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Grande cinema in anteprima allo Zancanaro: risalendo il corso del Livenza, la Settimana Internazionale della Critica , immediatamente dopo la Mostra del Cinema di Venezia, arriverà sugli schermi del glorioso cinema-teatro sacilese. Si tratta di un evento eccezionale, basti considerare che la SIC (questo il suo contrattissimo acronimo) presenta solamente opere prime di registi emergenti, selezionate da una giuria eccellente composta dai rappresentanti del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani. All'apertura della rassegna oltre al critico del SNCC Giuseppe Ghigi saranno presenti i registi del primo film La rieducazione , ovvero Davide Alfonsi, Alessandro Fusto, Daniele Guerrini, Denis Malagnino . Dove gli autori hanno di proposito voluto indagare sugli "scarti" (o quelli che vengono definiti tali) della società evoluta. Hanno scavato tra i calcinacci, del cantiere e dell'anima, e hanno trovato anche calore e tenerezza. Il tutto si svolge proprio in un cantiere edile alla periferia di Guidonia, nel Lazio, dove un neolaureato impacciato ed imbranato si trova suo malgrado a lavorare. E' proprio qui che deve scontrarsi/incontrarsi con tutto ciò che più gli è estraneo e lontano: badili, cemento, mattoni, ma anche nuovi "colleghi" e nuove amicizie che appartengono a livelli sociali diversi dal suo. Non dovrà più andare a fare volontariato o servire l'Azione Cattolica, bensì dovrà far fronte al "Principale", suo datore di lavoro; prima persona che lo prende sotto custodia, poi personaggio che si rivela sfruttatore e truffaldino. Figura che assomiglia al Mangiafuoco di Pinocchio: burbero e saldamente in salute, ma non grasso. I registi, sono riusciti a far rivivere, a tratti, quelle inquietudini, quelle tristezze e malinconie che spesso si ritrovano nelle periferie di Roma e nei film neorealisti, o nelle pellicole di Pasolini. Gli interpreti infatti sono tutti non professionisti e sono proprio quei non-accademismi a rendere la loro interpretazione fedele alla vita. Quella vita che il padre di Marco, il protagonista, ha voluto sbattergli in faccia prepotentemente, stanco di vederlo senza occupazione fissa. La rieducazione forse ri-educa lo spettatore alla visione di quei film-verità che prendono di petto la vita e tutte le sue difficoltà e contraddizioni. La scelta di girare tutto in B/N apporta alla pellicola quel senso di amara tristezza che fa della storia una storia vera. Questo è il primo episodio della futura trilogia chiamata "Il Ciclo dei Finti".
Sur la trace d'Igor Rizzi del canadese Noël Mitrani è la storia di un ex-calciatore senza fama, soldi e amore, vive le sue giornate tra piccoli furti e ricordi del passato. Accetterà anche di divenire un killer ma realizzerà che ciò di cui ha bisogno è di recuperare una serenità ormai dimenticata. Il regista scrive, dirige, monta e produce questa interessante pellicola, ambientata a Montreal, che racconta del difficile percorso di un personaggio alle prese con i ricordi di un passato felice ma ormai lontano e di un presente incerto e legato a traumi mai superati che rendono la sua esistenza grigia e infelice. La scelta di far assumere al protagonista il ruolo di un ex-calciatore non è casuale, il calciatore è universalmente conosciuto come un uomo dalla vita facile, al quale il successo ha permesso la completa realizzazione di sogni e sfizi, una figura carismatica, abituata ad avere un pubblico e dei fan, e così la tristezza e la solitudine del protagonista sono ancora più marcati e stridenti, la sua infelicità è ancora più profonda a causa del suo passato, a causa del rovescio che ha vissuto ma nonostante questo mantiene una personalità forte, convinto di poter affrontare qualsiasi sfida senza timore, assolutamente incapace di riconoscere le proprie debolezze ed i propri limiti. La pellicola appare distaccarsi fortemente da elementi reali, escludendo sigarette, alcool e utilizzando solo macchine ormai fuori produzione, creando un'atmosfera irreale, in cui il presente è legato ai sogni del passato. La lentezza dell'azione e la scorporizzazione del movimento umano contrastano con i ritmi televisivi a cui siamo abituati e rendono a tratti la pellicola faticosa, ma la decomposizione delle scene diviene quasi un lungo piano sequenza, un'azione unica, una lunga soggettiva che racconta una tensione individuale rendendola universale. Il regista nega l'esistenza di un happy end eppure il finale sembra essere molto positivo: il protagonista riesce a superare la perdita del successo e della donna amata, abbandonando i propri rimorsi e dedicandosi ad un introspezione e ad un'autocritica finalmente sincere e mature. Da Taiwan arriva invece Yi Nian Zhi Chu ( Do Over ) di Yu-chieh Cheng film dalla trama complessa resa ancora più enigmatica dal montaggio frenetico, in cui si alternano punti di vista e piani temporali, disorientante nel tentativo di ricomporre il puzzle degli avvenimenti che legano gli eterogenei protagonisti. Un film che mescola generi e tecniche, a tratti lento ed impacciato, a tratti leggero e poetico. Un film sulla vita, sulle relazioni affettive e la relazione tra le azioni del passato, le scelte del presente e le ripercussioni sul futuro, sul mondo odierno; un mondo cupo, arido ed artificiale, in cui i colori e i sentimenti sono sbiaditi, da cui evadere, rifugiandosi in mondi paralleli immaginari, in visioni, in fantasie. O magari nella pellicola di un film, del quale è possibile decidere e cambiare il finale, a nostro piacimento, concedendoci anche un insperato happy end. A legare i diversi personaggi è il comune desiderio di riscatto, a costo di sfidare la morte, o di una seconda possibilità, di una rinascita. Vogliono ricominciare, “aggiungere un inizio ad ogni fine, trasformarsi da bruchi in farfalla” come dice lo stesso autore, trasformare il mondo, anche solo nella loro mente, attraverso i sogni o le droghe, e vivere una vita nuova, in cui non ripetere gli stessi errori. Un film sul cinema, arte sublime di finzione ed evasione, che gioca con lo spettatore, con la sua voglia di lasciarsi rapire dalla fantasia e il desiderio di individuare il confine fra sogno e realtà.
El Amarillo dell'argentino Sergio Mazza è un piccolo bar in un luogo sperduto della più misteriosa Argentina. I lunghi silenzi che caratterizzano la pellicola rispecchiano l'inettitudine a vivere degli esseri umani che come grotteschi personaggi popolano le scene di questo film. Si è sospesi in attesa di qualche cambiamento che forse arriverà, ma che non viene ricercato dai protagonisti i quali si accontentano della loro situazione impregnata da un soffocante stato di quiete. Sergio Mazza, regista del film, riesce in alcuni punti ad evidenziare un interessante senso dell'umorismo.
Infine dalla Francia, tratto dal romanzo omonimo di Emmanuel Bove, viene proposto Le pressentiment che segna l'approdo alla regia dell'attore Jean Pierre Daroussin. Il film racconta la storia di un uomo benestante trasferitosi nei quartieri popolari di Parigi. Charles Benestau, infatti, avvocato parigino dell'alta borghesia, decide improvvisamente di cambiare il corso della propria vita, prima che questa finisca. Nonostante ciò che si dice di lui e delle sue azioni, il protagonista de Le pressentiment decide di dedicarsi, almeno per una volta, ad aiutare il prossimo e a compiere una buona azione. Certo “non c'è niente di più ingannevole delle buone intenzioni, che danno l'illusione di incarnare il Bene”. Ma il proposito del signor Benestau non è quello di salvare il mondo. La ville lumière è, d'altronde, protagonista del film, quanto i suoi interpreti. Jean-Pierre Daroussin arriva alla regia dopo dodici anni di recitazione. Diplomato al Conservatorio di Arti drammatiche, si fece notare per l'interpretazione del suo secondo lungometraggio Le Psy di Philippe de Broca. La definitiva consacrazione avvenne, però, con Mes meilleurs copains di Jean Marie Poiré. L'amicizia con Robert Guédiguian, uno dei rappresentanti del nuovo cinema d'autore francese, lo ha avvicinato, dopo una breve deviazione per il mondo del teatro, alla regia cinematografica. Lo stesso Guédiguian produce il suo primo cortometraggio C'est trop con . Ma è con Le pressentiment che Daroussin firma la prima regia di un film.
Insomma a Sacile, grazie alla lungimiranza dell'amministrazione comunale, ancora una volta si potrà ammirare del grande cinema. Oltretutto, al di là dell' occasione unica - basti pensare che i film sono praticamente in anteprima mondiale -, va detto che i lungometraggi in questione incarnano gli sguardi dei registi emergenti, e sono quindi per loro natura un concentrato di creatività, attualità e provocazione, nonché di attenzione particolare ai problemi del nostro tempo.
Cinema Teatro Zancanaro – Sacile (Pordenone)
Calendario delle proiezioni:
Giovedì 28 settembre 2006
ore 20.45
LA RIEDUCAZIONE di Davide Alfonsi, Alessandro Fusto, Denis Malagnino,
Italia, 2006 – 96'
INCONTRO CON I REGISTI
Venerdì 29 settembre 2006
ore 20.45
SUR LA TRACE D'IGOR RIZZI (Sulle tracce di Igor Rizzi) di Noël Mitrani,
Canada, 2006 – 91'
Ore 22.15
YI NIAN ZHI CHU / DO OVER (L'inizio di un anno) di Yu-Chieh Chieng, Taiwan,
2006 – 113'
Sabato 30 settembre 2006
ore 20.45
EL AMARILLO (El Amarillo) di Sergio Mazza, Argentina, 2006 - 90'
Ore 22.15
LE PRESSENTIMENT (Il presentimento) di Jean-Pierre Darroussin, Francia, 2006
– 100'
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