Baarìa

 

Baarìa , nel bene e nel male , rappresenta la summa dell'idea di cinema tanto cara a Giuseppe Tornatore.

E' sicuramente l'opera più personale del cineasta siciliano ma non per questo purtroppo meritevole dell'attenzione e dell'affetto che pubblico, critica e media le stanno riservando.

Il film è un ispirato e consapevole atto d'amore verso Bagheria, città natale di Tornatore. Si apre e si chiude con la corsa contro il tempo di un bambino. Tempo che scorre nell'arco di ben sessanta anni ma che, nonostante le ferite e gli stravolgimenti, non cambia le sorti di un microcosmo e dei suoi abitanti i cui destini sembrano segnati da un'atavica maledizione.

Peppino “il comunista” è il figlio di un pastore con la passione per le buone letture.

La sua povera infanzia vede Bagheria sopportare la dittatura fascista e l'arroganza dei latifondisti terrieri in odore di mafia. Dopo la fine della guerra, l'adolescente Peppino realizza che solo abbracciando le idee comuniste potrà evolversi e combattere le ingiustizie sociali della sua città.

Dopo avere sposato l'amata Mannina, dalla quale avrà tre figli, il disilluso “comunista” si guadagnerà un posto nella vita politica locale, realizzando che non riuscirà a cambiare il corso delle cose così come aveva sempre sognato e sperato.

Scenografie barocche, fotografia dai toni caldissimi, colonna sonora invadente, cast stellare.

Per la realizzazione del potente affresco storico e collettivo, Tornatore non rinuncia alla sua cifra registica che resta quindi ben identificata , anche se in Baarìa non mancano i riferimenti gli omaggi e le citazioni , più o meno dichiarati, al cinema che il regista più ama .

Tornatore sceglie una narrazione che procede lentamente accumulando immagini, personaggi e situazioni che finiscono per non emozionare o coinvolgere lo spettatore.

Troppa carne al fuoco, probabilmente.

Il regista sceglie infatti volutamente di non indugiare sulle parti del film che parlano della mala politica o della mafia. Alcune tra le cose migliori, come la sequenza dell'assessore all'urbanistica cieco e mazzettaro, restano soltanto accennate per cedere alla inappropriata voglia di gag cabarettistica riservata ad alcuni personaggi interpretati da Beppe Fiorello, Vincenzo Salemme e Luigi Lo Cascio. Superflue e prive di senso appaiono anche le scene riservate alla superstizione e ad alcune suggestioni oniriche.

A Baarìa manca un cuore drammaturgico ben preciso, manca la poesia, mancano le emozioni, cose che non possono essere affidate soltanto ad immagini bellissime e che , a volte, si susseguono senza soluzione di continuità.

E' questo il limite dell'ultima ed ambiziosa opera corale di Tornatore che già con “Malena”,

“ L'uomo delle stelle” e “ Nuovo cinema paradiso” aveva dimostrato di sapere raccontare e filmare come nessun'altro la Sicilia.

Voto 6

Francesco Sapone