Estate '00
Dal Tropico del cinema arrivano notizie
confortanti, segno che la cinematografia sudamericana vuole caparbiamente restare una
"riserva" esclusiva di mondi e vicende impressionabili, zona del cinema e di
estetiche
soprattutto: né è lesempio questo "La vita è un fischio" (La vida
es silbar,) del cubano Fernando Perez, opera che ha raccolto una messe di premi in diversi
festival (Avana, Rotterdam, Berlino) e che merita di essere sottoposto allattenzione
del pubblico. Il segno, il corpo del film è il serbatoio di "pensieri di peso"
sdoganati con leggiadria e delicata originalità da Perez, sia nellatto del narrare
che in quello del passaggio in immagine, dove i tre personaggi principali, in
unAvana senza compiacimenti folckloristici, si muovono e agiscono in garbate
atmosfere surreal-realistiche. Cè una ballerina, Mariana (Claudia Rojas) che
promette a Dio di non far più lamore in cambio di una brillante carriera, Julia
(Coralia Veloz) che vive per far del bene agli altri ma un giorno comincia ad accusare
strani svenimenti che coinvolgono anche le persone che si trovano ad interagire con lei,
Elpidio Valdes (Luis Alberto Garcia) un musicista che soffre per essere stato abbandonato
dalla madre, il tutto dentro un piacevole impianto commedico a cui si aggiunge il
viscerale umanesimo di fantastici sommovimenti di musiche.

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Dal Brasile, invece, "segnali di
film" sempre più incoraggianti: nel paese del black-out del cinema di qualche anno
fa, assistiamo al ritorno del marchio Bruno Barreto, a firmare questa volta unopera
di divertita eleganza, di "sapore di riso" intelligente e ispirato.
Bossa Nova
è una commedia che in gergo si direbbe degli equivoci, ben costruita e recitata, che
racconta del rapporto che si stabilisce tra un insegnante inglese vedova e un avvocato il
cui matrimonio sta andando rovinosamente in crisi, in una Rio che stavolta
"piomba" sulla pellicola come quella lussuriosa città in riva alla miseria che
non si vede ma che sta appena dietro langolo dellultimo grattacielo. Non solo
Samba "do Brasil" e belle donne, in questo colorato esercizio di cinema che esce
nelle sale dellestate italiana, quando il carioca è visione che avanza, e depone
sul proprio cammino storie di una cinematografia che scotta.

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A tutti quelli presenti a Cannes non è
piaciuto il film brasiliano in concorso
"Estorvo"
del maestro portoghese Ruy Guerra, figura chiave del "cinema novo" e premiato a
Berlino (I fucili, 64 e A queda, 76).
In effetti qualche svenimento filmico
cè, non tutto risponde ad un compatto disegno immaginativ-narrativo e il risultato
è un leggero stato di irretita aspettativa che viene puntualmente delusa.
Non convince, non si muove e i pochi tratti
di cinema del percorso dove la storia ci stimola non suppliscono sufficientemente.
Crediamo sia necessario un nuovo appuntamento coi film del maestro Guerra.
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Recensioni film sudamericani