The informant

di steven soderbergh

 

Come spesso accade con Steven Soderbergh, sembra divertirsi più lui del
pubblico. Siamo quindi più dalle parti della serie "Ocean's" che delle
sperimentazioni tipo Bubble, o anche di certo cinema impegnato (Traffic,
Erin Brockovich - Forte come la verità) che lo ha visto trionfatore agli
Oscar, acclamato dalla critica e beniamino degli spettatori. La storia, pare
incredibilmente tratta da fatti realmente accaduti, è quella del dirigente
di una multinazionale agroalimentare che diventa un informatore dell'F.B.I.
ai danni della società per cui lavora. Il tutto a causa di un disturbo
bipolare della personalità, e di una dose insana di mitomania, attraverso un
gioco di bugie che dura svariati anni in cui le menzogne si moltiplicano a
livello esponenziale fino a un inevitabile punto di non ritorno. La resa dei
conti, troppo a lungo procrastinata, sarà per forza di cose dolorosa.
Soderbergh pare più interessato al lato comico della vicenda che a quello
thriller e drammatico e infatti il film scivola con relativa fluidità
rimbalzando da una bugia all'altra al ritmo dell'ottima colonna sonora,
molto seventy (tanto per chiarire i modelli di riferimento), di Marvin
Hamlisch. Il problema è che si fatica a trovare plausibili gli sviluppi e l'aria
scanzonata che si respira non favorisce il coinvolgimento in una vicenda
tanto ispirata al vero quanto oggettivamente assurda. È vero che spesso la
realtà supera la fantasia, ma il taglio ludico scelto da Soderbergh opta per
la scorrevolezza, glissa sulla verosimiglianza, non approfondisce granché e
punta tutto sull'escalation di bugie del protagonista, alla lunga non poi
così irresistibili. Lo stile adottato non giova al risultato anche a causa
della prevedibilità del racconto, che procede per tappe dal poco valore
aggiunto nella loro insensata scansione, e di un Matt Damon volenteroso ma
non così in parte. L'attore americano ingrassa 20 chili (alla luce di ciò
che si vede non bastava una pancetta posticcia?), si cala quindi nel
grigiore e nella complessa psicologia del personaggio con indubbia aderenza
fisica, ma risulta meno problematico, e anche accattivante, di quello che il
genere presupporrebbe. Di lui, alla fine, sappiamo ben poco, siamo solo
testimoni dei suoi pensieri fuori campo e del suo gioco al rialzo nel
mentire, cosa che può far sorridere per un po' ma fatica a reggere tutto il
peso del film.


Luca Baroncini de www.spietati.it