RAAZ
Id.
India, 2002
Regia:
Vikram Bhatt
Sceneggiatura: Mahesh Bhatt, Girish Dhamija. Fotografia:
Pravin Bhatt. Musica:
Nadeem-Shravan,
Raju Rao. Testi: Sameer.Scenografia: Gappa Chakravorty.
Montaggio:
Amit Saxena.
Interpreti: Dino Morea (Aditya Dhanraj), Bipasha Basu (Sanjana
Dhanraj), Malini Sharma (Malini), Shruti Ulfat, Ashutosh
Rana (prof. Agni), Anang Desai, Vishwajeet Pradhan
Produzione: Mukesh Bhatt, per Bhatt Productions, Vishesh
Ent., Tip Films. 151’ (hindi)
Questo
film è, curiosamente, il remake di Le verità nascoste,
il thriller paranormale di Zemeckis con Harrison Ford e
Michelle Pfeiffer uscito solo due anni fa. Dunque Hollywood,
che si diverte a saccheggiare le altre cinematografie per
ricomporle ad uso locale, viene anch’essa saccheggiata e
oltraggiata. Non è nemmeno un fenomeno raro e il motivo è
molto semplice: nel cinema hindi si sta radicalizzando
sempre di più il cinema di genere, per quanto dominato
dalle love story e dalle canzoni. E non c’è nulla di
male. Non se ne escono prodotti dignitosi come questo.
La
storia è praticamente identica. Un fantasma tormenta la
casa di Ooty dove i due coniugi Aditya e Sanjana,
provenienti da Mumbai, sono tornati dopo tanto tempo nel
tentativo di recuperare un loro matrimonio in pezzi. Aditya,
ricco proprietario di una catena di hotel, è sempre preso
dal suo lavoro e trascura la moglie. Tuttavia alla fine non
si rivela un pazzo assassino come Harrison Ford ma
semplicemente un uomo che ha avuto un momento di cedimento e
di passione verso un’altra donna, Malini. Un errore
imperdonabile: la ragazza prima si suicida, poi prende a
tormentare la vita dei due coniugi fino a quando la
"verità nascosta" non viene a galla.
Nel film abbondano i
cliché horror come telefoni che squillano in momenti colmi
di tensione, oggetti che tremano, fantasmi visibili solo
negli specchi: cliché qui ben utilizzati e che stanno
ricevendo una ripulitura e un ritorno alle origini (del loro
potere simbolico-espressivo) soprattutto grazie al filone
neo-horror del cinema giapponese.
Il finale, sospeso tra
horror e melodramma, prevede dapprima una lotta all’ultimo
sangue tra Sanjana e il fantasma per salvare Aditya, appeso
ad un filo tra la vita e la morte dopo un terribile
incidente (nient’affatto casuale); poi il lieto fine, con
tanto di perdono da parte Sanjana e la ricostituzione dell’ordine
familiare. Si sa che i finali non sono quasi mai la parte
migliore dei film bollywoodiani (e spesso anche di quelli
hollywoodiani). Nella scena finale una voce off proclama:
"Sanjana è la prova che se una donna vuole a tutti i
ocsti salvare suo marito, può far cambiare idea sia a Dio,
sia a Satana"…
Anche l’inizio a dire il
vero lascia un po’ a desiderare, con tutti quei gufi
volanti nel bosco e, soprattutto, la scena della ragazza
posseduta che si agita e sbava nel letto come Regan nell’Esorcista.
La parte centrale è senz’altro la migliore, con un buon
ritmo e una tensione crescente, merito anche della giovane
Malini Sharma: le scene più convincenti sono proprio quelle
del flashbachk, quando Aditya rivela finalmente la verità
alla moglie e ci vengono mostrati i ripetuti assalti di
Malini, di volta in volta rabbiosi o disperati, che fa le
poste ad Aditya e pretende indietro il suo sogno d’amore.
La tragedia infatti è che l’amore di una coppia sposata,
nel pensiero ortodosso di Aditya, non solo è sacro in
questa vita, ma anche in tutte le successive, per l’eternità!
La povera Malini non ha quindi nemmeno uno straccio di
speranza e questo (forse) spiega il suo gesto
distruttivo/autodistruttivo.
La coppia protagonista è
interpretata da Dino Morea e Bipasha Basu, fra gli attori
indiani più belli e inespressivi; collaudati su Raaz,
vengono rilanciati l’anno stesso in Gunaah, con
esiti disastrosi.
Vittorio
Renzi
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