MISTER FELICITÀ

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Scheda film
Regia: Alessandro Siani
Soggetto e sceneggiatura: Alessandro Siani, Fabio Bonifacci
Fotografia: Paolo Carnera
Montaggio: Valentina Mariani
Scenografie: Chiara Balducci
Costumi: Eleonora Rella
Musiche: Umberto Scipione
Italia, 2017 – Commedia Sentimentale – Durata: 93′
Cast: Alessandro Siani, Diego Abatantuono, Carla Signoris, Elena Cucci,
Cristiana Dell’Anna, Yari Gugliucci, David Zed
Uscita: 1 gennaio 2017
Distribuzione: 01 Distribution

Patti(ni) chiari, amore lungo

“È come scendere allo Stadio Olimpico dopo una partita di di rugby e trovare il campo e il manto erboso disastrati”. In queste poche e significative parole pronunciate a margine della conferenza stampa romana di presentazione di Mister Felicità, Riccardo Tozzi di Cattleya ha racchiuso e sintetizzato alla perfezione il periodo piuttosto infelice attraversato dal cinema nostrano negli ultimi due semestri, culminato con una delle più avariate e disastrose annate CinePanettonesche che la mente riesca a ricordare. Un rettangolo di gioco, quello delle feste natalizie, dove si è andata e si continuerà a consumare sino all’Epifania una partita con moltissime compagini coinvolte. Quantità in esubero e soprattutto scarsa qualità che, uniti, non hanno fatto altro che rendere impraticabile il campo di gara, lo stesso dove, a partire dall’1 gennaio 2017 con le seicento copie messe a disposizione da 01 Distribution, scenderà anche il terzo film da regista di Alessandro Siani.

Con Mister Felicità Siani fa più di un passo indietro rispetto alle prove precedenti, in particolare alla più convincente e brillante pellicola d’esordio, ossia Il principe abusivo. Di conseguenza, se il buongiorno si vede dal mattino, anche l’anno nuovo, tranne speriamo qualche fortunata parentesi in corsa da contare sulle dita di una mano, sarà un’altra stagione di vacche magre e malaticce per la commedia tricolore. L’opera terza dell’attore partenopeo non contribuisce di certo a invertire la rotta, poiché non mostra nemmeno un flebile segnale di ripresa che possa in una qualche misura fare ben sperare. Questo perché l’attore e regista napoletano, invece di tentare di rinnovare e rinnovarsi, non fa altro che riproporre vecchi schemi con gag che hanno ancora bisogno di porte e torte in faccia per provare a strappare la risata delle spettatore. Quest’ultimo si trova a fare i conti con un menù che propone pietanze ripassate in padella e minestroni di situazioni già viste. Un menù, questo, che lo stesso Siani o suoi colleghi comici hanno già portato sul grande schermo, ampiamente riconoscibile già da una prima e veloce lettura della sceneggiatura firmata a quattro mani con Fabio Bonifacci.

Questa volta si cala nei panni di Martino, un giovane napoletano indolente e disilluso, che vive in svizzera dalla sorella Caterina. Un imprevisto costringe all’immobilità la giovane sorella che ha bisogno di costose cure. A Martino non resta che lavorare al posto di Caterina come uomo delle pulizie presso il Dottor Guglielmo Gioia, un mental coach specializzato nello spronare le persone attraverso il pensiero positivo e l’azione. Durante un’assenza del Dottor Gioia, Martino ne approfitta per fingersi il suo assistente. Uno dei suoi primi pazienti sarà la famosissima campionessa di pattinaggio Arianna Croft che, dopo una brutta caduta sul ghiaccio, ha perso completamente fiducia in se stessa e amore per il proprio sport. I campionati europei di pattinaggio, però, sono alle porte: ce la farà Martino, nell’insolito ruolo di Mister Felicità, tra equivoci e rivelazioni inaspettate, a far tornare Arianna la campionessa che era?

E’ chiaro e lampante quanto il protagonista di turno sia la copia carbone di quel tipo di personaggio al quale il Siani interprete ci ha ormai abituato, del quale conserva e ripropone un disegno e un DNA caratteriale pressoché identico. Un personaggio quello di Martino che sembra un mix tra il Pieraccioni de Il paradiso all’improvviso e il Silvio Muccino de Le leggi del desiderio. Il risultato è un improbabile mental coach che affronta e attraversa sempre le medesime traiettorie drammaturgiche, familiari anche al Mattia Volpe del dittico Benvenuti al Sud e Benvenuti al Nord. Ciò che cambia è il contesto (e neanche tanto viste le location in Alto Adige, Regione che aveva fatto da cornice anche a Il principe abusivo), il tema centrale (nemmeno tanto, visto che la ricerca della felicità, di un posto nel mondo e dell’amore, avevano già fatto capolino sia nell’opera prima sia nel successivo Si accettano miracoli) e la morale (il sapersi rialzare dopo una caduta), ma il resto ha quel retrogusto inconfondibile di variabile rimasticata.

Mister Felicità funziona di più nella prima ora, con delle gag che sanno come generare sorrisi (quella del sushi su tutte), anche se la satira sulla Camorra nella scena con il boss appare una forzatura che si poteva tranquillamente evitare. Poi la solita e per Siani irrinunciabile (sin dai tempi di Ti lascio perché ti amo troppo) trama sentimentale irrompe nella timeline a guastare la festa. Per fortuna al menù mancano le volgarità e i doppi sensi; ingredienti ai quali il regista e attore campano ha saputo e voluto fare sempre a meno. Almeno questo gli va riconosciuto.

Voto: 5

Francesco Del Grosso

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