tutti i corti e i mediometraggi che ho fatto, così è stato per il mio primo lungo. La musica è fondamentale, è la più grande fonte di ispirazione.
Un piccolo appunto: il microfono che Andrea impianta nel ciondolo di Marina sembra un po' troppo potente, in grado di intercettarla in ogni punto della città...Come lo spieghi?
Be', ci avevo pensato, ma in una finzione bisogna essere un po' indulgenti su certi dettagli. Comunque credo che esistano microfoni così potenti e poi, ogni tanto, se ci hai fatto caso, la frequenza si perde.
Quando uscirà il film e come?
Il film uscirà a Roma in una o due sale. In sette mesi non ho trovato alcuna azienda distributrice disposta a finanziare l'uscita, ma questo si sapeva già, preferisco evitare i soliti discorsi sui problemi, il cinema italiano.. ecc. L'autoproduzione continua, quindi, come autodistribuzione. D'altronde non può essere diversamente: i film in italia, tranne i cinepanettoni, e quelli che chiamiamo con qualche amico "Il cinema dei fighetti", sono tutti in mostruoso passivo, ed esistono solo perchè hanno preso i finanziamenti statali, cioè i soldi dei cittadini. Come si può pretendere che un'azienda investa, facciamo un'ipotesi, 100000 euro, per far uscire un film che ne incasserà 20000? Questo è un film girato un po' come uno scrittore scrive un libro, un pittore fa il suo quadro. Una piccola cosa che però è stata fatta come un'impresa reale, cioè rischiando in prima persona. Conto su un pubblico di appassionati a cui può interessare questo genere di cinema.
Qualche aneddoto sulla lavorazione del film?
Dopo varie esperienze piuttosto pesanti come regista presso strampalati editori, dubbi impresari che vogliono intraprendere nel cortometraggio, e chi più ne ha più ne metta... un'esperienza davvero positiva, con un ottima armonia di gruppo con attori e cast, con una collaborazione a volte straordinaria, e di grande professionalità. Viva l'indipendenza. Ma quella vera.
Che ne pensi dei nuovi sistemi distributivi autogestiti che stanno nascendo, quali SelfCinema o altre iniziativi simili, come ha fatto Vittorio Moroni per TU DEVI ESSERE IL LUPO?
Sono l'unica soluzione. Il cinema è una forma di espressione debole, sempre succube del potere, in primis quello economico e politico. Non a caso, dietro Mussolini che inaugurava Cinecittà troneggiava la scritta: la cinematografia è l'arma più forte. E' una questione di business, di battage pubblicitario e di forza economica. E' quindi molto dura, senza grandi risorse se non quelle dell'entusiasmo e della passione, far vedere un proprio lavoro, anche se è d'inestimabile valore. Purtroppo la massa è stata "fidelizzata" dal cinema americano, dalle multisale, e gli spazi sono sempre più ristretti.
Cinemainvisibile cerca di essere molto attenta alla realtà del cinema indipendente che tu molto bene rappresenti. Qualche consiglio?
Bisogna valorizzare il cinema indipendente, fargli pubblicità, commercializzarlo e portare la gente a vederlo. Altrimenti tutti i discorsi non servono a nulla e continueremo sempre a ritornarci su come un serpente che si morde la coda. Trovare sale, spazi alternativi che diventino punti di riferimento per il pubblico di questo cinema e far vedere i film che meritano di essere visti.
Che pensi in generale della critica web?
Ne penso molto bene, come di tante altre cose sul web, che è uno strumento eccezionale, ma che ancora riesce ad essere concreto e seguito come ad esempio la stampa. Da parte di critici e giornalisti dei mezzi tradizionali annuso un certo torpore generale. E' difficile smuovere l'entusiasmo, sembrano un po' tutti in letargo, pronti a svegliarsi solo quando c'è qualcuno che fa la voce grossa. Ci sarebbe bisogna di più adrenalina, di più comunicazione e curiosità per cose nuove.
Paolo Dallimonti
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