Videoclip e trasformazione
di Gianni De Mauro

In questi ultimi anni la contaminazione tra diversi veicoli di comunicazione ha subìto un’accelerazione evidente.
Già dal tardo seicento si è potuto assistere ad un decentramento della forma pura d’arte in favore di una forma promiscua di comunicazione dell’idea artistica in quanto tale. Si pensi all’Opera Lirica, dove musica e teatro si fondono. Cominciavano così a disciogliersi lentamente i compartimenti stagni all’interno dei quali scorrevano le idee  - la pittura, la scultura, la musica, la letteratura e tutte le altre forme di comunicazione espressiva così come erano state intese fino a quel momento – e nascevano forme miste, più vicine alla natura umana, complessa e confusa.

I videoclip musicali sono il frutto di quella tradizione e discendono dall’unione tra il prodotto cinematografico e quello musicale commerciale, già a loro volta somme di altre forme d’espressione e d’arte. La musica qui ha ancora un ruolo preponderante rispetto all’immagine filmata ma in determinati casi questa fusione tra le due forme espressive non è più in rapporto di subalternità ma di vera  e propria  simbiosi paritaria.
Non è il caso dunque di sottovalutare questo particolare settore della produzione cinematografica che sfocia facilmente nell’arte pura, perché sufficientemente distante dal perimetro narrativo che stringe e costringe e altrettanto lontano dalla precostituita fruibilità che esige lo spettatore di sala.
Hanno spesso budget faraonici da bruciare in pochissimi minuti che devono contenere un condensato di grafica d’avanguardia e cinematografia sperimentale.
I videoclip sono un paradigma della nostra società;
si consumano in un soffio, si bruciano in una pugno di secondi, nella brevità di un brano musicale, in uno sguardo distratto allo schermo televisivo. Spesso vengono consumati in un bar, in una discoteca, mai nel rapito raccoglimento di un cinema sontuoso. Qui si miscelano delirando ballo, sensualità, tensione, sudore, colore, arte, immaginazione, violenza, tenerezza e tutta l’emozione che la musica e l’arte visiva nel loro più ampio significato sono in grado di dare.
Spesso questi piccoli capolavori (solo nel senso di brevi) hanno la vita di una farfalla, durano a malapena una stagione e poi scompaiono nei meandri di qualche magazzino. Ingiustamente. Un giorno, è auspicabile, qualcuno riaprirà le scatole nelle quali vengono rinchiusi e li riscoprirà, speriamo, dando loro il giusto valore.

Fatalità

Tripping

White stripes

BAUSTELLE - LA MALAVITA