IL MIO VICINO T Ò TORO

 

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(Tonari no Totoro)

Un film di Hayao Miyazaki

Giappone, 1988 – Animazione/Fantastico – Durata: 86‘

Con le voci italiane di: Vittorio Amandola, Letizia Ciampa, Lilian Caputo, Roberta Pellini, Oreste Baldini

Miyazaki come Dumas: vent'anni dopo


Non è mai troppo tardi: dopo ventun anni approda finalmente in Italia il graziosissimo film animato di Hayao Miyazaki Il mio vicino Totoro . L'ultimo lungometraggio misteriosamente mancante all'appello nel nostro paese diretto dal cartoonist giapponese più famoso al mondo.

Nel bel mezzo degli anni cinquanta le due sorelline Mei e Satsuki si trasferiscono in campagna col papà per stare più vicine alla mamma ricoverata in ospedale. La nuova casa è curiosa ed insolita: innanzitutto è vicina al fiume, in mezzo a campi coltivati e risaie, nonché circondata da foreste, poi è popolata da piccoli ed innocui spiriti del buio. Ma non è tutto qua. Nei boschi circostanti la piccola Mei farà conoscenza con uno strano essere, una specie di buffo ed enorme folletto, nel quale le due fanciulle riconosceranno il misterioso Tòtoro raccontato dai loro libri di favole. Insieme a questa fantastica compagnia, che si allargherà anche ad uno straordinario gatto-bus, il non facile momento che stanno attraversando acquisterà la stessa leggerezza di una fiaba, scorrendo via come la nebbia al sorgere del giorno.

L'enorme creatività e la poetica di quello che è ormai riconosciuto come un maestro dell'animazione nipponica, e non solo, e che avrebbe immaginato in futuro capolavori come Principessa Mononoke , La città incantata e Il castello errante di Howl , già vent'anni fa era alle stelle. E già erano chiare le tematiche preferite dall'autore: l'attenzione per l'ambiente e, ovviamente, per i più piccoli, il rimpianto per un passato inevitabilmente migliore (l'ambientazione è datata non a caso a trent'anni prima della realizzazione), in cui la cura per il prossimo era notevolmente maggiore. E poi la fantasia sfrenata, assolutamente inarrivabile, che ha concepito le tante creature immaginarie: gli esserini fatti di fuliggine, l'animaletto bianco che fa arrivare Mei da Tòtoro, il gatto-bus e poi lui, la gigantesca e amabile creatura silvestre che dà il titolo al film. Una fantasia quindi al potere, che solo i più piccoli conoscono, tant'è che soltanto le due bambine riescono a vedere la strana fauna che popola il loro circondario. Un'arma che – ci sussurra in fondo Miyazaki - anche noi adulti dovremmo cercare e ritrovare nel profondo dei nostri animi, per usarla nei momenti più difficili delle nostre sempre più grigie esistenze.

Un messaggio quindi classico e ancora valido, pure dopo vent'anni, così come il film, che non dimostra affatto il tempo che ha, mantenendo inalterata la sua peculiare freschezza e la struggente poesia, che ben lo allontanano dai comunque validi prodotti della Disney (che tuttavia lo ha distribuito negli USA), troppo studiati e predigeriti. Piccola nota di merito infine per l'ottima edizione italiana - curata da Gualtiero Cannarsi (dialoghi e direzione del doppiaggio) ed Elisa Nardoni (traduzione) - che è riuscita a lasciare intatto lo splendore della pellicola.

Voto: * * * * .

Paolo Dallimonti