Liberi

Il dramma di chi perde il lavoro dopo trent'anni di fabbrica (il padre) e l'iniziazione alla vita di un giovane ragazzo, nato in un piccolo paese abruzzese ma con la voglia di viaggiare e scoprire un mondo oltre le quattro mura in cui e' rinchiuso (il figlio). C'e' tanta carne al fuoco nella commedia sociale di Gianluca Maria Tavarelli: la precarieta' del lavoro, la vita di provincia, i conflittuali rapporti generazionali, i dubbi esistenziali, le scelte di vita dopo la scuola, i turbamenti affettivi. Forse il difetto principale del film e' di inserirsi in un filone gia' ampiamente spremuto (da "Ovosodo" a "Il posto dell'anima", passando per una voce-off di mucciniana memoria). C'e infatti un'aria di "deja-vu" nel racconto imbastito dal regista, nonostante la sceneggiatura (vincitrice del prestigioso Premio Solinas) calibri con equilibrio i momenti forti con le disgressioni leggere, alternando efficacemente sorrisi e malinconia. Belli anche i dialoghi, peccato per l'evidente letterarieta' che li rende significativi ma poco credibili. Non sempre verosimile anche la costruzione delle scene che, soprattutto nella prima parte, non nasconde l'artifizio. Gli attori sono tutti a loro agio: bravo il protagonista Elio Germano, spontanea e fresca Nicole Grimaudo (forse troppo bella per il ruolo), forte la presenza di Luigi Maria Burruano, sempre meno caratterista e piu' protagonista. La prima considerazione che il film stimola e' una certa discontinuita': momenti belli ed efficaci (i viaggi in autobus per sconfiggere gli attacchi di panico, l'atteso confronto tra genitore e figlio) e altri meno riusciti (i lavoratori in fabbrica, le difficolta' sul lavoro, solo accennate e poi abbandonate, gli amici sulla spiaggia, la prevedibilita' della storia d'amore). Il film scivola lieve, pone problematiche concrete e non appare consolatorio come piu' volte si teme, trovando un valido approdo nelle mezze tinte. Per diventare sincero ritratto generazionale gli manca pero' un piglio personale in grado di distinguerlo da altri fotogrammi con cui tende a confondersi.

Luca Baroncini

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