Spiderman
2
di Sam Raimi
Il
super-eroe nella poetica di Tarantino e Raimi
ESSERE O
NON ESSERE SUPER-EROE, E’ QUESTO IL DILEMMA.
Sono super-eroi, svolazzano tra i grattacieli, sono cool e
volteggiano nell’aria come foglie al vento, la natura o il caso li ha donati
di poteri speciali che dovranno usare per combattere il male e difendere la
giustizia. Ma dietro la maschera non sono altro che essere umani, proprio come
noi. Così dietro Batman si nasconde Bruce Wayne, dietro Superman Clark Kent, e
dietro Spider-man Peter Parker, un semplice fotografo che riesce a garantirsi il
posto perché scatta foto a sé stesso in costume, ma anche uno studentello che rischia la bocciatura, un
portatore di pizze che viene liquidato, un ragazzino che rischia di perdere la
ragazza che ama per sempre. Sam Raimi mette al centro dell’attenzione
il conflitto interiore del protagonista, spogliandolo del suo costume da
super-eroe per mostrare la sua vulnerabilità e le sue debolezze tutte umane, a
cominciare dai suoi rapporti interpersonali. Per una
visione fluida del film è
strettamente consigliato (ri)vedersi il primo episodio, perché Raimi
si collega ad esso, a cominciare dal cattivo precendente che spidey ha ucciso,
il professor Osborn, che non è nessuno tranne il padre del migliore amico di
Peter Parker. Come già aveva fatto Tim Burton con Batman Il
ritorno, Raimi gioca col tema del doppio. Batman e Catwoman erano
nemici, ma dietro le maschere erano inconsapevolmente amanti, così Peter Parker
è il miglior amico di Harry Osborn, ma Harry vuole uccidere Spider-man per
vendicare il padre, senza rendersi conto che la tanta ambita preda non è altro
che Peter, il suo migliore amico. Ma probabilmente il regista svilupperà meglio
questo intreccio del doppio nel sequel, in quanto qui preferisce concentrarsi
meglio su un altro rapporto, quello tra il protagonista e Mary Jane, la ragazza
che ama. Può un super-eroe amare e lasciarsi amare da una ragazza,
coinvolgendola nel giro e rendendola bersaglia dei nemici? E’ questo il dubbio
di Peter, ed è anche uno dei motivi per cui decide di togliersi definitivamente
la maschera e buttarla nel cestino della spazzatura, per vivere una vita
normale, lontana dai guai. Tutti, fin da piccoli, sognamo di possedere
super-poteri, e allora perché questo Peter Parker vuole rinunciarci? E’ forse
scemo? No, perché nella vita ci sono cose ben più importanti di avere le
ragnatele che ti escono dalle vene per arrampicarti sul muro e volare tra i
grattacieli, come la famiglia, l’amicizia, e soprattutto l’amore,
quell’amore per cui saresti disposto a dare la tua vita, proprio come recita
la canzone Someone to die for (Spider-man 2 original soundtrack).
Ma come accade nelle scene finali del film, l’uomo deve anche trovare la
propria strada, e per scelte di questo tipo bisogna sempre sacrificare
e rischiare qualcosa, ma Peter questo rischio è pronto a correrlo, perché in
palio c’è la persona che ama. Non saremo un pò tutti pronti a correre questo
rischio quando in palio c'è il cuore della nostra amata? Penso proprio di si.
Pierre Hombrebueno
Ecco un esempio di sequel migliore del
capitolo precedente. Non è una novità ultimamente, basti pensare a X-men 2,
Batman- return, l’intera saga di Alien e via dicendo. A conferma
che l’approfondimento autorale comincia a prendere campo. Spider man 2
non è un capolavoro, ma è assolutamente l’incarnazione in pellicola del
significato di cinema oggi. È un bellissimo apologo sul presente, sia politico,
quello di una nazione (gli Stati Uniti) e di una città (new York) in perenne
allarme terroristico post 11 Settembre, sia sociale, con una popolazione che
necessita impellentemente di un eroe. È un apologo sulla vita di oggi, con le
sue difficoltà economiche, basate su attriti di classe in cui i ricchi sono
sempre più ricchi, e i poveri sempre più poveri (la dicotomia classista in cui
da una parte c’è Parker che fatica a mantenersi e sua nonna che è costretta
a cambiare casa, dall’altra M.J. che sfonda nello spettacolo e l’amico
figlio di Goblin che mira al profitto massimo). È uno splendido esempio di
meta-cinema, con citazioni e rimandi all’Uomo ragno cartone/fumetto (la donna
che canta la sigla di Spiderman , Parker che chiede che fine hanno fatto i suoi
fumetti, finiti nella spazzatura) ma anche al cinema caro a Raimi, che si
concede il lusso di ricordare da dove viene (La casa) con la terrificante
sequenza in cui Octopus si sveglia in ospedale (con debiti anche a Psycho).
Gli effetti speciali sono strabilianti, Maguire è
perfetto come incapace e goffo (poco)supereroe, Molina è assolutamente
terribile, ben più del Defoe/Goblin precedente, Dunst era meglio
in Intervista col vampiro. La scena in cui Parker, in metropolitana,
viene sollevato dalla gente a cui ha appena salvato la vita, che esclama subito
dopo “Ma è solo un ragazzo!”, diventa simbolo del significato del film, in
cui si cerca di dimostrare l’assoluta normalità degli eroi, alle prese con i
problemi di tutti i giorni. Come aveva già fatto con suprema leggerezza e
sospensione Shyamalan in Unbreakble.
Andrea Fontana
Già i
titoli di testa, sui notevoli disegni di Alex Ross, caratterizzati dal consueto
fotorealismo dell'artista, riassumono il film precedente immergendoci
nell'atmosfera del fumetto.
Sam Raimi, senza il peso di dover narrare di nuovo le origini dei poteri del
protagonista, è libero di affrontare l'inizio della maturità di Peter Parker.
La vita del nostro eroe va a rotoli: non riesce a tenere il passo degli studi,
perde i lavori saltuari che trova, stenta a pagarsi l'affitto. Inoltre si è
allontanato da Mary Jane per non metterla a rischio, sua zia May ha problemi
economici conseguenti alla morte dello zio Ben, il suo migliore amico odia
l'Uomo Ragno e inizia a non fidarsi più nemmeno di Peter perchè in quanto
fotografo di Spider Man gliene nasconde l'identità. In questo intreccio si
aggiungono nuovi personaggi come il figlio di J.J. Jameson e il Dottor Curt
Connors, ma soprattutto il dottor Otto Octavius, destinato a divenire il Dottor
Octopus. Come per Goblin siamo di nuovo di fronte ad una potenziale figura
paterna per Parker trasformatasi in un mostro, nemico mortale dell'uomo ragno.
Il parallelo non finisce qui perchè Octopus non è così diverso da Goblin
nella sua schizofrenia: dove Goblin parlava col suo riflesso e sentiva una voce
malvagia, Octopus è traviato dall'intelligenza artificiale delle sue braccia
meccaniche.
Proprio il rapporto tra il villain e le sue braccia è il punto più alto del
film, senza essere appesantito dalle parole. Gli atteggiamenti sinuosi e
protettivi del braccia, quasi come un abbraccio sensuale, sempre però pronte ad
uno scatto aggressivo e micidiale, circuiscono il dottore come una femme fatale
portandolo alla follia.
Sam Raimi non si appiattisce alla logica del prodotto su commissione e mantiene,
anche più che nel primo film (forse gigioneggiando anche un po' troppo), un suo
stile riconoscibile. Ad esempio durante l'operazione del dottor octopus le
braccia si animano e sterminano l'equipe operatoria come le fronde degli alberi
assassini de La Casa. Qui però senza una goccia di sangue. Il film in
effetti è per tutte le età e quindi Raimi non può andare oltre il primo piano
di qualche donna che urla (il che accade con una certa frequenza, quasi a
punteggiare il film). Divertente poi il cameo di Bruce Campbell protagonista
della trilogia de La Casa che qui interpreta una insopportabile maschera
di teatro.
Notevole anche una sequenza accompagnata da Raindrops keep fallin' on my head
di Burt Bacharach, ove Parker riprende a comportarsi da vero nerd e gli
capitano ogni tipo di incidenti. In generale però le parti che si vorrebbero
divertenti non strappano più di un sorriso. Allo stesso modo alcune sequenze
con toni melodrammatici riescono ad essere efficaci, ma la maggior parte stenta
a decollare. Qui la difficoltà è per lo più dovuta alla recitazione, ma anche
ai dialoghi spesso didascalici. Del resto pare improbabile che Raimi volesse
andare fino in fondo all'aspetto più tragico della vita di Parker, ma l'effetto
è che si finisce per essere più dalle parti di Smallville o di Dawson
Creek che non da quelle del ben più coraggioso Hulk di Ang Lee.
Ancora più che nel primo episodio i combattimenti e le evoluzioni aeree
dell'uomo ragno sono uno spettacolo per gli occhi, e non mancano di inventiva
negli scenari, tra un treno in corsa in metropolitana e una battaglia su di una
parete verticale. Il terzo episodio comunque è già annunciato dal finale di
questo Spider-Man 2. Come per altre produzioni simili, ad esempio X-Men
(di cui sono in lavorazione contemporaneamente i capitoli 3 e 4), la qualità
andrà misurata anche sulla lunga distanza.
Fa piacere comunque vedere come l'Uomo Ragno continui a non essere costretto ad
agire da un'idea di vendetta, come molti altri eroi dello schermo, o da una
grande male da arrestare a tutti i costi né da una cospirazione che lo
costringe ad agire. E' soprattutto il suo senso di responsabilità a farne un
eroe, il bisogno non tanto di fermare i criminali, quanto quello di salvare la
gente.
Andrea
Fornasiero
Curioso questo film.
Perche' se da un lato si vede che si e' dimostrata maggior attenzione ai
dettagli, evitando lo schema tipico del mero ricalco da sequel, dall'altra parte
ha il demerito di aver appesantito eccessivamente tutta la messa in scena,
allungando pomposita' nelle scene madri e tediando con retorica a tutto spiano,
anche dove non serviva. Dal lato psicologico, nulla da segnalare, i personaggi
sono piuttosto ben caratterizzati, a partire da un convincentissimo Doc Ock (Alfred
Molina), schiavo del suo rabbioso e amareggiato alter ego, a Spiderman/Peter
Parker che inizia a soffrire crisi d'identita chiedendosi se l'importanza
di essere supereroe possa coesistere con l'importanza di avere un'adolescenza
normale. Con qualche forzatura di troppo nelle parti sentimentali, Raimi
dimostra di saper lavorare decisamente meglio con le scene d'azione, arrivando
ad auto-omaggiarsi nella scena della camera operatoria, giocando con
disinvoltura con la macchina da presa, nelle scene di massa e in quelle con gli
effetti speciali (ben lontani dalla perfezione, ma comunque migliori del primo e
ricordiamo che in parte e' una scelta "voluta"). Difficilmente un
altro regista avrebbe potuto far di meglio in questo film, seppur non perfetto,
ma con diversi tocchi di intelligenza e di inventiva. Vedremo se sara' in grado
di regalarcene anche nel prossimo Spiderman. Voto: 7
The Wolf
Un film migliore del primo.
E’ sempre questa la sfida che di volta in volta si trovano ad affrontare i
registi di sequel, e molto raramente è una sfida che riescono a vincere. Sam
Raimi entra di diritto tra questi pochi autori, confezionando un seguito
assolutamente e totalmente superiore al precedente. Una storia complessa e
consistente, densa di avvenimenti e risvolti psicologici, dove non mancano né
le scene d’azione che tanto piacciono agli appassionati, né le sequenze
drammatiche e introspettive che tanto piacciono a chi pretende qualcosa in più
di un mero film d’azione. Raccontata nel primo episodio la genesi del
personaggio, adesso Sam Raimi si addentra con passione e divertimento nello
sviluppo della storia, concentrandosi sui rapporti interpersonali e sulla
psicologia del nostro piccolo eroe. Perché Spiderman è sì un supereroe, ma è
soprattutto un ragazzo pieno di conflitti e dubbi, che in questo episodio deve
fronteggiare definitivamente il dilemma (degno di Shakespeare) della sua vita:
accettare il suo destino o tornare ad essere solamente il maldestro Peter Parker?
“Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”, e Peter adesso più che
mai desidererebbe solo essere un ragazzo normale con i suoi problemi
“normali”, per vivere finalmente alla luce del sole l’amore che prova per
la sua Mary Jane, regolarmente contrastato se continuasse ad essere l’eroe di
New York City. Ma nessuno può sfuggire al proprio destino, soprattutto se ad un
certo punto salvare il mondo non equivalesse a salvare il proprio amore: è
proprio per la sua amata che Peter decide di rinunciare ai propri sogni e vivere
la vita per la quale è designato.
Un film d’amore, è questo Spiderman: il rapporto tra Peter e Mary Jane
diventa infatti il fattore cardine dell’intera storia, sviscerato nei suoi
elementi conflittuali senza troppo sentimentalismo, e narrato così sinceramente
e onestamente da rendere impossibile allo spettatore non affezionarsi a questa
storia d’amore così complicata ma allo stesso tempo così semplice. Ma non
solo: trovano ampio spazio anche le famigerate scene d’azione, alcune davvero
ottime, anch’esse superiori all’episodio precedente per tensione, ritmo,
costruzione narrativa e scenica, tempo dell’azione e coinvolgimento emotivo
dei personaggi.
Il primo Spiderman ci appare adesso solo come una bozza, è il sequel il
vero film della serie: completo, pieno di humour e di suspence, ben scritto e
ben recitato (Tobey Maguire risulta ancora una volta la miglior scelta possibile
per il suo sguardo da eterno ragazzino immerso in qualcosa più grande di lui)
arricchito da elementi introspettivi rari in questo tipo di cinema ed
eccezionalmente equilibrato in tutti i suoi elementi drammatici, comici e
sentimentali. Sam Raimi non si prende troppo sul serio, ed è questo il punto di
forza del film: si ride spesso del supereroe e del suo alter-ego, facendo di Spiderman
un perfetto film d’intrattenimento narrato con intelligenza e cuore. VOTO:
7 ½
Claudia Scopino
Spiderman I
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