MIDNIGHT (MEIA NOITE)
di Walter Salles
Capodanno di fine millennio. Sulla
terrazza di un palazzo affacciato sulla spiaggia di Copacacabana, a Rio De Janeiro, la
notte dellultimo dellanno 1999, sincontrano due personaggi. Lei, Maria
(Fernanda Torres), è una giovane donna, improvvisamente abbandonata dalluomo che
ama, e che per questo medita il suicidio. Lui, Joao (Luis Carlos Vasconcellos), è un
giovane detenuto che, deciso a tutto pur di non trascorrere in carcere lultima notte
del secolo, forse ha ucciso il suo migliore amico per riguadagnare la libertà. I due,
sospesi fra paradiso e inferno, costruzione e rovina, passato e futuro, sincrociano
in una Rio dalle due facce, quella delle favelas e dei palazzi della media borghesia e a
mezzanotte del 31 dicembre 1999 decidono di inventarsi una nuova vita.
Il film di Salles e della Thomas è una di
quelle opere che respirano, di cui si avverte la strana presenza, lafflato
fantasmagorico. E un film fenomenico, dove il Brasile è sempre lì, dovunque spazii
lazione, in qualsiasi punto dellimmagine, in qualsiasi zona del margine. Ed è
lì con le fisiche sonorità, con le sonore immaginatività di albe e silenzi, a tinte
arancioni, sullo "spettacolo" delle favelas che salgono arroccate a picco sul
mare copacabanesco, contrapposte alle disordinate geometrie dei grattacieli che si aprono
alla vista di fuochi dartificio sullultima "meia noite"
dellanno. E in tutto questo centra anche il momento amoroso, toccante brevità
che incaglia il sentimento nello spazio mortale di un ultimo respiro, che separa le anime,
il precedente di sesso e passione teso alla soglia dellamore o a qualcosa che gli
somigli, nel distacco delittuoso del finale che fionda sul giorno, di nuovo lì, col
Brasile dietro che scruta, individua, guarda
filma.
Gianluca Mattei
Recensioni film sudamericani