IL '68: UN ANNO “DA” PAURA

A CURA

DI

MICHELE TRAVERSA

 

 

 

Sono passati quarant'anni eppure il cinema di quegli anni, fa ancora discutere. Penso non ci sia cosa più inebriante per un cinefilo, vedere ancora con grosso piacere un film quarantenne, che mantiene la sua forza, la sua freschezza. Questo è sicuramente il caso del film “La notte dei morti viventi” di George Romero.

Per quei pochi cinefili in erba che ancora non hanno visto il film, ne farò un breve riassunto. Due fratelli si recano presso la tomba del padre per rendergli omaggio. Durante la visita vengono attaccati da un uomo che all'origine sembrerebbe impazzito, che causa la morte del ragazzo; la sorella riuscirà a scappare e a trovare rifugio in una casa abbandonata. Li, uno dopo l'altro si rifugeranno altre persone, per scappare alla grande invasione di esseri, che sembrano morti, si muovono goffamente, ma che per certo come unico obiettivo hanno quello di nutrirsi di carne umana…..

A quarant'anni di distanza si possono fare considerazioni utili per cercare di capire quali motivi hanno portato il film al successo. Romero ha trovato una variante alla parabola degli zombie, che già esisteva prima del '68, ma che in realtà aveva un funzione totalmente diversa; ovvero era relegata alla sua origine caraibica, quindi geograficamente ben delineata, e poi cosa più importante lo zombie tradizionale era sostanzialmente un servo e non un agente attivo (come nel film “Ho camminato con uno zombie” del 1943). Romero libera queste figure da questa schiavitù, rompendo catene culturali e li globalizza, rendendoli deboli da soli, dovuto alla loro lentezza e apparente stupidità, ma fortissimi in un gruppo, da qui facile fare considerazioni politiche. Molti in passato hanno fornito varie spiegazioni, alcuni sdoganando forti dosi di antiamericanismo, e altri ancora hanno tirato in ballo la guerra in Vietnam. Spiegazioni che negli anni hanno sicuramente fornito un alibi intellettuale al film, rendendolo più appetibile anche ai più scettici. Romero trova il modo di rendere esplicito quella potenziale cattiveria che risiede in ognuno di noi, e in secondo luogo rendere la trasformazione da “buono” a “cattivo” velocissima, semplicemente attraverso un morso.

Un altro punto importante riguarda il budget. Il film è come si suol dire di “serie B”. Girato con poco più di 100.000 dollari che nonostante sia del '68, risultano comunque esigui rispetto ad altri film di successo dell'epoca. Forse qualcuno non sa che le comparse (gli zombie) del film venivano pagati un dollaro e con una t-shirt con su stampato “I was a zombie in the night of the living dead”! Inoltre gli attori principali, erano anche truccatori, musicisti, costumisti quindi azzerando quanto più possibile le spese. Altri dopo Romero daranno origine ai veri e propri “B-movies” come ad esempio Sam Raimi con “La casa” (1981) con un budget di 300.000 euro, persino maggiore rispetto a quello di Romero.

In quell'anno altro grande film sarà “Rosemary's baby”, ma che si colloca in un filone ben diverso e non certo definibile come film di serie B. Però mentre Polansky crea il genere sata-suspence, fatto egregiamente senza effetti di alcun tipo, senza sangue, rappresenta un film borghese per ambientazioni e atmosfere, Romero è un vero e proprio artigiano riciclando vestiti usati, utilizzando arrosto e sciroppo di cioccolato per gli effetti di sangue, girando in case di campagna disabitate……

In entrambi un ‘altro elemento dirompente è il finale poco rassicurante. In “Rosemary's baby” la madre dell'anticristo paradossalmente accetterà di crescerlo, e ne “La notte dei morti viventi” i buoni moriranno tutti, con una beffa finale……l'ultimo buono sarà ucciso da un gruppo di uomini bianchi che lo scambieranno per un zombie!. Cosa che nel cinema fino ad allora non era mai successo; l'happy-ending ha sempre fatto il suo “dovere” lasciando lo spettatore sereno. Invece in questi film si intravede lo zampino del post-modernismo, ovvero del riconoscimento di un finale non sempre positivo, ma senz'altro verosimile e preferibile rispetto alla pretestuosa positività ad oltranza. I seguiti di entrambi questi film apocrifi o meno sono stati innumerevoli, ma mai nessuno all'altezza degli originali; ……come sempre. (Michele Traversa)